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Il termine massoneria siamo purtroppo abituati a sentirlo riecheggiare in occasioni di indagini giudiziarie più o meno gravi. Spesso si ritrova il nome di un massone, in un articolo di giornale rendendo l’appartenenza alla Massoneria solo un pretesto al fine di denigrare, tralasciando l’aspetto dell’informazione.

Ormai è un fatto notorio che l’appartenenza ad una loggia massonica indica una mera appartenenza a sistemi illegali. Tale pregiudizio trova appiglio in una radicata visione storico-antropologica che alla Massoneria, i più, hanno attribuito nel corso dei secoli.

Come punto nodale a tutto ciò vi sono dei pregiudizi difficili da sdradicare.

È doveroso effettuare una preventiva disamina tra le associazioni illecite e lecite.

Le associazioni, ergo il diritto di associazione, che valorizza il carattere socievole dell’essere umano e ne favorisce l’unione con coloro che condividono interessi di varia natura, ai quali sia comunque estraneo il profitto materiale, è sancito dall’art. 18 della Costituzione che recita:”I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”; ma aggiunge: “sono vietate le associazioni segrete”.

La rilevanza di questo diritto è dimostrata dal fatto che rientra tra i principi fondamentali della Costituzione descritti dai primi dodici articoli, in particolare nell’art. 2 che impone alla Repubblica di riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

Le motivazioni che spingono l’essere umano a unirsi ai propri simili sono di diversa natura, ma alla base vi è sempre un interesse condiviso e la disponibilità a sacrificare una parte della libertà per potersi adeguare alle regole proprie di ogni associazione.

Un’area residuale è assegnata alle associazioni di ogni altro tipo, che possono essere costituite per gli scopi più disparati, con il limite fissato dal secondo comma dell’art. 18, che proibisce le associazioni segrete.

In quest’area si colloca la più importante forma di associazionismo su basi laiche, la Massoneria, continuatrice delle unioni di liberi pensatori, che per storia, diffusione e organizzazione viene definita a giusto titolo “Istituzione”.

Malgrado la sua rilevanza, questo fenomeno associativo, a differenza delle altre forme associative protette, a carattere religioso, politico e sindacale, non ottenne analogo riscontro da parte dell’Assemblea Costituente.

Pur essendo stata al centro del dibattito sull’art. 18, la Massoneria è stata relegata tra le associazioni prive di particolare qualificazione in bilico tra il diritto garantito dal primo comma e il divieto del secondo comma a causa della sua natura riservata.

E’ stato così rimesso all’interprete il compito di stabilire se tale riservatezza costituisca impedimento per i massoni all’esercizio della libertà di associarsi garantita a tutti i cittadini e se si ravvisi anche l’ipotesi che tale riservatezza apporti qualsiasi forma di illegalità.

La mancata attuazione del diritto di associazione mediante una legge che ne definisca i contenuti e soprattutto la mancata definizione della nozione di associazione segreta ha dato origine ad un rapporto ambiguo tra Stato e Massoneria, di mera tolleranza, posta, quasi sempre, in discussione da interpreti “stravaganti” , i quali affermano che la Massoneria è un’associazione segreta e deve quindi essere vietata.

Ma si badi bene, il termine segreta non indica illeicità, ed è altresì doveroso rammentare che tutto ciò che la nozione di illecito fa riferimento a tutto ciò che è contrario alla leggi e alla Costituzione Italiana.

Per una migliore comprensione del complesso problema appare utile delineare il percorso storico-giuridico attraverso il quale si è pervenuti nel nostro Paese al riconoscimento del diritto di associazione.

La prima disposizione favorevole all’aggregazione sociale compare nello Statuto Albertino del 4 marzo 1848 che nella enunciazione dell’art. 32, concedeva “Il diritto di adunarsi pacificamente e senza armi, uniformandosi alle leggi che possano regolarne l’esercizio nell’interesse della cosa pubblica”.

Si evidenzia come il diritto di riunirsi rappresentava soltanto il presupposto per costituire formazioni sociali autonome, autorizzate spesso nell’ambiente operaio con l’avvento dell’Era industriale.

Dopo l’Unità d’Italia si assiste ad una fervida volontà di associazionismo da parte dei lavoratori, che si riuniscono in Società Operaie di Mutuo Soccorso, ispirate alla fratellanza massonica.

Alla fine del XIX Secolo in Italia sono ben 6722 società di questo tipo che pochi anni dopo, non avranno più ragione di esistere, poiché si iniziavano a porre le basi del moderno modello di Welfare State, pur continuando a rappresentare un riferimento del potere dell’unione.

Tale riferimento continuerà ad esserci ma sotto forma di movimento sindacale.

Le prime leggi anti-massoniche le ritroviamo del regime fascista, coadiuvato dal movimento politico d’ispirazione cattolica.

Ma la tolleranza nei confronti della Massoneria ha vita breve.

Tutto ciò è preludio di un atto finale che si concretizza nella legge sulle associazioni segrete del 26 novembre 1925 n.2029, che di fatto mette al bando la Massoneria e segna l’inizio della dittatura.

Tale legge aveva come oggetto la massoneria, seppur di fatto non la citi mai, bandita attraverso lo stretto controllo da parte dell’Autorità di Pubblica Sicurezza e dell’obbligo per magistrati, militari, pubblici impiegati, di dichiarare l’appartenenza ad associazioni clandestine o occulte che vincolano al segreto.

Per i trasgressori erano previste sanzioni penali e il licenziamento.

Successivamente il Gran Maestro Torrigiani decreterà lo scioglimento di tutte le logge.

E’ importante notare come ci si basava su una presunzione di pericolosità delle associazioni segrete e della necessità di contrastarle, stessa interpretazione viene ripresa tutt’oggi.

Decretata la fine della dittatura fascista, l’Assemblea Costituente pose l’attenzione ai principi fondamentali del nuovo Stato Repubblicano.

Restituì ai cittadini la libertà di associarsi, ma punctum dolens era sempre la Massoneria.

Per risolvere la questione, venne recuperata l’idea di segretezza e quindi il disvalore delle associazioni a carattere riservato, come la Massoneria.

La dimostrazione dell’intento di recuperare e riproporre questa pregiudizievole e strumentale “innovazione” del regime fascista, fu Palmiro Togliatti, capo dei comunisti e membro autorevole dell’Assemblea Costituente, il quale in uno dei suoi discorsi disse che :“in regime democratico ogni associazione deve vivere alla luce del sole”.

Da questa interpretazione nacque una norma di compromesso, l’art. 18, che in apparenza favorisce le associazioni, ma in realtà lascia molte lacune in merito.

L’unica interpretazione favorevole si rintraccia nelle dichiarazioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che nel 1948, inserì nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani l’art. 20 che recita: “ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica”.

Nel 1950 si unì a tale interpretazione la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo dichiarando che :” L’esercizio di questi diritti non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale e alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

Nessun divieto di segretezza fa capolineo nei proclami internazionali, nessun obbligo di trasparenza imposto alle associazioni.

La pregiudizievole interpretazione Italiana ha causato parecchi e gravi ostacoli al libero esercizio dell’associazionismo massonico, in quanto il segreto iniziatico viene sovente scambiato per volontà di nascondersi e costituendo facile pretesto per metterne in discussione la legalità.

Costringendo la Massoneria a vivere ai margini della Società, appena tollerata e quindi ostacolata nel suo obiettivo fondamentale di portare beneficio alla collettività negando anche la partecipazione attivamente a qualsivoglia iniziativa tra fratelli e non.

Tutto ciò descritto e ciò che avviene e si assiste per ben trent’anni dalla nascita della Costituzione, da lì a poco si assisterà alla creazione e relativo scandalo della loggia P2 che se ne darà trattazione in un successivo articolo.

Beatrice Pecora

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One thought on “Excursus storico – giuridico – antropologico della Massoneria Italiana | Prima Parte”

  1. Il problema a mio avviso non sta nell’art.18 della costituzione, perché a rigore vi sarebbero anche organizzazioni ecclesiastiche o anche di altro tipo in sospetto di segretezza, usando i termini della legge anselmi fatta per sciogliere la P2. Il problema a mio avviso sorge quando si formano vere e proprie associazioni a delinquere, come pare fosse proprio la P2, già perseguibili a norme dell’art.416 del codice penale, senza fare, come si fa da noi, una legge apposta per qualunque cosa accada ⚖️👋

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