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Sono mai esistiti Anelli di potere nella Tradizione? Quali sono i riferimenti?

Ogni Via Iniziatica ha oggetti in uso in ambito rituale che possono essere considerati “oggetti di potere”; simboli di un Rituale, talvolta usati come elementi di un pensiero seme per una meditazione, questi oggetti sono sparsi in ogni via, in ogni grado.

Pensiamo ai gioielli di una Loggia Massonica: “questi sono gli Arcani della Gnosi” recita un Rituale della Massoneria Egiziana, riferendosi a Squadra, Compasso e Regolo. Come non parlare della bacchetta magica del Maestro delle Cerimonie, o della Luce del Testimone.

Ahimè, talvolta alcuni concetti cari a chi usa “oggetti di potere” vengono “adoperati” da santoni e finti guru per imbonire giovani o fragili menti: talismani (mai caricati), copertine, candele, oggetti di uso comune vengono talvolta usati (con l’ausilio della fervida immaginazione di chi ci crede) per compiere riti de’noantri che creano grande confusione e qualche accolito.

“One Ring to bring them all…”

Così scriveva Tolkien ne “Il Signore degli Anelli”. Tralascio in questa sede il significato profondo in ambito iniziatico di questa frase, chi conosce profondamente Tolkien ha ben chiaro l’argomento.

Tornando alla Tradizione, ci sono oggetti che si pensa abbiano un grande potere: pensiamo alla Lancia di Longino, all’Arca dell’Alleanza, all’Altare dei Pani, al Bastone di Aronne ed ebbene sì, ci sono anche Anelli / Sigilli di Potere. Così leggiamo in una delle versioni della Bibbia:

Figlio d’uomo,
pronuncia un lamento sul Re di Tiro
e digli: Così parla il Signore, DIO:
Tu indossavi il sigillo alla perfezione,
eri pieno di saggezza, di una bellezza perfetta
;
eri in Eden, il giardino di Dio;
eri coperto di ogni tipo di pietre preziose:
rubini, topazi, diamanti,
crisoliti, onici, diaspri,
zaffiri, carbonchi, smeraldi, oro;
tamburi e flauti, erano al tuo servizio,
preparati il giorno che fosti creato.”.

Ezechiele 28,12-13

Prima ancora, sempre nell’Antico Testamento possiamo leggere:

Il faraone disse ancora a Giuseppe: «Vedi, io ti do potere su tutto il paese d’Egitto». Poi il faraone si tolse l’anello dal dito e lo mise al dito di Giuseppe; lo fece vestire di abiti di lino fino e gli mise al collo una collana d’oro. Lo fece salire sul suo secondo carro e davanti a lui si gridava: «In ginocchio!» Così il faraone gli diede autorità su tutto il paese d’Egitto.

Genesi 41,41-43

Voglio però soffermarmi su uno specifico anello, un anello di potere di cui ci narra Platone, il “famoso” Anello di Gige; si pensa che questo anello di Gige sia un prototipo di tutti gli anelli dell’invisibilità e di tutti gli anelli di potenza.

La storia di questo anello di potere è raccontata da Platone nel suo libro più noto e influente “La Repubblica” (Πολιτεία, Politeia) scritto intorno al 380 aC. Questo famoso anello sarebbe stato trovato da Gige figlio di Daskylos, o suo antenato. Il Gige (Gyges) storico nacque probabilmente a Tirra (ora: Tiro, Turchia) e fu il primo della dinastia dei Mermnades, contemporaneo di Assurbanipal Re assiro e Psammetico I faraone egiziano.

È stato il primo della lunga serie di chi è chiamato ancora oggi “tiranno”. Gige divenne re di Lidia (regnò dal 716 a.C. al 678 a.C. o dal 680 al 644 a.C. circa), uccidendo Mirsilo (o Candaule) l’ultimo re della dinastia Eraclide.

Nel terzo capitolo del secondo libro, Glaucone, il fratello maggiore di Platone invoca il mito dell’Anello di Potere di Gige e così ne narra il mito.

Poiché era un pastore al servizio di colui che, in quei giorni, era il re di Lidia. Dovuto a una grande tempesta e anche a un terremoto, il terreno si aprì e fece la sua comparsa un baratro vicino al luogo dove stava osservando le sue greggi. Stupito alla vista, Gige scese nel voragine e, certamente secondo il mito che raccontano, vide meraviglie, tra le altre, uno sfasciato cavallo, che era cavo e aveva le porte. Gige sbirciò attraverso di loro e vide dentro un cadavere, più grande, come sembrava, della dimensione umana. Non c’era nient’altro che quello. Sulla sua mano, tuttavia, era un anello d’oro. Preso questo anello, Gige è decollato ed è uscito. Quando i pastori si incontravano come al solito fare il loro rapporto mensile al re riguardo al suo gregge, Gige, che indossava il suo anello, era uno dei partecipanti alla festa. Mentre era seduto in mezzo agli altri, gli capitava di girare la pinza dell’anello verso di lui e nell’interno della sua mano. Nel momento in cui ciò fu fatto divenne invisibile (ἀφανῆ) a quelli che gli sedevano vicino, e questi cominciavano a parlare di lui come di uno che era assente. Stupito, fece scorrere la mano sull’anello, girò l’impostazione e, mentre lo faceva, divenne visibile (φανερός) di nuovo. Dopo aver osservato il fatto, ha testato l’anello per vedere se avesse questo potere (δύναμις) e ha scoperto che era proprio così. Ogni volta che girava l’impostazione verso l’interno lui scompariva; quando lo girò verso l’esterno riappariva. Essendo ora sicuro del fatto, ha preso misure per diventare uno dei messaggeri del re. Dopo il suo arrivo ha sedotto la regina, con il suo aiuto si posò sul re, lo uccise e prese possesso del trono.

Soffermiamoci insieme sugli elementi di questo racconto. Gli elementi principali del mito sono:

  • l’anello d’oro fa parte di un tesoro in una tomba di un essere sovrumano
  • il tesoro è stato trovato in circostanze speciali
  • l’anello ha il potere di creare invisibilità a chi lo indossa ruotando il colletto o la lunetta verso l’interno del palmo
  • il possessore dell’anello che originariamente era un semplice pastore, con il suo potere divenne un tiranno.

Le particolari circostanze del ritrovamento (l’improvvisa voragine) indicava anche una qualche interazione divina per elevare Gige al trono di Lidia oltre a sottrarre la regalità ai discendenti di Eracle.

Platone utilizzò questo mito come un’allegoria del potere assoluto, che corrompe il suo proprietario, essendo come a tentazione troppo grande per resistere agli esseri umani. Infatti questo anello divenne per eccellenza, l’anello della tentazione come lo definì Gregorio di Nazianzo, teologo cristiano:

Sceglierai di avere e tenere il fascino antico di Gige di Lidia.
Quindi per governare come con un anello, Girando intorno alla cosa ingioiellata,
Nascosto dal suo volto nascosto, E rivelato dal suo rivelato?

Questo insegnamento platonico risuona attraverso i secoli e questo mito è stato ricordato, tagliato su misura e raccontata dal periodo platonico secondo lo stile e la moda dei secoli e delle culture, da Cicerone attraverso la letteratura dell’antichità, l’apice della cultura araba, il medioevo europeo, il Rinascimento, ecc..

Platone ci racconta il succo del mito, tralasciando alcuni dettagli, dettagli che nei secoli hanno sollevato domande.

Chi era il proprietario/creatore originale del tesoro?

Chi ha fatto l’anello?

Che tipo di pietra era nel colletto dell’anello, se c’era?

Come funzionava questo anello magico?

Qual era la vera natura di questo anello?

A queste domande è stata data risposta, come nel caso degli anelli nella tradizione nordica: da fantasia e fantasia. Voglio però soffermarmi sull’eventuale pietra incastonata; molti oggetti ed anelli di potere riportano, dal mito, il riferimento ad una pietra incastonata.

Se Platone non da riferimenti, circa l’Anello di Gige ci ha pensato Plinio il Vecchio a contribuire a collegare l’anello con il suo artista divino ed associare una pietra specifica incastonata all’Anello. Questa pietra speciale dovrebbe essere un eliotropio (greco: “voltatore di sole”) o anche detta “pietra di sangue”. Plinio il Vecchio descrive così questa pietra:

L’eliotropio, che si trova in Etiopia, Africa e Cipro, è di colore verde porro, ma è marcato con striature rosso sangue. Il nome è spiegato dal fatto che, quando la pietra viene fatta cadere in a vaso d’acqua e sole splendente cade su di esso, riflettendo la luce solare lo trasforma in colore del sangue. Questo è vero soprattutto per la varietà etiope. Quando è fuori dall’acqua, lo stesso la pietra cattura la luce del sole come uno specchio e rileva le eclissi solari, mostrando il passaggio della luna sotto il disco solare. Qui, inoltre, abbiamo l’esempio più sfacciato di sfrontatezza da parte dei Maghi, che dicono che quando la pianta dell’eliotropio è unita alla pietra e certe preghiere sono pronunciate su di loro, chi lo indossa è reso invisibile.

Ma il racconto laconico di Plinio fu esteso da altri con devozione ed entusiasmo riguardo agli elementi magici di questa pietra incastonata nell’Anello di Gige. La principale fonte di questi presunti poteri è il De virtutibus lapidum del V o VI secolo attribuita a Damigeron. Queste virtù sono chiamate misteri e secondo l’autore appartengono specificamente al misteri d’Egitto.

La versione di Damigeron è la seguente:

La pietra dell’eliotropio si trova in Etiopia, Cipro e Libia. Ha il colore di uno smeraldo, [marcato dal] sangue delle vene. Si chiama eliotropio perché gira il sole. Ora, se viene messa la pietra una bacinella d’argento piena d’acqua e posta contro il sole, la fa come se fosse un vaso sanguigno e buio. Se è consacrato mostra potenza divinatoria. L’aria diventa torbida con tuoni e fulmini e pioggia e pietre di grandine, in modo che lo siano anche coloro che sono esperti nel potere della pietra spaventato e turbato. Tale potere divino ha questa pietra. Inoltre, annuncia il futuro eventi producendo pioggia e canti udibili. Preserva le facoltà e la salute fisica del chi lo indossa, gli conferisce una buona reputazione e rispetto e fornisce la benedizione dei bambini; espelle i veleni; e rimuove tutti i tipi di malanni pisichici. Perché l’uomo che indossa questa pietra non è mai ingannato, tanto è grande la grazia concessa da Dio a questa pietra per gli uomini. Questo eliotropio con il suo potere illeso fa girare il sole.

Non è un caso infatti che una pietra piramidale di eliotropio venga in un antico rituale della massoneria egizia del Santuario Egizio d’Italia, ma questa è un’altra storia…

Concludendo: mito o fantasia, realtà o finzione, l’ammonimento è chiaro. Ci sono oggetti di potere, talvolta recuperati in maniera inconsueta, che nelle mani sbagliate corrompono chi li usa ed abbaglia in negativo i suoi accoliti.

Wusermatra

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