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Nell’Ordine Egizio Scala di Napoli, di recente a fine ottocento ci fu una figura stupenda di grande pensatore, scienziato, letterato, filantropo, massone, il pronipote del fondatore dell’ordine stesso, il principe Raimondo di Sangro di Sansevero morto il 22 marzo 1771, il pronipote, Michele di  Sangro (1824-1891), 11° Principe di Sansevero.

Michele di Sangro fu un ottimo studente nell’accademia militare borbonica la Nunziatella di Napoli, distinguendosi per studi storici, filosofici e scientifici. Ne uscì a 20 anni nel 1844 con i gradi di alfiere in luglio e fu destinato ai primi di settembre nel corpo delle Real Guardie a cavallo del Corpo del Re Ferdinando II di Borbone del Regno delle Due Sicilie, frequentatore assiduo della biblioteca militare di Castel Nuovo e delle Regge di Napoli e di Caserta; spettatore assiduo del Congresso degli Scienziati a Napoli nel 1845.

Un anno dopo, ad una festa di ballo privata in Napoli in Casa del Principe Ruffo Espinosa, conobbe e se ne innamorò della figlia del padrone di casa il principe Ruffo e fu subito contraccambiato, ma il genitore si oppose nei giorni seguenti a un progetto di fidanzamento perché sua figlia era già destinata ad altro vecchio principe napoletano.

I due si videro di nascosto nonostante la principessina Ruffo fu data in sposa suo malgrado; si vedevano di nascosto grazie a una domestica di lei e poi nel 1847 i due innamorati amanti fuggirono nella carrozza di lui a Torremaggiore nel ben feudo di lui, nascondendosi nella fattoria locale, Camerata, lì procrearono due figli. Dal grande scandalo in Napoli che ne derivò, su protesta del marito di lei e del Principe Ruffo il padre di lei, il Re di Napoli, Ferdinando Borbone, fece scortare in Napoli dai gendarmi a cavallo di Foggia i due amanti, restituendo la principessina Ruffo al marito ed a lui obbligandolo a partire per la guerra in Lombardia contro gli austriaci, nell’aprile del 1848, in quella che fu la prima guerra di Indipendenza Italiana in un reggimento di dragoni di linea. Michele di Sangro si rifiutò di partire e si dimise dal real servizio militare in Napoli.

Al rifiuto ad un ordine reale il Re Ferdinando II lo condannò all’esilio in Francia, con residenza obbligata in Parigi. Michele di Sangro si offriì di rientrare volontario nell’esercito borbonico per ritornare dalla sua amante segreta a Napoli, ma il re Ferdinando II fu irremovibile, Parigi.

Dopo pochi giorni, da Parigi, Michele di Sangro, approfittando dei disordini delle rivolte di liberali in Napoli e provincia offrì, con suo finanziamento, di far partire da Napoli in un battello privato, la principessina Ruffo con i due figli naturali per la Francia. In una burrasca di mare nell’alto Tirreno al largo delle coste granducali toscane, i due figlioletti naturali finirono in mare agitato dalla violenta tempesta ee a nulla valse il sacrificio di lei tuffatqsi subito in mare per salvarli; morirono annegati tutti e tre.

Michele di Sangro rimase rifugiato in esilio a Parigi per sfuggire ad eventuali rappresaglie delle due famiglie di lei, quella paterna e del marito rimasto tradito e vedovo, senza contare l’ira del Re di Napoli; cadde nello sconforto per tale disgrazia. Si fece costruire una magnifica Villa di Sangro in Parigi sulla riva della Senna, scrivendo poesie e dedicandosi a studi di ingegneria e di botanica. Nel 1852 tentò di avere il permesso ufficiale del Re di Napoli di lasciare temporaneamente l’esilio per poter visitare l’Esposizione internazionale scientifica ed industriale di Londra; pur senza il consenso ufficiale del Re, si recò a Londra e conobbe Ugo Croghan, eccellente botanico inglese, il quale lo iniziò ai misteri dell’agronomia e della botanica.

Come nel caso del Principe Ruffo, Michele di Sangro si innamorò dell’avvenente figlia inglese di lui, tale Elisa Croghan e rivide padre e figlia a Parigi nel 1855, durante la pace di Parigi per la guerra di Crimea nella magnifica villa di Sangro, facendo dell’inglesina in Parigi, la sua compagna naturale d amore inseparabile. A Parigi lui si dedicò allo studio alacre dell’agricoltura, visitando i più celebri istituti agrari della Francia, dalla scuola di Grignon ai moderni metodi agrari della Gran Bretagna.

Durante la spedizione dei Mille, il principe Michele di Sangro e la sua compagna s’imbarcarono sulla Goletta Emma, dello scrittore e massone Alessandro Dumas in partenza per Napoli per incontrare e rifornire di fucili i Garibaldini e fu con lei appena Garibaldi, nel settembre 1860, entrò in Napoli. Mostrò alla sua compagna ed amante inglese il bel palazzo Sansevero di Napoli e le bellezze di tutta la città e degli scavi archeologici della provincia; nel 1863 partì per Torremaggiore in Puglia per assecondare l’istanza del locale sindaco del 16 aprile 1863 di avere sul posto il reggimento di fanteria della brigata italiana Cuneo e Marche, per combattere il locale brigantaggio filo-borbonico; Michele di Sangro cedette addirittura un locale di sua proprietà per adibirlo a caserma militare in Torremaggiore per le truppe italiane.

I due sposini rientrarono a Napoli per non avere rappresaglie brigantesche in Puglia e s’imbarcarono subito per la Francia, alternandosi a visite in Gran Bretagna. Nel 1870 con l’Unità d’Italia e con Roma proclamata Capitale i Borboni in esilio e la Francia divenuta Repubblica, i due amanti rientrarono subito prima a Napoli per poi stabilirsi a Torremaggiore nel Castello di Sangro, dedicandosi a migliorare le condizioni del suo feudo pugliese migliorando le sue conoscenze di botanica, agronomia e agricoltura.

Per prima cosa la loggia del Castello divenne una bellissima serra di fiori e ridà vita ad un rigoglioso giardino restrostantevil Castello. Tra il vecchio muro di cinta ed il fossato, fa seminare cereali per ben 1500 ettari, con moderne attrezzature ed importando nuove tecniche agricole; assunse altresì tanta manovalanza locale tra contadini e braccianti, contribuendo così alla drastica diminuzione della disoccupazione locale.

Impianta nel fossato a sud del suo castello un moderno oleificio, con mulino a fuoco, 4 torchi per raccogliere l’olio, con fossa di raccolta e una pressa idraulica. Importa nuove macchine agricole dalla Francia e dall’Inghilterra, dona frumento, pane e vino ai suoi contadini e coloni locali più poveri mettendo tutti al lavoro.

Inaugura una nuova forma di irrigazione automatica idrica per le sue campagne, facendo coltivare l’agricoltura con nuovi metodi per cereali, legumi, granaglie; costruisce nuovi forni per il pane e fa costruire molte case coloniche nei suoi terreni per i suoi contadini e suoi allevatori, tecnici, geometri, ingegneri, botanici e agronomi, guardacaccia e campieri.

Pianta nuovi uliveti e vigneti che producono il famoso vino dell’epoca il Sansevero; aumenta i domestici e gli impiegati, restaura e ingrandisce locali del castello per stalle, cantine, depositi di grano, uffici studi.

Fa costruire un nuova ala abitabile nel castello con salotto, loggia camera da pranzo, bagni e camera padronale, al primo piano e servizi e altre camere da letto al piano inferiore con bagni, con acqua corrente calda e fredda, camini. Ripristina l’antico teatro ducale e fa sistemare veterinai e apicoltori nelle sue proprietà.

Michele di Sangro prende parte con la sua donna Elisa a tutte le feste contadine e le sagre paesane locali; è il primo a correre nel 1874 con i suoi fedeli agricoltori a spegnere un inizio di incendio nelle sue terre, guadagnandosi l’amore della popolazione locale anche grazie all’introduzione da lui voluta di nuove scuole elementari ed asili per i figli dei contadini sul posto, vicino all’amministrazione del principe al castello di Sangro.

Vicino Napoli fa amicizia con l’avvocato Giustiniano Lebano a Tre Case e gli importa su sua richiesta macchine agricole; viene con lui iniziato alla Massoneria egizia nel 1875 e impianta a Foggia e nel suo castello di Torremaggiore una piccola loggia egizia, detta “Daunia” con il padre dello scrittore pugliese Carlo Gentile da Foggia.

Con testamento olografo del 30 giugno 1881 lascia sua erede in Napoli e in Torremaggiore sua sorella Teresa di Sangro, sposata con il principe Alessandro D’Aquino di Caramanico, premorta a lui Michele di Sangro ed ai suoi figli diretti Aquino; aggiunge e sostituisce in parte un altro testamento olografo in Torremaggiore l’8 agosto 1897, che conferma i diritti agli eredi ad Aquino e altri coeredi suoi di discendenti indiretti di Sangro, da disposizioni e donazioni di far costruire orfanatrofi, un asilo infantile, un Monte di Pietà, un ospedale, un ricovero per poveri e donazioni ai contadini più bisognosi con legataria esecutrice testamentaria la sua compagna inglese Elisa Croghan per il notaio Raffaele De Pasquale di Torremaggiore.

Nel settembre del 1889 per un fortissima infiltrazione idrica del nuovo acquedotto di Napoli del fiume Serino, con boato notturno viene danneggiato un ala del Palazzo Sansevero, vicino alla Cappella e crolla il ponticello coperto eretto da Raimondo di Sangro; ci saranno danni e allagamenti perfino nella vicina Cappella napoletana.

Gli avvocati del Principe Michele di Sangro chiedono risarcimento alla società dell’acquedotto di Napoli per i danni. I lavori di ripristino verranno effettuati agli eredi D’Aquino di Caramanico.

Il 6 febbraio del 1891 muore nel suo castello di Torremaggiore, l’ultimo principe di Sansevero, Michele di Sangro, con tale cognome, all’età di 66 anni circa, a 120 anni dalla morte del suo bisavolo principe Raimondo di Sangro morto a quasi 62 anni il 22 marzo 1771. Michele di Sangro viene seppellito con partecipazione totale popolare in Torremaggiore nel cimitero comunale, nella sua cappella di famiglia, tra le dicerie benevoli dei suoi contadini e gli abitanti pugliesi convinti della sua grande bontà, filantropia e dell’estrema somiglianza fisica e caratteriale con il principe Raimondo e la stessa capacità di studi e di grandissimo ingegno. Da qui si diffuse la leggenda che volle Michele di Sangro come la reincarnazione del suo avo Raimondo sia in Puglia che tra i domestici di palazzo Sansevero.

Michele di Iorio

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