Esiste una ottimale Cultura Massonica dello Stare ed Operare in Loggia, in una Camera Rituale, in una Piramide Rituale?

Reading Time: 5 minutes

Alzi la mano chi non ha mai pensato se quello che viviamo in Massoneria in un dato momento è frutto di una Cultura Massonica condivisa dello Stare ed Operare in Loggia o in una Camera Rituale o più in generale in un Rito Piramidale.

La parola “cultura” è in gran parte polisemica. La cultura spazia dagli aspetti più materiali ai concetti più astratti che caratterizzano un gruppo. Se la cultura è difficile da definire direttamente, d’altra parte le pratiche concrete che essa genera sono facilmente osservabili, e da lì diventa possibile risalire alla fonte che le genera.

Esiste una cultura massonica ottimale dei Lavori di Loggia, di una Camera Rituale, di un Rito Piramidale?

Sappiamo bene che la cultura spazia dagli aspetti più materiali (“servizi e prodotti culturali”) ai concetti più astratti che caratterizzano un gruppo. 

Possiamo facilmente evidenziare che ogni gruppo è allo stesso tempo e più o meno animato da un desiderio di coinvolgimento collettivo interno e da una sensibilità alle influenze esterne. Sono i risultati di queste forze che portano in un certo modo a pratiche osservabili e, da lì, alla cultura del gruppo. Troviamo in maniera semplice allora un metodo per comprendere la cultura di qualsiasi gruppo sociale, basato su due semplici criteri: 

  • il grado di coinvolgimento collettivo del gruppo nella sua entità (“nicchia di appartenenza”), debole (il coinvolgimento è insignificante) o forte (il coinvolgimento dà senso alla vita del gruppo); alcuni studiosi chiamano questa forza dinamica collettiva “ENDO”
  • il grado di sensibilità del gruppo al mondo esterno (“influenza ambientale”), debole (l’ambiente ha poco o nessun effetto sul gruppo) o forte (l’influenza dell’ambiente è invasiva); gli stessi studiosi chiamano questa forza di penetrazione nel gruppo “ECO”.

Sulla base di questi due criteri, possiamo distinguere quattro tratti culturali:

  • Meccanico (basso ENDO, basso ECO).
    • Pratica: si applica meccanicamente una procedura, una norma, una legge: es. un servizio tecnico dell’amministrazione.
    • Valori caratteristici: ordine, continuità, sicurezza, disciplina, autorità legata allo status del capo e alla procedura, ecc.

      Un tratto che se portato all’estremo è assimilabile a: tirannia normativa, violenza legale, rifiuto del progresso, ecc. .
  • Tribale (forte ENDO, debole ECO).
    • Pratica: ci “sottoponiamo” agli ordini qualunque essi siano, da un leader (es. un partito politico)
    • Valori caratteristici: stima, lealtà, orgoglio di appartenenza, autorità e fiducia legate al carisma del leader, ecc.

      Un tratto che se portato all’estremo è assimilabile a: settarismo, tirannia del leader, disparità di trattamento / “cari” e “ribelli”, ecc. .
  • Bussola (ENDO debole, ECO forte): 
    • Pratica: guardiamo ciò che accade altrove, lo valorizziamo e lo imitiamo a casa: es. un’azienda di prodotti e servizi di consumo per mantenere la concorrenza.
    • Valori caratteristici: innovazione permanente, individualismo, reattività a imitare ciò che sembra buono o ciò che piace, autorità riconosciuta al leader, perché è il “migliore”, il più “efficiente” ecc.

      Un tratto che se portato all’estremo è assimilabile a: primato dell’interesse individuale, competizione e rivalità, trasgressione delle regole comuni, ecc. .
  • Collaborazione (forte ENDO, forte ECO) : 
    • Pratica: ognuno fa quello che deve fare in autonomia ma anche nell’interdipendenza con gli altri: es. un’unità di ricerca, una squadra di rugby.
    • Valori caratteristici: spirito di cooperazione, sviluppo individuale e collettivo, identificazione e incoraggiamento di alte potenzialità, autorità naturale del leader, “team leader”, ecc. .

      Un tratto che se portato all’estremo è assimilabile a: sfuggire alle difficoltà, “politically correct”, ecc. .

È naturale che, in qualsiasi gruppo, questi quattro tratti sono più o meno presenti insieme e che probabilmente un tratto culturale domina sugli altri.

Si può allora parlare di cultura di Loggia o di Camera Rituale o addirittura di un Rito Piramidale? Possiamo lottare per un’ottimale (intesa come giusto mix) cultura all’interno di uno di essi ?!?

Certamente questi quattro tratti culturali si ritrovano naturalmente in ogni Obbedienza e ne caratterizzano la pratica massonica, dal più giovane Triangolo Massonico fino ai più alti gradi della Ritualità. Fermandoci ad una Loggia Massonica:

  • Tratto Meccanico: i rituali sono applicati alla lettera: testi, gesti, letture di istruzioni, ecc. .
  • Tratto Tribale: il Venerabile Maestro è il caposquadra, è una sua decisione ed è obbedito.
  • Tratto Bussola: visitiamo le logge, guardiamo e confrontiamo le nostre pratiche con quelle degli altri.
  • Tratto Collaborativo: i titolari di cariche svolgono un insieme collettivo di servizi individuali, la qualità del lavoro di alcuni dipende dalla qualità di quella di altri.

Tutto va storto quando un tratto culturale della pratica in una Comunione Massonica si impone eccessivamente a scapito degli altri. Volendo ragionarci insieme: 

  • La cultura Meccanica fa della Loggia sorta di circolo impersonale, dove la ragion d’essere è il centro dell’unione; gli atti procedurali si compiono senza spirito di fraternità
  • La cultura Tribale può portare i Venerabili Maestri o i Presidenti di una Camera a favorire certi Fratelli o certe Sorelle che appaiono loro più “docili” di altri.
  • La cultura Bussola importa nella Loggia pratiche provenienti dall’esterno del gruppo stesso “che piacciono alle Sorelle ed ai Fratelli, altrimenti non si mantengono”.
  • La cultura della Collaborazione può creare clan di affinità a spese l’uno dell’altro, il che è dannoso per l’unità della Loggia o di una Camera Rituale.

Quando poi, in loggia od in una Camera Rituale uno di questi tratti culturali sono portati all’estremo accade:

  • Per il tratto meccanico che i rituali vengono recitati o letti come pappagalli senza capirne il significato.
  • Per il tratto Tribale che il Maestro Venerabile o il Presidente della Camera o addirittura il Gran Mogol si fa ed “atteggia” a guru imponendo i suoi capricci alla Loggia, alla Camera Rituale, alla sua Piramide.
  • Per il tratto Bussola che si diventa imitatori infiniti e la Loggia, la Camera Rituale, la Piramide perde gradualmente la propria identità.
  • Per il tratto Collaborativo aumentando il numero di accordi ed incontri locali, si finisce per perdere il controllo dell’organizzazione globale della Loggia, della Camera Rituale, della Piramide. 

Quindi cosa si può fare affinché una Loggia, una Camera Rituale, un Rito Piramidale sia culturalmente e sostenibile equilibrata per soddisfare la sua tradizionale ragion d’essere? È facile vedere che tutto va bene quando questi quattro tratti culturali e le pratiche che inducono sono bilanciati: questo è il caso quando la Loggia, una Camera Rituale, lavora in modalità “Equilibrio”.

Così, il Venerabile Maestro, il Presidente di una Camera, il “Capo” di un Rito, esercitando l’autorità attesa dai suoi Confratelli e dalle sue Consorelle che gli hanno dato mandato…

  1. Assicurerà che ognuno sia al proprio posto nel sito della Loggia, rispetti le procedure operative rituali e non mostri originalità o fantasia (“meccanismo”);
  2. Ricorderà che la frequentazione della Loggia è essenziale per la sua dinamica e il suo sviluppo, che non si viene come “turisti” quando non c’è di meglio da fare, e che ognuno deve trovare il proprio modo di ‘coinvolgimento (“tribale” );
  3. Ascolterà con interesse ogni osservazione di miglioramento del funzionamento sulla base di quanto osservato all’esterno, tutelando l’identità e la storia della Loggia (“radar”);
  4. Insisterà, per le cerimonie, che siano tutti uniti nella solidarietà e nei ruoli attribuiti, a seconda dei casi responsabili, attori o interessati, e non spettatori o “consumatori”;
  5. Mostrerà, oltre alle cerimonie, un obiettivo comune di realizzazione. Ognuno lavorerà quindi non su argomenti che lo interessano personalmente, ma su quelli dei documenti rituali e didattici, sotto forma di discorsi iniziatici che permettano a tutti, qualunque sia il loro livello accademico e le loro capacità oratorie, di partecipare a un lavoro comune (“collaborazione”).

Infine, il Venerabile Maestro, il Presidente della Camera, il Capo di un Rito mostrerà sempre discernimento per far sì che ciascuno comprenda e integri i messaggi iniziatici che trasmette, perché ciascuno li riceve… secondo la propria cultura personale dominante.

E voi come Lavorate in Loggia, in una Camera Rituale, nel vostro Rito? Secondo quale tratto culturale?

Wusermatra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.