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Nella prima parte dell’articolo avevamo affrontato il ruolo e la figura della Massoneria Italiana fino al secondo dopoguerra. Riallacciandoci al discorso, nello scenario post bellico si era cercato di abolire la Massoneria creando un disegno di legge ad hoc.

Alcide De Gasperi al fine di ottenere un’approvazione politica maggiore, bloccò tale idea legislativa.

Il tentativo di limitazione “italiana” arrivò fino alla Massoneria americana che chiese al governo italiano spiegazioni sul divieto imposto alle società segrete contenuto nella Costituzione, considerando segrete quelle società che agiscono nascondendosi violando dei principi cardine della morale e dell’ordine sociale.

Ma sostanzialmente si assistette ad una lacuna di interpretazione giuridica che si basava sulla mancata attuazione dell’art. 18, lasciando in sospeso il diritto di associazione, creando, così un caos socialmente rilevante.

Tra la nomenclatura di società segreta e l’errata interpretazione della stessa, molti finti massoni ne hanno tratto un “profitto” – non sempre economico – per i loro interessi non leciti.

L’infiltrazione della criminalità organizzata all’interno della Massoneria è data dall’aggregazione di criminali al fine di costituire e intessere relazioni , di dubbia natura, dietro la parvenza massonica agendo indisturbati.

Libertà-Uguaglianza-Fratellanza, i principi cardine, vengono utilizzati fino ad essere dissacrati negli anni 70- 80 dando vita all’affare della loggia P2.

Era il periodo delle stragi terroristiche di stampo estremistico, in Italia imperversava non solo paura negli ambienti politici ma sopratutto una certa instabilità.

Si aveva voglia allo stesso tempo di rinascita e cambiamento.

Licio Gelli, ambiguo personaggio, iscritto al Grande Oriente d’Italia, si fa promotore di un “piano di rinascita”, al quale avrebbero dovuto collaborare personalità di spicco della Massoneria.

I Gran Maestri, raggirati probabilmente dall’idea allettante di reclutare personaggi influenti nel panorama italiano, concedono a Gelli la possibilità della creazione della sua idea.

Gelli è a capo della loggia P2, una delle più antiche e prestigiose del Grande Oriente d’Italia fondata nel 1877, riesce a iscrivere più di mille esponenti della classe dirigente tra politici, militari, giornalisti, imprenditori e non solo ma tutti legati alla predilezione per ambienti militari.

In quegli anni già così difficili ed ostili la Magistratura non aveva mai abbassato la guardia, era molto attenta a verificare e controllare la maggior parte dei consociati sopratutto nelle loro manifestazioni di associazionismo di qualsiasi natura.

Gli allora giudici istruttori Giuliano Turone e Gherardo Colombo, arrivarono a Gelli dopo l’assassinio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli.

A insospettirli fu l’intervista di Maurizio Costanzo pubblicata dal Corriere della Sera il 5 ottobre 1980.

Titolo: Parla, per la prima volta, il “Signor P2”.

Parte un filone di indagine che come unica matrice hanno la P2, e Gelli.

Nel 1979 a Sindona, negli Stati Uniti, viene sequestrata un’agendina dove vi erano annotati degli indirizzi poi si dissero poi essere riconducibili a Licio Gelli, come l’indirizzo di alcuni immobili uno tra questi La Gioele, ditta di abbigliamento maschile.

Nel 1981 presso la Giole, del gruppo Lebole, di Castiglion Fibocchi, avvenne la famosa perquisizione del Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza.

Successivamente Gelli venne rinviato a giudizio, imputato e condannato definitivamente nel 1994 per:

  • procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato;
  • calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Gherardo Colombo, Giuliano Turone e Guido Viola (reato prescritto in Cassazione);
  • calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna, vicenda per cui è stato condannato a 10 anni;
  • bancarotta fraudolenta relativa al Banco Ambrosiano a 12 anni.

La Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2 sotto la presidenza del ministro Tina Anselmi concluse il caso P2 denunciando la loggia massonica come una vera e propria «organizzazione criminale» ed «eversiva» e venne sciolta con un’apposita legge, la n. 17 del 25 gennaio 1982, confiscandone i beni.

Dopo l’episodio della P2, giuristi, antimassonici e politici si erano posti la possibilità di vietare le associazioni segrete.

A seguito di numerosi studi in merito, invece, viene approvata la legge del 25 gennaio 1982 n.17, “Norme di attuazione dell’art. 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento dell’associazione denominata Loggia P2”.

La legge definisce segrete le associazioni che occultano la loro esistenza o tengono segrete finalità e attività o rendono sconosciuti i soci anche tra di loro e nello stesso tempo sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali e della Pubblica Amministrazione.

La sanzione prevista per chi trasgredisce è la reclusione fino a due anni.

Per i dipendenti pubblici e i militari che vi aderiscono è prevista la sospensione dal servizio.

La ratio del legislatore è quella di abolire la loggia P2 e di prevenire la formazione di altre associazioni dello stesso tipo.

La segretezza della Massoneria è stata anche oggetto di una sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, emessa a conclusione di un processo contro alcuni magistrati accusati di aver fatto parte attiva della loggia P2. In questa sentenza, gli Ermellini, chiariscono come il termine segretezza di per sé non è un disvalore non si puniscono le associazioni che tengono riservati solo i particolari della loro organizzazione o attività, bensì si vogliono vietare le associazioni “veramente segrete”.

Tramite la sentenza si voleva riconoscere che la Massoneria non è annoverabile tra le associazioni segrete. Ma tale intervento non è bastato a legittimarle e a restituirle il ruolo di componente liberale, laica e indipendente.

Attualmente si registrano ancora casi di “emarginazione” in capo alla Massoneria, a nome di gruppi politici.

Uno fra questi il Movimento 5 Stelle, ostile alla Massoneria, ad punto da vietare la candidatura di massoni alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 e promotori di una proposto di legge sulla “incompatibilità con la partecipazione ad associazioni che comportano vincolo di obbedienza come richiesto da logge massoniche o associazioni similari fondate su giuramenti o vincoli di appartenenza”, all’interno della quale si prevede una pena da 3 a 7 anni per chi le promuove, le dirige o svolge opera di proselitismo.

L’ostilità imperversa in tutta l’Italia fino ad arrivare in Sicilia, dove si approva una legge regionale che impone l’obbligo dei deputati dell’Assemblea Regionale e della Giunta nonché ai sindaci, di dichiarare entro 45 giorni se appartengono o meno a logge massoniche. Un Dipartimento di quella Amministrazione si era addirittura spinto a ordinare ai dipendenti di dichiarare che nella loro famiglia, fino al secondo grado di parentela, non vi fossero massoni.

La discriminazione si ripercuote sul diritto di libertà, in primis, di associazionismo, sancito e tutelato dalla nostra Costituzione.

Molte le soluzioni da poter effettuare, una tra tante quella di una rivoluzione socio-antropologica; partire dal basso, dal singolo fino ad arrivare nel pensiero comunitario.

Cambiare visione sulle cose, tramite la conoscenza, perché chi conosce non ha paura.

Riflettendo alle parole di Seneca: “Spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa”.

Beatrice Pecora

Fine Seconda parte (leggi la Prima parte dell’articolo QUI)

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