Il Ramo d’Acacia nella Tradizione Unica e Perenne… o forse era un Ramo d’Erica o di Cannella ?!?

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Ultimamente mi sono imbattuto in una discussione in Francia sul simbolismo del ramo d’Acacia in Massoneria. Come ogni uomo del dubbio, i partecipanti alla discussione, tutti valenti Liberi Muratori, hanno acceso il dibattito con un grande dubbio: è veramente un ramo d’Acacia o il simbolismo originale, proveniente da una Tradizione Unica e Perenne, è stato cambiato e/o semplificato, più o meno in maniera consapevole?

Cosa sappiamo con certezza.

In tutti gli Antichi Misteri è presente una pianta sacra, un simbolo di iniziazione, l’iniziazione stessa era il simbolo della resurrezione a una vita futura e dell’immortalità dell’anima. Se accettiamo questo “simbolismo” allora è una possibilità considerare che la Massoneria moderna abbia sostituito l’Acacia con l’Erica.

Il Ramo d’Acacia nell’Antico Egitto.

Sappiamo che tra gli antichi egizi, l’Acacia era presente nell’iconografia funeraria; l’Acacia, ished, che significa “ciò che dà felicità”, era considerata un albero sacro sulle cui foglie si riteneva che Thoth e la dea della scrittura Seshat trascrivessero i nomi del Faraone per augurargli prosperità e lunga vita; il suo nome geroglifico è shen (Il Chen è un anello che rappresenta il concetto di eternità, senza inizio né fine). Nel sarcofago in granito di Amenofi II è stato per esempio rinvenuto un ramo di acacia sul corpo del Faraone.

Sarcofago di Amenofi II / Getty Images

Gli Antichi Egizi avevano infatti scelto l’Erica come pianta sacra. Nei misteri di Osiride, una leggenda narra che Iside, alla ricerca del corpo del marito assassinato, lo avesse scoperto sepolto di fronte a una collina, vicino alla quale cresceva l’Erica; dopo il recupero del corpo e la resurrezione del dio Osiride, quando istituì i Misteri per commemorare la sua perdita, dopo aver riunito ciò che è sparso ed aver generato la resurrezione, Iside stessa avrebbe adottato l’Erica, come pianta sacra, in ricordo del luogo in cui furono conservati e nascosti i resti mutilati di Osiride.

Gli egizi usavano il legno d’Acacia per realizzare armadi di papiri, bauli e casse di mummie. Il papiro del Libro dei Morti di Ani, scoperto a Tebe nel 1887 da Wallis Budge, contiene un inno e una litania a Osiride. La sezione 5 delle litanie contiene un’invocazione molto speciale, che tutti i Massoni dovrebbero conoscere: 

“Omaggio a te, o Signore dell’Acacia”.

Questo elemento è uno di quelli che ci porta a considerare il Maestro Hiram della leggenda massonica sarebbe un ricordo figurativo e simbolico di Osiride.

L’Acacia, così presente nell’Antico Egitto.

Simbolicamente nell’Antico Egitto, una barca non era solo un oggetto fisico; era anche un’immagine speculare della chiatta della coscienza su cui l’anima galleggiava attraverso la vita. Visti in quest’ottica, barche e bare hanno qualcosa in comune e molte culture hanno sviluppato sepolture raffiguranti barche o navi.

Le cinque barche scoperte vicino alla piramide di Cheope (circa 2590 aC) erano fatte di Acacia e cedro; simbolicamente più importante, l’originale barca sacra di Osiride nel tempio di Tebe era fatta di Acacia.

La Barca Solare di Khufu (Cheope) – Fonte MediterraneoAntico

Questo antica divinità della natura “moriva” ogni anno quando le piante appassivano, solo per “rinascere” in primavera. Superando la morte e ottenendo la vita eterna, Osiride personificava la promessa della redenzione nell’Aldilà.

Come sappiamo, l’obiettivo spirituale per gli antichi egizi era di trascendere i limiti della personalità e fondersi con Osiride. L’Acacia era la custode di questa promessa, poiché proteggeva la mummia di Osiride mentre la sua anima abbracciava l’Universo. Alcune iscrizioni chiamano Osiride “il solitario nell’Acacia”, e le immagini incise mostrano il dio come una mummia riparata dall’albero.

Così rappresentata l’Acacia è da considerarsi un simbolo di vita e di immortalità; per estensione rappresenta anche la rinascita che segue la morte.

La società egiziana era caratterizzata da un’élite di esseri interiorizzati, molto spirituali, con un complesso sistema di credenze ed una rappresentazione della realtà prababilmente superiore alla nostra, più efficiente, che la scienza materialista di oggi qualificherebbe come “magica”.

La spiritualità aveva un ruolo dominante nella vita dell’élite egiziana, come si può vedere sulle pitture murarie o sui frammenti di papiro giunti fino a noi. Queste immagini mostrano spesso l’Albero della Vita. Nella rappresentazione di quest’albero, alcuni ricercatori hanno voluto riconoscervi l’Acacia nilotica; una pianta allucinogena che cresce tuttora in abbondanza lungo il Nilo: i suoi poteri psichici erano glorificati dai Sacerdoti Egizi.

L’Acacia del Nilo era un “must have” nella mitologia egizia. Sotto i suoi rami nacquero le prime divinità dell’Egitto. Anche Osiride è nato sotto questo albero. La leggenda narra che il dio Osiride abiti le menti di tutte le acacie.

E per chi lo ignori, ricordiamo che gli antichi egizi usavano l’Acacia del Nilo per ottenere l’illuminazione e parlare con gli dei. La loro guida spirituale non era Hathor o Iside, ma Osiride. È qui nella sua funzione di psicopompo (nella mitologia, un dio psicopompo / in greco antico: ψυχοπομπός /  psukhopompó, che letteralmente significa “guida delle anime”) è un conduttore delle anime dei morti (come una guida o un traghettatore), il dio inferno e rinascita.

Osiride e la sua consorte che è seduta accanto a Iside presiedono al risveglio, che è la vera rinascita, quella dello spirito, più importante della nascita della carne.

L’Acacia nilotica contiene un alcaloide attivo, dimetiltriptamina o DMT. Questa molecola, ben nota a chi pratica OBE, sembra regalare intense esperienze spirituali. È l’alcaloide dell’Ayahuasca, usato nei rituali sciamanici in Amazzonia e altrove. 

Ayahuasca – Fonte Wikipedia

Alcuni spunti di riflessione.

L’Acacia sacra degli antichi egizi è molto presente nella Genesi. I preti sembravano apprezzare la sua qualità per raggiungere l’estasi. Improvvisamente, la vicenda di Mosè sul monte Sinai comincia ad assumere un significato crescente. 

Il professore israeliano Ben Shannon crede che Mosè sia stato completamente lapidato sul monte Sinai quando Yahweh gli ha dato le Tavole della Legge. Il professor Shannon probabilmente non è molto lontano dalla verità. Tutte le civiltà antiche avevano una sola preoccupazione, il risveglio, il risveglio di quella chiara Luce interiore, quella scintilla divina, che si dice sia la dimora degli dei.

Nella Bibbia, il roveto ardente prima di Mosè era un’Acacia nilotica. Il che non sorprende dal momento che questa acacia si trova ancora nella Valle del Giordano e nel deserto del Sinai, con tre diverse sottospecie, tutte contenenti DMT.

Rovo ardente – Fonte Wikipedia

Leggiamo dall’Esodo 25:10:  “Faranno un’arca di legno di acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, la sua larghezza un cubito e mezzo e la sua altezza un cubito e mezzo. “

Oltre al fatto che si trova in abbondanza nella Penisola del Sinai, è senza dubbio per ragioni tecniche che l’Acacia sia stata scelta come materiale del primo Tabernacolo destinato ad ospitare la presenza attiva di Yahweh tra il suo popolo durante la traversata del deserto. 

Era una Tenda appositamente dedicata al culto dove riposava l’Arca che conservava i tre simboli della liberazione dell’Egitto: il bastone di Aronne (che era fiorito), l’urna (in oro) della manna e le tavole della Legge. Tutto era in acacia: l’Arca dell’Alleanza, ma anche la tavola dei pani propositivi, le sbarre di trasporto, i telai verticali, le traverse e le colonne, l’altare dell’olocausto bronzato e quello dei profumi.

Per il primo giudaismo, l’Acacia è sacra. È stato usata come materiale da costruzione in tutti i templi ed in tutti i tempi. Finanche l’Arca dell’Alleanza era di Acacia nilotica ricoperta di lastre d’oro massiccio.

Come tutte le nostre attuali religioni, l’ebraismo probabilmente, in maniera operativa, è stato influenzato dalle proprietà della DMT e dalla sua capacità presunta di connessione con il mondo degli spiriti. Alla Mecca, prima dell’Islam, anche la dea Al-Lat o Allāt veniva identificata con l’Acacia nilotica. La sua religione era completamente in accordo con le credenze egiziane, celtiche ed ebraiche.

Arca dell’Alleanza – Fonte Wikipedia

L’Acacia è l’analogo del biancospino, della croce egizia e cristiana, della lettera ebraica VaV, che significa “legame”. È il simbolo del legame che unisce il Visibile all’Invisibile, questa vita all’altra; è il pegno dell’immortalità.

René Guénon sottolineò che molte piante simboliche sono specie spinose come la rosa, il cardo, l’acanto. Per lui, spine come punte o corna devono evocare in noi l’idea di un’elevazione e possono, in certi casi, essere prese per rappresentare raggi di Luce. Si noti in questo senso che Al Uzza significa Acacia, “spina d’Egitto” e che è un simbolo solare.

In quanto albero, l’Acacia esprime il simbolismo di tutti gli alberi: la verticalità dell’uomo e l’unione di cielo e terra, quella verticalità tanto cara alla Massoneria Egiziana ad esempio. Albero di vigorosa vitalità, l’acacia afferma anche il potere espansivo della Vita: gli Antichi ne fecero un simbolo fallico, manifestando l’energia di un dio creatore. Così i ricercatori spiegano la presenza dei semi di acacia nelle camere funerarie dei Faraoni.

Il legno di acacia, molto ricco di tannini, duro, idrofobo, imputrescibile, è resistente a parassiti e roditori. Nell’antichità gli egizi lo usavano per realizzare segretari di papiro, tronchi e cassapanche di mummie. L’acacia è legata sia alla vita che alla morte e, molto presto, le furono associate idee di trasformazione, metamorfosi e immortalità. A livello simbolico, qui vediamo apparire il doppio significato di acacia, un lato esterno ed un lato interno, probabilmente un significato essoterico ed uno esoterico.

Alla fine del XIX secolo, vari autori sostenevano che l’Acacia fosse un albero sacro. Jules Boucher cita Tiele il quale, nella sua  “Storia comparata delle antiche religioni dell’Egitto e dei popoli semitici”,  indica che i sacerdoti dell’Antico Egitto, in alcune processioni, portavano un’Arca santa da cui proveniva un’acacia e sui cui fianchi poteva da leggere: “Osiride si precipita”. Il Ragon, a proposito dell’Acacia, scrive che era venerata tra gli antichi arabi, e che a volte era persino adorata e idolatrata.

L’Acacia pertanto può essere davvero un albero sacro. Le prove risultano da un fatto significativo o sono espresse, in negativo, da un ragionamento per eliminazione. Ricordano quelle impronte lasciate nell’argilla dagli Australopitechi (Fossile di primate della famiglia degli ominidi, conosciuto da ossa dell’Africa meridionale e orientale, scoperto dal 1924), ci sono diversi milioni di anni, che i ricercatori continuano a mettere in discussione e commentare.

L’Acacia inoltre evoca anche il ciclo annuale della stella solare, salutata dalla sua fioritura in palline giallo oro, nonché il ciclo giorno-notte delle foglie di alcune specie che si chiudono la sera e si aprono al sorgere del sole. Pertanto, il dramma di Osiride può essere considerato un rito solare per il suo ciclo di morte-rinascita che si riferisce all’apparente camminare del Sole.

Per sua stessa essenza, da migliaia di anni, l’Acacia ha rappresentato una promessa di immortalità, attraverso la quale i faraoni si uniscono nella speranza di una rinascita attesa.

Un ultima annotazione.

Spesso consideriamo in alcuni ambiti eventuali problemi / errori di traduzione: non possiamo avere la certezza che i testi originali parlino dell’Acacia come la conosciamo oggi. Potrebbe anche essere quella che in volgare chiamiamo “cannella” o albero di cannella, spezia che entrava nel processo di imbalsamazione, e quindi da ritenersi sacra.

Se vogliamo però considerare d’Acacia il ramo che viene usato in Massoneria, forse dobbiamo concordare che, di tutte le proprietà elencate e dell’importanza annidata nella Tradizione Unica e Perenne, oggi ne resta nei Lavori Massonici solo un leggero simbolismo

Wusermatra

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