Il 3 aprile 1687 viene pubblicato un frammento di una lettera in cui si afferma esistere a Venezia un certo Louis Galdo, il cui ritratto è stato eseguito dal maestro della pittura Tiziano. Tuttavia ciò doveva essere impossibile, in quanto Tiziano passò la soglia nel 1576, cioè esattamente 111 anni prima; ma, fatto ancora più incredibile, si afferma che questo misterioso uomo abbia 400 anni. Al contempo, nella Venezia del XVII secolo una personalità enigmatica sta stupendo i circoli più altolocati e “Galdo” non è che la corruzione di un altro nome.

Ecco che tra i Maestri Passati della nostra Tradizione Rosicruciana, vogliamo ricordare oggi Federico Gualdi, che comparve misteriosamente nella Repubblica di Venezia, a metà del ‘600 per poi scomparire di nuovo nel Mistero, intorno al 1680. La sua attività si esplica dunque nel pieno del “furore rosicruciano” scatenato dalla pubblicazione dei Manifesti. Nonostante il nome italiano, Gualdi affermava di provenire dalla Germania alludendo ad una connessione con gli originari fratelli di Padre Christian Rosenkreutz. Gualdi fu un alchimista ed adepto, conosciuto nei circoli teosofici, come il Maestro Veneziano. Egli era noto per il suo dominio del Regno Minerale, avendo inventato un processo di fusione dei minerali secondo i principi alchemici della Via Secca e la Via Umida, riuscendo così ad estrarre più rame di quanto non fosse possibile a suo tempo. Anticipando di diversi secoli le opere ingegneristiche, propose alla Serenissima Repubblica di Venezia l’arginamento del fenomeno dell’acqua alta, che tuttavia, nonostante le amicizie nei circoli della più alta società di Venezia, non ebbero sbocchi. Ma queste attività mondane non erano che il mezzo che gli permise di dedicare la sua vita alla ricerca dell’Elisir di Lungavita.

Egli era la figura centrale dell’ordine massonico noto come Aurea Rosa+Croce, quel cenacolo di alchimisti e cabalisti operativi, attivi sia nelle principali città italiane che tedesche. Fu il Gualdi che intorno al 1660 organizzò l’ordine al fine di farne un struttura formativa ed operativa per gli alchimisti dell’epoca, i Cavalieri dell’Aurea Rosa+Croce, una rete di iniziati e collaboratori sparsa in tutta Italia. Studiavano insieme il linguaggio segreto della Steganographia di Tritemio, così come le branche dell’esoterismo occidentale quali alchimia e cabala, ma anche arte, cultura e politica internazionale. Molti Cavalieri erano ben inseriti nelle diverse corti europee. Molti dei Cavalieri erano infatti parte dell’élite culturale, medici, scienziati, letterati, e nobili della corte romana della Regina Cristina di Svezia. Con questo movimento occulto Gualdi sperava di portare a compimento la Rinascita Rosicruciana dell’Europa del tempo.

La struttura dell’Ordine era principalmente divisa in due cerchie: un’ampia cerchia composta da 72 iniziati ed una più ristretta, di 12 adepti, riunita intorno al Gualdi stesso, che fungeva da Tredicesimo, nonché fulcro dell’Ordine. Come ogni adepto rosicruciano, fu anche soggetto all’Inquisizione da parte dei Gesuiti, che tuttavia non riuscirono nemmeno a sfiorare la sua attività, talmente potenti erano le sue amicizie. Ebbe relazioni perfino con diversi importanti re europei: compì una trasmutazione alchemica innanzi agli occhi di Re Augusto II di Polonia, ebbe rapporti con Re Federico II Re Prussia. La sua fama arrivò anche in Russia alla corte dello Zar Pietro il Grande e divenne occulto consigliere, tramite carteggio, della futura imperatrice di Russia, Anna Ivanovna. Data la segretezza dei suoi lavori, non è noto se ebbe successo. Fatto sta che scrisse l’opera De lapide philosophorum in cui riassunse l’operazione di trasmutazione della materia vile del piombo in oro, secondo sette stadi che ricapitolavano la Creazione raccontata nella Genesi, tanto dal punto vista chimico che alchemico, fornendo una sintesi dei principi che regolano microcosmo e macrocosmo. Tale pietra filosofale conteneva il segreto della Medicina Universale, cioè la possibilità di rendere eterno ciò che è soggetto a caducità, ovvero dal punto vista rosicruciano, giungere all’archetipo uno che sottende alla molteplice manifestazione della materia.

Ecco dunque che l’enigmatico ultracentenario Louis Galdo non era altro che Gualdi stesso: il suo ritratto era conservato nel lussuoso appartamento dove riceveva i suoi numerosi ospiti, aristocratici, mecenati e massoni delle diverse Logge veneziane. L’effige del Gualdi appariva lì identico al presente, un quarantenne dallo sguardo indagatore i misteri dell’universo, come se Tiziano stesso lo avesse ritratto senza che il tempo fosse passato. Tutti gli ospiti avevano visto quel quadro, e lo stile di Tiziano era talmente perfetto che saltava subito agli occhi dei veneziani. Vedere il Gualdi al contempo dentro e fuori il ritratto spezzava la linea del tempo, creando nei suoi stessi appartamenti l’atmosfera di uno spazio sacro nel quale era uso operare. Nel 1682 si ha l’ultimo avvistamento del Gualdi a Venezia. Dopodiché scomparve. Tuttavia è nel XVIII secolo, che diverse personalità affermeranno di averlo incontrato, così come diversi iniziati europei useranno il suo nome per identificarsi. Ecco che poiché l’opera del Gualdi raggiunge la dimensione archetipica, il nome stesso del Maestro Veneziano diventa un principio con cui è possibile identificarsi.

Il nome di Federico Gualdi viene tramesso da iniziato a iniziato nella cerchia di coloro che facevano parte dell’Aurea Rosa+Croce, come lo stesso Cagliostro che si presenterà sotto il nome di Gualdi quando incontra il suo Capo Segreto, il Conte di Saint-Germaine. Ricompare nel 1716 come Principe d’Achem, August Melech Hultazob, vestito in abiti orientali. Nel 1763 Giacomo Casanova afferma di aver incontrato un uomo che affermava di essere Gualdi, fu poi il turno di un sacerdote a Genova che dichiarò lo stesso nome. Alla fine del secolo venne avvistato a San Pietroburgo e poi ancora nel ‘900 negli Stati Uniti. Bulwer-Lytton si rifece al Gualdi quando descrisse la personalità del caldeo Zanoni, protagonista dell’omonimo romanzo, la cui onniscienza e immortalità sono legate alla sua attività esoterica e alchemica.

Zanoni è l’eroe solare che ha conquistato l’oro filosofico dal piombo dell’esistenza terrena. E ancora Hargrave Jennings nel suo The Rosicrucians, their Rites and Mistery, afferma che il Gualdi rappresenta il grado di Zelator, lo zelante apprendista alchimista, divenendo uno dei protettori della S.R.I.C.F., Societas Rosicruciana in Civitatibus Foederatis, la società rosicruciana americana. Proprio nel rituale di Zelator della S.R.I.C.F. viene rivelato che il Gualdi raggiunse l’VIII° grado di Magister Templi, ovvero di Maestro del Tempio dei Rosacroce. Quattro le parole di passo che dovrà imparare: Immortalità, Speranza, Forza e Virtù. Egli raggiunse l’Immortalità attraverso la Speranza, in grado di riempirlo di Forza atta a conquistare la Virtù. Aveva infatti molta parte della conoscenza esoterica, ma nel corso della sua opera era la Speranza nella bontà del lavoro occulto lo portava costantemente avanti nella sua Grande Opera, imparando tanto dai risultati positivi che negativi, in quanto entrambi sono espressione della totalità del Cosmo. Tale Speranza era così forte che veniva passata ai suoi discepoli che divenivano così anche loro zelanti alchimisti, Zelator, così come lui lo era stato. Infine, giunto alla scoperta della soluzione dell’enigma dell’Elisir di Lungavita, trasse una nuova massima dal santo nome I.N.R.I., il quadruplice nome del Salvatore Gesù Cristo: “Igne Nitrum Roris Invenitur” cioè “Per mezzo del Fuoco viene estratto il Nitro dalla Rugiada”. Il Nitro è l’Azoth, la luce astrale, che contiene al contempo il Principio dell’Alpha e la Fine dell’Omega, tutti gli opposti. Attraverso l’applicazione del fuoco, la volontà concentrata e ben regolata, si estrae la luce astrale dalla rugiada. La Rugiada è l’acqua che sorge dal vivente mondo vegetale, e che durante la notte accumula tutti gli impulsi cosmici, così che al mattino è informata dal mondo astrale. La goccia di rugiada diviene un cosmo in miniatura. Attraverso la volontà, si estrae il tutto dal Cosmo: I.N.R.I. questa operazione è sotto il segno del Cristo.

Raggiunta questa vetta del fuoco occulto, il Gualdi esclamò “Eureka!” e potente fece suonare la campana dell’adunata, così che gli altri discepoli potessero essere compartecipi della sua scoperta. Gli zelanti alchimisti accorsero in gran fretta al laboratorio del Maestro del Tempio, la Camera Santa scavata nella pietra. Lì trovarono un altare sul quale vi erano i libri della conoscenza occulta, una fiala piena di Nitro, così come un crogiolo contenente l’oro potabile. Il trono di pietra del Maestro è ormai vuoto. Il Gualdi giaceva al suolo stringendo ancora il batacchio della campana appena suonata. Nella terminologia dell’Aurea Rosa+Croce, il titolo mistico dello Zelator è Pereclinus de Faustis, egli è il “Vagabondo della Foresta”, colui che si affida alla Natura per compiere le sue opere. Questo il Gualdi nella sua attività di zelante alchimista al servizio dell’ingegno della Serenessima. Poi vediamo l’altro Gualdi, il Maestro Veneziano, quello il cui titolo mistico si rivela solo al Magister Templi, “Pedemontanus de Rebus”, cioè “Colui che è arrivato alle pendici del Monte” cioè Abiegnus, il monte dell’Iniziazione.

Come avrete notato, questo nome occulto è legato anche alla regione stessa alle pendici del monte, il Piemonte. Ecco dunque il significato delle parole di passo: l’Immortalità dello spirito può essere raggiunta attraverso la Speranza, che muove anche le montagne, e da questo sforzo lo zelante trarrà la Forza interiore per poter praticare la virtù del Cristo, per mezzo del quale ogni opera può essere compiuta. Comprendiamo ora cosa tutto ciò significhi. La campana suona quando l’Opera è compiuta: lo zelante alchimista è divenuto Maestro del Tempio quando il suo Io Superiore lo ha messo in contatto con il suo Io, il cui seggio è posto sulla dura pietra, nella volta del Cranio. È la sella che accoglie l’occhio pineale, sede del Terzo Occhio della chiaroveggenza. La mente è dominata dall’autocoscienza, gli istinti della natura sono ora il sostegno alla Grande Opera. La campana chiama ad adunata tutti gli altri zelanti alchimisti che ancora sono sulla via per raggiungere l’immortalità: ma tale immortalità non ha nulla a che fare con il corpo fisico, bensì è il Sé Spirituale, quella parte del corpo astrale che raggiunge l’eternità.

Il Gualdi era rannicchiato nella caverna che ora faceva da utero alla sua seconda nascita. Per lo zelante alchimista questa pare la vetta, ma in realtà il Maestro non è che alle pendici del Monte. Il corpo fisico diviene come un abito, che si può indossare o abbandonare all’occasione: la morte dello zelante alchimista è la rinascita del Maestro.

Comitato di Redazione

Si ringrazia la Societas Italica Rosae+Crucis per la disponibilità dell’articolo.

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