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Henry Leonard Tschudy nasce in Svizzera nel 1724, erede primogenito dei Baroni Tschudy in Metz da famiglia famosa da secoli per la vita militare dell’esercito svizzero o del regno di Francia o al servizio del Papa a Roma da secoli ad oggi. Cadetto del reggimento svizzero Tschudy in Napoli comandato dallo zio paterno Leonard Tschudy, maresciallo generale, comandante generale dei 4 reggimenti svizzeri, per 600 soldati svizzeri del Re di Napoli, dal 1734, ed è cadetto dal 1740 e abita nella casa militare di suo zio.

Conosce il principe Raimondo di Sangro di Sansevero a Posillipo nel 1745 come apprendista della Loggia massonica napoletana ed il principe Raimondo di Sangro era Oratore di Loggia e lo ammira per le sue opere alchemiche, rosacruciane e massoniche pubblicate in napoli dal 1746 dalla sua tipografia privata in palazzo Sansevero; entra come compagno massone nella sua loggia personale Rosa d’Ordine Magno a Palazzo Sansevero il 3 agosto del 1747, al primo piano nobile, nell’appartamento detto la Fenice, e consacrato nella vicina Cappella Sansevero.

Plaude alla noma del Raimondo di Sangro in ottobre del 1750 a Gran Maestro della Massoneria del Reame di Napoli e di Sicilia in ottobre e inizia con lui studi profondi filosofico-ermetici di rosacrucianesimo, alchimia e di reincarnazioni nel 1750, scorrendo la vita dei primi rosacruciani dal 1616 in poi in Praga, Germania e Olanda, Francia dal 1624 e Gran Bretagna. Dal 1666 e in specie dei rosacruciani e allievi di Giordano Bruno da Napoli, tra cui studia il Carburi di Padova ed il marchese Francesco Maria Santinelli nato a Pesaro Urbino nel 1627, membro del circolo letterario e poetico di Maria Cristina di Svezia, ospite a Roma del marchese di Palombara a piazza Veneto, proprietario della Villa Palombara e della Porta Ermetica, in qualità di Poeta, filosofo e alchimista e amico a Roma di Giuseppe Borri, alchimista e occultista locale, ed il Santinelli era venuto a Napoli in quell’anno divenuto amico del giovane occultista e alchimista Ferdinando de Sangro dei principi di Sansevero morto a fine del Seicento e seppellito in cappella Sansevero.

Il giovane Tschudy credeva di essere la reincarnazione del Santinelli e che era già amico del Raimondo di Sangro, essendo lui la reincarnazione, del suo antenato Ferdinando; si era fatto costruire nel 1750 la sua tomba ad angolo retto sulla sinistra della tomba di Ferdinando di Sangro. Insieme avevano studiato prima gli occultistici egizi osiridei di Napoli venuti da Alessandria d Egitto nel 67 d.c a Napoli su permesso dell’Imperatore romano Nerone, mitriaco, e ospiti nella zona di via Nilo, piazzetta Nilo, Anticaglia, e via Tribunali; avevano portato a Napoli i misteri della mummificazione egizia e la teologia egizia antica osiridea nei loro templi di Pompei, Cuma e Napoli.

Come sappiamo la Scuola egizio osiridea è continuata in epoche successive approfondita dalle accademie letterarie di Della Porta in Napoli  a Capodimonte e in epoca aragonese alla Pontoniana di Via Tribunali e a S. Aniello a Capo Napoli, con il mito come vincere la doppia morte e avere l’immortalità cosciente della propria anima nelle reincarnazioni e poter incarnarsi a scelta rispetto alla massa umana, come testimoniava il filosofo e musicista cremonese GiovanBattista Baldassare Vitali morto nel 1694 e che a Roma nel 1671 aveva composto 17 sonetti dedicati alla doppia morte.

Un argomento questo che aveva appassionato sia il di Sangro che lo Tschudy che avevano infatti studiato per la fine del 1750 e pubblicato insieme gli statuti adonhiramiti massonici di napoli dalla stessa  tipografia  privata di san Severo in Napoli.

Il 12 gennaio del 1751 il Raimondo di Sangro aveva elevato a grado di maestro di 3° grado lo Tschudy per i suoi studi ermetico alchemici e nominato a capo di una nuova Loggia in casa dello zio paterno, la loggia Tschudy, lui come venerabile e come primo venerabile il sacerdote piemontese in Napoli don Filippo Nazario Pattoni di Savigliano, che credeva di essere la reincarnazione di Amiel di Albi fuggito dalle persecuzioni catare albigesi da parte dei cattolici di Francia in Provenza da Montsegur rifugiatosi nel 1244 a Savigliano, ospite della locale comunità valdese al tempo. Il secondo sorvegliante era Don Domenico Venier, aiutante di campo del Re di Napoli, Carlo III Borbone, che aveva introdotto nella loggia Zelaia di Napoli, nel 1745, il principe Gennaro Carafa di Roccella che aveva iniziato in massoneria suo cugino Raimondo di Sangro. Ricordo che dietro a lastra tombale di Ferdinando di Sangro in Cappella Sansevero, al fianco della tomba ufficiale di Raimondo, costruita nel 1750, non vi è una tomba vera, ma un passaggio segreto che si apre toccando dei fiori di marmo esterni in modo scorrevole all’interno e che porta per uno scalone in tufo sotto la cappella, fin sotto il pavimento centrale.

Michele Di Iorio

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