Madonna Nera

Ogni volta che nella storia c’è un pericolo di rivolta intellettuale contro l’autorità costituita c’è sempre uno sforzo per considerare la Donna come perfettamente uguale, se non superiore all’uomo.

Così come nel conflitto di correnti contrastanti quali le scuole occulte di magia, il neo-Platonismo, la Cabala, le eresie cristiane, la magia e il dualismo persiano unitamente ai resti della teologia greca ed egiziana in voga nel terzo e quarto secolo d.C. e nella Casa di Luce del Cairo nel nono secolo, possiamo notare che l’uguaglianza della Donna era una dottrina preminente, era Elena o Sophia, la donna affrancata, considerata il vero Cristo che avrebbe salvato l’umanità. Durante il concilio di Efeso nell’anno 431 d.C. si proclamò in modo definitivo il concetto di Theotokos, cioè di Madre di Dio, quella Maria che secondo i Vangeli diede alla luce Gesù.

In verità prima di ciò vi furono molte controversie su quest’argomento. Risulta evidente infatti, che non si può ammettere l’incarnazione di un Dio senza fare riferimento ad una nascita fisica. Infatti la controversia sulla definizione di Maria Madre di Dio e Maria Madre di Gesù si ebbe nel 428 d.C. tra il Patriarca di Costantinopoli, Nestorio, proveniente dalla scuola antiochena ed uno dei suoi sacerdoti di nome Proclo. Costui in una omelia, parlando della Madonna, la chiamò “Madre di Dio” cioè “theothokos”. Questa era conseguenza ovvia del Credo niceno: se Gesù Cristo è identico al Padre e coeterno a lui, Maria, sua madre, è anche Madre di Dio. Ciò venne considerato blasfemo ed un’assurdità poiché “una donna, vissuta nel tempo, non può generare un Dio, onnisciente ed eterno. In che modo avrebbe potuto Maria partorire un Essere più antico di Lei?”

Difatti si insisteva che Maria potesse unicamente essere chiamata “Christotokos”, ovvero, unicamente Madre di Gesù. Sembra tuttavia che agli albori del cristianesimo, l’immagine della Vergine avesse un’importanza relativa. La scarsa attenzione riservatale dagli evangelisti, ad eccezione di Luca, darebbe testimonianza in quel senso. Anche San Paolo, il vero fondatore della religione paolina / cattolica non è molto interessato al problema Maria madre di Gesù: diviene probabile, allora, che il concetto della Theotokos si sia sviluppato soprattutto in ambito gnostico. Sappiamo infatti che le sette gnostiche, fiorenti in tutto il bacino del Mediterraneo, si sforzassero di stabilire un legame tra le tradizioni misterico – filosofiche più antiche ed il messaggio evangelico. Questo permetteva di creare un’immagine difficile da estirpare dalla memoria popolare o dall’inconscio collettivo.

La Divinità primordiale della Grande Madre o Mater Matuta, cioè della Madre Generatrice era venerata in tutto l’Oriente, in particolare ad Efeso, poiché era sin dalla più remota antichità il Santuario del culto tributato alla Dea Madre. Per gli gnostici, l’immagine della Dea Madre Universale, quale che fosse il nome sotto il quale venisse invocata, era in grado di cristallizzare tutte le pulsioni dell’uomo di desiderio verso un “certo” tipo di conoscenza Gli scritti sopravvissuti più antichi dell’adorazione di Maria come madre di Gesù, a Efeso, si possono ritrovare nelle opere del primo missionario cristiano, Giustino martire. Nato a Nablus, in Palestina, si convertì al cristianesimo quando visitò Efeso, circa nel 140 d.C. Scrisse tre opere che sono arrivate sino a noi e fu uno dei più autorevoli cristiani dell’epoca. Nei suoi scritti, Giustino innalza Maria quasi al livello dello stesso Cristo. La ritrae come la Regina del Cielo ed esente dal peccato originale.

Quando Efeso fu saccheggiata dai barbari Goti nel 262 d.C., molti dei suoi abitanti si stabilirono a Roma. Qui, i cristiani efesini superarono di molto il numero degli altri cristiani e poco prima dell’epoca di Costantino e del concilio di Nicea del 325 d.C. essi erano ormai la fazione dominante all’interno della religione cristiana, producendo una notevoli divergenze sulla questione di Maria Madre di Dio. Principale esponente della devozione mariana ( quando divenne ufficiale) fu Attanasio, Vescovo di Alessandria, nel quarto secolo d.C. Nel 357 d.C. egli descrisse una serie di visioni mistiche che sostenne di aver sperimentato, riguardanti Maria come Regina del Cielo. L’opera di Attanasio divenne estremamente autorevole e molti cristiani la citano ancora oggi come di una testimonianza storica di prima mano.

Il problema per il Vescovo di Alessandria, Attanasio, fu l’Imperatore Giuliano, rimasto orgogliosamente pagano, il quale si sentiva a disagio per l’esaltazione di Maria di cui non vedeva alcuna prova biblica del suo ruolo come Regina del Cielo e soprattutto era turbato dal fatto che Maria, come Madre di Dio, andava a sostituire un compito ed una locazione che era propria da sempre della Divinità pagana della Luna, Artemide. Tutto ciò venne risolto con grande sforzo da un altro tra i più importanti ecclesiastici del tempo, Epifanio, Vescovo di Salamina a Cipro.

Nel suo testo intitolato” Panarion” (Il rimedio di tutte le eresie) scritto intorno al 375 d.C., sostenne di aver trovato riferimento indiretto del rapporto di Maria con la Luna e come Regina del Cielo, nel “ Libro della Rivelazione”, attribuito ad un mistico visionario cristiano, San Giovanni il Divino. Il “ Libro della Rivelazione” riguarda le visioni avute dell’autore circa “ L’Apocalisse”, ovvero gli ultimi giorni del mondo. In questo modo, la teoria di Epifanio soddisfò l’esigenza della Chiesa, cioè di Maria accettata come Lunare Regina del Cielo, senza alcun rischio di associazione pagana. Comunque la si voglia pensare, sopra la Vergine Maria aleggia sempre l’ombra della Grande Dea.

La Dea Madre originaria, la Grande Dea dei primordi veniva rappresentata sola talvolta accompagnata da una figlia, in un’era in cui la femminilità non era additata al discredito o diffidenza. E’ da ciò che si concretizzò il mito di Demetra e Kore, ovvero la coppia composta da una Dea anziana e da una Dea più giovane, simbolo del rinnovamento della prima. Ma dal momento in cui si fece strada il passaggio dal matriarcato primitivo al patriarcato, la figlia diventò un figlio. Così furono concepiti i miti di Iside e Osiride, di Ishtar e Tammuz, Cibele e Attis. Lo straordinario sviluppo del culto di Cibele, con l’integrazione del taurobolo mitriaco, non faceva altro che perpetuare gli antichi riti in onore di Ishtar e del suo figlio-amante Tammuz, quelli di Afrodite e di Adone, quelli di Iside e Osiride, ed anche di Artemide e del suo misterioso sacerdote-amante votato alla castità. Il 28 Marzo si svolgevano i “misteri” di Cibele, ovvero le cerimonie di iniziazione riservate ai neofiti. Nel corso delle cerimonie, il neofita si identificava formalmente con il Dio Attis: per lui v’era la certezza di partecipare alla sua resurrezione. La più antica pittura che sembra (non vi sono prove decisive) raffiguri la Vergine Maria si trova a Roma, nelle catacombe di Priscilla. L’immagine del secondo o del terzo secolo, mostra una donna di colore scuro con un bimbo sulle ginocchia.

Sicuramente il cimitero di Priscilla è cristiano, ma il modello cultuale che è stato usato qual è? Non ci si dimentichi che il cristianesimo ha preso a piene mani dalle religioni pagane per esprimere i suoi simboli. Nessuno ha mai provato definitivamente che l’immagine delle catacombe di Priscilla sia un’immagine della Vergine, ma se lo fosse ed è bruna, con quell’immagine e quei colori, sicuramente voleva esprimere una diversità. Ci fu un periodo in cui si pensava, e si dava credito a ciò, che le Madonne dal colorito scuro, o propriamente dette “Madonne Nere”, fossero tali perché rappresentavano la “Mater Dolorosa”, ma trasporre il dolore della Vergine Maria sul colore nero era un controsenso, tutte le “Madonne Nere” sono infatti delle “Vergini in Maestà”. Nel Cantico dei Cantici, uno dei testi più strani dell’Antico Testamento vi è scritto:” Nera sono io, ma pur graziosa, o figlie di Gerusalemme, come le tende dei Cedareni, come le pelli dei Salomei. Non vi stupite se sono abbrunita, perché il sole mi ha bruciata”.

In tutte le tradizioni il colore nero è sinonimo di tenebre, di morte, ma anche di caos e di non esistenza. Il nero in effetti non è un colore, ma assenza di colori, mentre il bianco li raccoglie e li sintetizza tutti. Data questa premessa, la “Madonna Nera” sia essa scolpita o dipinta, pare debba avere un suo ben preciso significato: il caos, la non esistenza, sono comunque termini che esprimono male il concetto di non organizzazione. Se si ammette che la “Madonna Nera”, la “Mater Matuta”, la “Virgo Paritura”, rappresentino la prima materia emanata dal Dio, il colore nero simbolico è preciso. La Vergine è umana e divina potenzialità: Essa è la materia prima non ancora organizzata da cui tutto può nascere. La Vergine diventa così il simbolo della materia prima dell’opera alchemica, processo e metamorfosi che conducono alla scoperta della Pietra Filosofale, cristallizzazione non soltanto di tutte le conoscenze, ma anche di tutte le energie. Questa materia grezza doveva essere fecondata dal fuoco e separata nei suoi due elementi contrari, lo zolfo ed il mercurio. Tutto come se la materia prima, ovvero il caos originale, fosse una combinazione disarmonica di due elementi, ma l’intervento del fuoco, cioè dello Spirito Divino, provocava il ritorno all’unione primigenia. Nelle operazioni alchemiche la materia deve “cuocere” in condizioni speciali ed il risultato della “cottura” era un nero ammasso informe, primo stato della rigenerazione dal caos. Operazione alchemica chiamata “Opera al Nero” o anche “Testa di Corvo”. Dall’oscurità apparente scaturisce la luce. Allora dietro alle raffigurazioni delle “Madonne Nere” vi è un concetto e una filosofia alchemica, un concetto di coloro che, sfidando l’iconografia ufficiale, continuavano a tramandare questa conoscenza percepibile ai soli iniziati, sotto la forma di “Madonna Nera”, cui al suo interno nascondeva la “Grande Madre” in tutti i suoi molteplici nomi, la cui adorazione ed iniziazione avveniva in grotte o caverne nel sottosuolo.

Gli iniziati di qualsiasi fede, sapevano che essa era la “Santa Materia” luce celata fin dall’inizio dei tempi, essendo racchiusa in essa materia e spirito, maschio e femmina e che solo l’immenso amore verso se stessa avrebbe dato inizio all’universo che conosciamo. In Italia i maggiori luoghi di culto ove è posta all’adorazione la “Madonna Nera” sono: Cagliari, Loreto, Crotone, Lucca, Serralunga di Crea, San Severo,Venezia, Oropa, Rivoli, Pescasseroli, Tindari. In Francia come in Italia ove vi sia una “Madonna Nera”, antiche leggende richiamano le ombre del passato: si tratta di luogo dedicato a qualche Dea Madre, alla presenza di una fonte sacra, ad un albero sacro o ad una fonte guaritrice. Sembra che esista un legame sottile e profondo tra il cristianesimo popolare e reminiscenze di religioni che hanno preceduto il cristianesimo.

La figura della “Madonna Nera” appare tranquilla, rassicurante e trionfante, sempre disposta ad ascoltare come solo sa fare una vera Madre. Ognuno spera, in cuor suo, di essere liberato dalle malattie e dalle avversità della vita, e la Grande Madre non mancherà di soccorrerlo. I maggiori luoghi di culto in Francia sono Chartres, Rocamadure Puy- en – Velay. Altri luoghi sono: Moulins nell’Allier; Notre Dame de la Garde a Marsiglia, chiamata anche “la brune”; Aix – en – Provence, chiamata Notre Dame de la Seds; Murat nel Cantal, chiamata Notre Dame Des Oliviers; a Guincamp, nella Cote du Nord, chiamata Notre Dame de Bon Secours; a Périgueux nella Dordogne vi sono due statue della Madonna Nera, una a Saint- Front, detta “la noire”, l’altra a Saint Etienne, con l’iscrizione Virgo Paritura. Per ultima nel Puy – de – Dome la bellissima Notre Dame D’Orcival, in legno, il cui culto è legato alla presenza dell’acqua, e negli immediati dintorni vi sono una grotta anticamente dedicata a Diana Lucifera e un Dolmen.

Roberto Visigalli
articolo precedentemente pubblicato dallo stesso autore du pubblicato sulla rivista Officinae N° 3 del settembre 2007

Bibliografia:

  • Charles Leland (Aradia – Il vangelo delle streghe)
  • Graham Phillis (Il mistero del sepolcro della vergine maria)
  • Otto Rahn (La corte di Lucifero)
  • Jaques Huynen (L’énigme des vierges Noires)
  • Henry Charles Puech (Gnosticismo e Manicheismo)
  • Jean Markale (Il culto della Dea Madre e la Vergine Nera di Chartres)
  • Marcello Craveri ( L’eresia) Julius Evola ( La tradizione ermetica).

One thought on “La Madonna Nera”

  1. Ottimo articolo, vorrei aggiungere che la Vergine al nero è una costante, ma il nero che apparentemente sembra mancanza di luce.x un guenoniano ragionamento analogico è al contrario elemento della divinità, non a caso i Templari adoravano la Madonna nera, i sufi dicono che il nero è il principio di tutto x ché non generato, infine Gesù è il profeta dal colore nero lucente

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