triangolo egizio

Hai già letto la prima parte?

Sappiamo che la Massoneria scozzese a Napoli è stata introdotta ufficialmente dal 1745, tranne la breve parentesi iniziale sotto il vicereame austriaco nella sola città di Napoli, e che fu posto come nuovo gran Maestro Nazionale di Napoli e di Sicilia, il Principe di Sansevero, Raimondo di Sangro dall’ottobre 1750.

Don Raimondo aveva già fondato una sua Loggia in Palazzo Sansevero, con sacrario iniziatico nella sua cappella, dal 3 agosto 1747; la Loggia aveva il nome di Rosa d’Ordine Magno, anagramma di Raimondo de Sangro. La Loggia praticava nella sua scala rituale, oltre i tre gradi cosiddetti “azzurri” anche alti gradi, di tipo scozzese o adonhiramita; il 4° di maestro secreto o arcano, il 9° detto dei 9 e il 18° grado di Sublime Filosofia, equivalente al grado di Cavaliere Principe Rosa+Croce. Tale progresso rituale fu pubblicato in Napoli il 12 gennaio del 1751 dalla tipografia privata del Principe di Sansevero.

Dal 1751 al 1770 i membri di questa Loggia Rosa d’Ordine Magno non superò mai i 30 adepti maggiori, 30 Fratelli massoni tra Maestri e apprendisti su un totale di ben 280 massoni del Reame di Napoli al 1751. Le quote di partecipazione mensile a questa Loggia d’elite erano molto care, 3 ducati d’oro napoletani al mese; in tutto, entro il 1770, vi furono 12 maestri secreti, 9 eletti dei nove e 9 sublimi filosofi. Questi i membri:

  • il Principe Raimondo de Sangro
  • il Principe suo cugino Gennaro Carafa di Roccella
  • l’Ingegnere romano Felice Piccinini
  • l’Architetto veneto Antonio Corradini
  • il Barone svizzero Tschudy
    (consacrato a tale grado il 12 gennaio 1751)
  • il principe siciliano Moncada di Calvaruso
    (consacrato a tale grado supremo in Napoli il 12 aprile 1751)
  • l’Ambasciatore inglese a Napoli Lord Herdenesse
    (dall’ottobre 1750)
  • l’Ufficiale d’artiglieria Venier
  • il Capitano spagnolo don Pedro De Vega
    (aiutante maggiore del reggimento di fanteria provinciale pugliese Capitanata di Foggia, comandato da Raimondo de Sangro, De Vega fu il padre di Luisa Sanfelice, l’ambasciatore veneto a Napoli)
  • l’Ambasciatore austriaco a Napoli, Georg Wenzeslaus Knobeldorff
    (a sua volta architetto regio prussiano incaricato d’affari a Napoli per conto del Massone Re federico di Prussia)
  • l’Abate Benedetto Latilla
    (confessore privato di Re Carlo III di Napoli)
  • il Reverendo Pier Peggi
    (canonico di papa Benedetto XIV a Roma)
  • il Reverendo Giuseppe Orlando
    (della Congregazione dei Celestini di Napoli)
  • il Reverendo Antonio Sarao in Napoli
  • il Sacerdote Pattoni in Napoli
    (già Primo Sorgegliante della Loggia Napoletana Tschudy)
  • il Marchese Gazzola
    (fratello del principe Gennaro Carafa di Roccella)
  • Carlo Carafa duca di Maddaloni
    (cugino del Carafa di Roccella e cugino dei San Severo)
  • Cremer il vecchio
    (capitano del reggimento svizzero d’Haineau a Napoli ed inviato diplomatico ambasciatore del re di Danimarca a Napoli, questo ambasciatore danese a Napoli fu ricevuto nel 1750 nella loggia Rosa d’Ordine Magno ed assegnato il 12 febbraio 1751 nella Loggia del barone svizzero Tschudy, in Primo Grado superiore di Maestro scozzese o secreto e passò il 12 aprile 1751 al Secondo Grado superiore eletto dei 9, assegnato alla nuova Loggia napoletana Moncada diretta dal principe Moncada ,siciliano, colonnello di reggimento siciliano del Re Principe di Calvaruso, Cavaliere di San Gennaro dal 1740 a Napoli)
  • il nobile Bertoli, guardia del Corpo del re di Napoli.

Il giorno di riunione della Loggia Rosa d’Ordine Magno di Napoli era ogni 24 del mese in Palazzo Sansevero al piano nobile, nell’Appartamento della Fenice, passando nel ponticello coperto nella vicina cappella Sansevero di sera, con copritore interno ed esterno ben più di 4 fratelli militari minori a 4 posti fuori del portone del palazzo e cioè i massoni:

  • Careras capitano del reggimento di cavalleria a Napoli
  • Juach colonnello del reggimento svizzero
  • Wotser capitano del reggimento di Juanch
    Vetter capitano dello stesso reggimento.

Più distanziati in modo isolato per preallarme di prudenza con fischi, tre fratelli Massoni, tra piazza San Domenico Maggiore, calata San Severo e via Trinità dei Monti, i fratelli, Puttigher tenente del reggimento Juanch, Ochan tenente dello stesso reggimento, Aghirre esente delle guardie del corpo del re di Napoli, questi capitani e tenenti erano tutti membri della loggia Moncada alla Riviera di Chiaia, dal 12 aprile 1751.

Pensate, l’obolo mensile di 3 ducati dovuto per l’iscrizione e retta mensile della Loggia Rosa d Ordine Magno era molto caro: le altre Logge prendevano solo 3 ducati annui; per farvi comprendere meglio, lo stipendio mensile di un colonnello borbonico era di 80 ducati, di un capitano di 45 ducati, di un tenente di 22 ducati, di un maresciallo d’alloggio di 6 ducati e mezzo, di un sergente di 2 ducati e 70 grani, di un funzionario civile regio di basso grado di 7 ducati mensili, di uno scrivano comunale di 3 o 5 ducati mensili.

La Loggia variò come sede segreta nell’ottobre del 1751, dato che la Massoneria napoletana fu perseguitata, spostandosi nel palazzo ai Vergini in Napoli, il Palazzo dello Spagnuolo, fino al 1764. Il palazzo era di proprietà del Colonnello il nobile Giuseppe Moscati, proprietario della bella Villa Moscati Prota in Contrada Leopardi di Torre del Greco confinante con Torre Annunziata (per intenderci dove è stato girato il film “Il cappello del Prete”).

Essendo il Moscati amico e massone nuovo del principe Raimondo di Sangro e dal 1753 accolse al posto del defunto massone l’architetto veneto Antonio Corradini, l’ingegnere Celebrano tra i suoi iscritti e dal 1763 il nuovo ambasciatore e banchiere danese massone e neotemplare proprietario di Villa Heigelin a Capodimonte.

La sede sarà spostata di nuovo nel 1764 morto il colonnello Moscati, grazie ad un fitto agevolato in casa del Palazzo Mirelli, principe di Teora, suocero del duca Vincenzo de Sangro, figlio del principe Raimondo de Sangro e l’anno seguente trasferito di nuovo in Palazzo Sansevero a Piazza San Domenico Maggiore, Appartamento della Fenice, per l’ingresso del futuro Principe di Sansevero, don Vincenzo de Sangro, prendendo prima il nome di Loggia alla stella dal 1752 e poi sempre per copertura esterna di Loggia il titolo di “La Perfetta Unione” in ricordo della prima Loggia storica napoletana in periodo austriaco.

I gradi adonhiramiti sotto Raimondo di Sangro erano tre gradi scozzesi di alto grado detti appunto adonhiramiti, ed in specie il 3 grado supremo era imbevuto di studi di cabala, di astrologia, di alchimia, di filosofia, su suggerimento del giovane barone Tschudy, rifacendosi a una terminologia templare cara a Raimondo de Sangro ed alla stretta Osservanza europea e all’opera alchemica del marchese Santinelli di Pesaro di passaggio a Napoli nel 1667, di cui il Tschudy si riteneneva la sua reincarnazione.

Il richiamo rituale principale era rosicruciano, kabalista, ebraico con le lettere trasmesse nel 1750 dal Conte di Saint Germain da Parigi a Napoli a Don Raimondo di Sangro, tramite Lord Herdenesse (l’ambasciatore inglese a Napoli). La sede ufficiale dal 23 novembre 1789 fu trasferita dal Principe Vincenzo per prudenza nel castello de Sangro di TorreMaggiore in Puglia e alla sua morte nel 1790 nella loggia massonica la Torre di Guardia di Villa Heigelin a Capodimonte diretta dal nobile cadetto, GiovanBattista De Sangro ultimo genito del Principe di Sansevero, nato nel 1750 a Napoli, giovane Guardia Nobile a 18 anni del re di Napoli nelle guardie del Corpo, massone con suo fratello Vincenzo de Sangro e curatore testamentario del padre Raimondo nel 1771 e del fratello Vincenzo nel 1779.

Dal 1764 fece parte a Palazzo Sansevero della Loggia Rosa d’Ordine Magno il giovane cavaliere Giuseppe Tommaso d’Aquino, Cavaliere di Malta e massone alla Loggia San Giovanni di Scozia a Malta dal 1762 e compagno massone alla Loggia San Giovanni di Scozia di Palermo dal 1763, fratello del principe Francesco Marsiconuovo d’Aquino di Caramanico, Gran Maestro massone a Napoli dal 1773 al 1775 e neotemplare con il principe Naselli e cugino de Sangro.

Quest’ultimo in Sicilia protesse il giovane marchesino Giuseppe Balsamo da Messina, studioso di Kaballah, alchimia, evocazioni idromantiche ed eoniche (o negromatiche di tipo kabbalista ebraico), ispirata in parte teorica all’Antico Egitto; lo fece consacrare alla Loggia di Malta e lo portò con se come insegnante di Kabbala e di Alchimia dal 1766 presentandolo al Principe Raimondo de Sangro a fine anno e negli inizi del 1767 anche a suo figlio il duca Vincenzo de Sangro, dato che Giuseppe d’Acquino si era iscritto dal 1766 alla Loggia Perfetta Unione di Napoli diretta dallo Vincenzo De Sangro.

Il marchesino Balsamo, nato nel 1748 a Messina, viaggiava sotto pseudonimo (Marchese Pellegrini) e fu inviato a Roma nel 1768 con lettere dei Cavalieri di Malta tramite Vincenzo de Sangro e Giuseppe Tommaso d’Acquino (nome Iniziatico di Altotas) e Balsamo finirà per diventare poi famoso come conte di Cagliostro.

Dal 1767 fu elaborato un sistema Rituale rinnovato di Massoneria a Napoli che prendeva spunto dal sistema alchemico, evovativo e kabbalista della Stella Fiammeggiante del Barone Tschudy. Il barone Tschudy era stato ospite segreto dal 1751 al novembre 1753 dei Sansevero al castello de Sangro di Torremaggiore per non farlo arrestare dalla gendarmeria borbonica ed estradarlo a quella pontificia di Roma (data la sua condanna come massone e antipapalista per gli scritti pubblicati a Napoli dalla tipografia San Severo clandestinamente negli anni 1751) e portato da Manfredonia porto a Napoli nel novembre 1753 dalla feluca a vela privata dei San Severo e imbarcato di nascosto sulla fregata da guerra olandese Phoenix per Amsterdam. Nel 1766 Tschudy aveva pubblicato a Parigi la Rituaria alchemica evocativa della Stella Fiammeggiante su idee di Santinelli e di Raimondo de Sangro adattate da lui in forma che potremmo definire pre Arcana Arcanorum.

Tale sistema fu denominato a Napoli dal 1767, Arcvana Arcvanorum Scala di Napoli in chiave kabbalistica ebraica, ma con spunti anche egizi antichi ripresi dalla tradizione esoterica portati a Napoli dalla colonia egizio-alessandrina di Napoli dal 67 d.c., così come a Pompei ed a Cuma romana fino al 405 d.c, tramite le Accademie di Della Porta e sull’Accademia pontoniana di Napoli aragonese con il mito della doppia morte del 1600 del comasco Baldassare Vitali.

Un’opera su tutte, quella del 1671 dedicata all’immortalità fisica; l’opera era divisa in 17 sonetti ed erano letti e studiati nel Settecento da Raimondo de Sangro nel 1745, da Tschudy nel 1750, da Cagliostro e Altotas (il Conte d’Aquino) nel 1767, fu così elaborato il sistema definitivo egizio Arcana Arcanorum nel 1777 che verrà spedito in posta alla Loggia veneta “Gli Parenti dell’Isola di Zante” da Vincenzo de Sangro neo Principe di Sansevero, con la ripartizione su tre gradi massonici egizi osiridei minori detti Scala di Memphis uguale alla Massoneria Scozzese dei primi tre gradi o dei futuri tre gradi di Cagliostro, sormontati da tre gradi egizi simili ai tre adonhiramiti di Raimondo de Sangro, ma non più scozzesi, ma detti egizi osiridei con magia alchemico personale e magia evocativa eonica kabbalistica al tempo e su schemi egizi osiridei di Napoli del 67 d.c. propriamente detti Scala di Abido o appunto Arcana Arcanorum scala di Napoli tra 1777 e 1778.

Nel 1783 muore a Napoli Giuseppe D’Aquino di Caramanico, Altotas, vegliato da Cagliostro o Marchese Balsamo rientrato in fretta e furia a Napoli per la malattia del maestro e subito dopo ripartito per la Francia. Cagliostro fonda la Massoneria egiziana in tre gradi evocativi nel 1783 mentre Re Federico II di Prussia ufficializza nel 1786 i 33 gradi massonici scozzesi in tutta Europa mettendo in sonno illuminati di Baviera e poi i neotemplari entro il 1789.

Muore di veleno a Torremaggiore anche Vincenzo de Sangro nel 1790 come suo padre e 5 anni dopo suo cugino il principe Francesco D’Aquino di Caranmanico nel gennaio del 1795 gran Maestro e Vicerè della Sicilia e a San Leo nelle Marche viene fatto morire di bastonature e tormenti vari in carcere pontificio il marchese Giuseppe Balsamo, alias Conte di Cagliostro nel 1795.

Ma la massoneria egiziana di Cagliostro trionfa a Napoli…

Dal 1793 al 1799 eviene risvegliata da Marco Bedaridde nel 1805 in Villa Heigelin sede del nuovo ambasciatore e neotemplare legato diplomatico danese e cosi a Parigi nel 1818 ed a Napoli vi è il gran Cofto del Rito di Cagliostro, nelle due Sicilie, il barone Lorenzo di Montemayor, nato nel 1775 e morto nel 1841, che ha pubblicato il Catechismo di Cagliostro a Napoli nel 1820, con a base l’Arcana Arcanorum dei de Sangro di Napoli.

Michele Di Iorio

Dopo un’attenta analisi documentale ed il recupero di Antichi Rituali Operativi, il Santuario Egizio d’Italia oggi dispone (e quindi può Iniziare e Tramandare Ritualmente) l’intatto Deposito Rituale Operativo (Codifica e Decodifica) degli Arcana Arcanorum (Scala di Napoli) così come furono definitivamente codificati a Napoli nel 1777. Vi invitiamo pertanto a visitare QUESTO SITO per ulteriori informazioni.

antuario Egizio d’Italia del Rito Antico e Primitivo di Memphis-Misraïm Arcana Arcanorum Scala di Napoli (1777)

One thought on “Gli Arcana Arcanorum Scala di Napoli dal 1751 al 1790”

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