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Negli antichi Rituali Massonici troverete scritto: “Come si chiama la tua loggia?” La risposta: “La Loggia di San Giovanni.”.

Tradizionalmente le cosiddette Logge Azzurre sono anche chiamate “Logge di San Giovanni”. La tradizione massonica impone inoltre uno o due banchetti dell’Ordine all’anno, ai Solstizi che celebrano San Giovanni Battista, d’estate e San Giovanni Apostolo, d’inverno. Come mai? Perché San Giovanni? 

Diciamocela tutta, quante volte, da Massoni, Uomini del Dubbio, vi siete posti queste domande? E quante volte, magari da Apprendista, vi siete rivolti al Vostro presentatore, al Vostro 2S, ad un Maestro anziano chiedendo una spiegazione esaustiva a queste domande? Che risposte avete avuto? Vi hanno soddisfatto?

Recentemente, nella Loggia Perfetta Unione, Loggia Madre del Santuario Egizio d’Italia, abbiamo ricordato pubblicamente il 27 dicembre a tutte le Sorelle ed i Fratelli sparsi sul globo terrestre; il 27 dicembre si festeggia appunto Giovanni l’Evangelista, co-patrono della Massoneria.

Per cercare di rispondere, almeno in parte, alle iniziali domande, farò affidamento su fonti consolidate, religiose, cristiane e canoniche. Tutti i simboli che citerò nell’articolo sono anteriori al cristianesimo. Confiderò quindi su vari simboli religiosi, certo, ma non solo. Farò anche delle considerazioni personali sull’argomento. Infine, cercherò di dimostrare che i due San Giovanni, poiché sono due caratteri, due concetti complementari, sono i due vertici di un triangolo, il Triangolo dell’Iniziazione.

Mi permetto di fare un salto temporale di oltre 2000 anni.

Zaccaria è un uomo anziano, un sacerdote ebreo la cui moglie è ritenuta sterile. Una notte, l’angelo Gabriele annuncia a Zaccaria che avrà un figlio e che dovrà chiamarlo Giovanni. Zaccaria non ascolta le affermazioni dell’angelo e perde le sue facoltà, sia di parlare che di ascoltare. Perde la parola e l’udito. Simbolicamente perde la Parola di Dio. Pochi mesi dopo, la moglie di Zaccaria gli diede un figlio. Le persone vicine a Zaccaria vogliono nominare il neonato Zaccaria, come lui, il padre. Fu allora che Zaccaria ritrovò la Parola. Impone il nome di Giovanni. Così, il figlio Giovanni ha ri-trovato la Parola al Padre. Attraverso Giovanni si impongono il Verbo, il Logos, il Respiro, la Luce.

Giovanni è cresciuto. È il cugino di Gesù. Questo Gesù che riconosciamo come tale! Giovanni si chiama… Giovanni Battista perché… battezza. Battezza sulle rive del Giordano. Il battesimo non è un atto banale. Era anche un’eresia in Palestina a quel tempo. Se il Rituale del battesimo era disapprovato tra gli ebrei, era invece praticato da moltissimo tempo sia in Mesopotamia che in Egitto.

Ben 5.500 anni fa, i primi Re egiziani (denominati i Re Scorpione) evocavano con il battesimo la nascita del mondo.

All’inizio, una vasta distesa d’acqua: L’orizzontalità. Sotto la linea di galleggiamento, la stasi, il caos. All’orizzonte appare la collina primordiale: l’asse del mondo, il punto centrale attorno al quale si organizza il Sacro. L’asse che ti permette di salire. Con il battesimo ci si “alzava al di sopra della stasi”; Ordo ab Caos. Giusto per informazione ai lettori, il geroglifico che si traduce come “orizzonte” veniva scolpito/disegnato rappresentando due colline con, tra di loro, una linea: il livello dell’acqua; alcuni autori vedono l’origine delle nostre colonne J. e B. del nostro Tempio Massonica.

Ritorniamo a Giovanni Battista. Come viene effettuato il Battesimo nel Giordano? Non versando qualche goccia d’acqua sulla fronte o immergendo una mano profana in una bacinella d’acqua come alcune icone ci mostrano. No. Giovanni, come prescritto da Rituale, immerge completamente il profano nel Giordano, sotto l’orizzontale. Perché l’immersione? L’immersione è morte, sepoltura, caos, inferno, mondo secolare. Poi il Rituale prevedeva il far ri-salire il profano dall’acqua, come la collina primordiale. Il nuovo Iniziato emerge così dal nulla. È nato alla Luce. “È mezzogiorno pieno”. Il sole è allo zenit. Oggi e da secoli, Giovanni Battista viene festeggiato al Solstizio d’Estate, nella data simbolica della sua nascita, presso i cosiddetti fuochi di San Giovanni, dove si ballava, e talvolta lo si fa ancora, intorno al fuoco. 

Il «Battesimo di Cristo» di Joachim Patinir, del 1515, conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna

Non comuni danze, no; una danza circolare. Una ruota, come un mandala, a rappresentare il movimento ciclico, la Vita. 

L’emblema di Giovanni Battista è il gallo. Questo gallo annuncia la Luce anche nelle stanze del pensiero. Di Giovanni si dice che sia il profeta che predica nel deserto, come il verbo che si manifesta nel caos della Genesi. È l’acqua che sgorga nel deserto. È il fuoco primordiale, la luce che risplende nelle tenebre. Giovanni battezza dunque. Il battesimo, come abbiamo appena visto, ha un alto valore simbolico.

Battezzare è … anche dare un nome. Un nome che può poi evocare in assenza. Poter evocare per nome è dare vita… Gli stessi mesopotamici ed egizi di cui accennavo poco fa avevano un nome comune, noto a tutti e un “nome battesimale” che tenevano nascosto. Conoscere il nome di battesimo, il vero nome, significava avere un certo potere su chi lo portava. Quel nome, che viene indicato come Nome Iniziatico che nella massoneria egiziana viene usato a partire da un grado in poi e durante le operazioni di Magia Cerimoniale.

Il Creatore, attraverso il Verbo, ha creato, come suggerisce il suo nome. È senza dubbio a causa di questo potere di evocazione verbale che il nome di Dio, il dio intangibile, non può essere pronunciato. Infatti, conoscere il nome di Dio, pronunciarlo, evocarlo e invocarlo equivarrebbe ad avere il potere di creare lui, l’increato. Sarebbe, quindi licenziarlo per sostituirlo.

Quando battezza, Giovanni Battista è l’iniziatore. Battezza nella pianura sottostante. È il livello. Appiana la strada. Induce l’evoluzione spirituale in divenire. Consente una potenziale verticalizzazione (ed i Massoni che Lavorano sulla Verticalità mi capiranno). Lui è il catalizzatore. Lui è il traghettatore.

Chi battezza Giovanni Battista? Chi Inizia? Il Battista Inizia Gesù. Gesù il profano. Gesù il Profano diventa così Gesù l’Iniziato. Gesù l’Apprendista. Per porre fine a Giovanni Battista, diciamo che avrà una fine tristemente simbolica. Decapitato da Erode Antipa, le sue spoglie saranno disperse. I suoi discepoli allora cercheranno di raccogliere ciò che è disperso. 

E qui notiamo la somiglianza con la leggenda di Iside e Horus, il primo figlio della vedova.

Gesù viaggia in tutta la Palestina. I discepoli si uniscono a lui. Durante l’Ultima Cena, Gesù prende il pane, lo spezza, lo condivide. È il tempo della compagnia. Tra i suoi discepoli, c’è un altro Giovanni. Giovanni definito “il Giovane” in seguito nominato come Giovanni Evangelista. Si dice che sia il preferito di Gesù. Quest’ultimo lo chiama “figlio della luce” o “figlio del tuono” come ZEUS che padroneggia i lampi di fuoco, colui che tiene il martello, colui che ordina, il garante della saggezza.

Come viene rappresentato Giovanni Evangelista? Spesso nell’iconografia conosciuta, è rappresentato in alto; sul monte Tabor, sul monte degli Ulivi o sul Golgota. È in alto perché simboleggia l’ascesa spirituale compiuta, è la perpendicolare. Ricordiamoci inoltre che fu l’unico Apostolo ad assistere alla crocifissione. Il sole è basso a Nadir. È mezzanotte. Simbolicamente Gesù muore sul Golgota per rinascere alla luce primordiale. C’è Giovanni Evangelista con lui. Rappresenta allo stesso tempo il catalizzatore, il facilitatore, ma anche il testimone. Gesù risorge. E rinasce.

Viene indicato come nato il giorno di Natale, al Solstizio d’Inverno. Rinasce in San Giovanni d’inverno come Mitra, il Sol Invictus, il sole imbattuto. San Giovanni d’Inverno, San Giovanni d’Estate e nuovamente San Giovanni d’inverno. Il ciclo è completato, il tempo si ferma. Gesù diventa immortale.

Perché Zaccaria voleva chiamare suo figlio Giovanni? Perché il Battista e l’Evangelista si chiamano Giovanni?

Studiamo questo nome alla luce della sua etimologia.

L’origine del nome Giovanni è il verbo sanscrito “JAN” che significa “nascere”. Questa radice è giunta fino a noi per dare la parola “GIORNO”. Al genitivo, “JAN” è declinato in “DIV” che darà DIVine, DEUS, dio o DIES, il giorno. E qui emerge l’ovvia connessione tra la luce e il concetto di dio.

JAN – Partorire – Portare alla Luce. L’evoluzione linguistica di questa radice indiana nell’antico ebraico ha dato “JEA”, “JEO” o “YEA” “YEO”. Si traduce lì come “dio della luce”. Quindi, troviamo YAVE, JEOVAH per evocare il nome del Creatore. Citiamo anche YESHUA, YUSSA o YESSU, colui che chiamiamo Gesù. Giovanni, il nome di battesimo, deriva quindi da JEHO nella forma “JEHO HANNAN” in ebraico, JOKANNAN in aramaico, che può essere letteralmente tradotto come “colui al quale, colui che ha partorito, ha dato la luce” JEHO HANNAN, Jean, Giovanni. JEHO SHUA, Gesù. JEHO VAV, Dio.

Molti antichi miti hanno preso in prestito questa radice. Così troviamo EANUS tra i Fenici o anche tra i Babilonesi OANNES uscì dalle acque “tre volte” per insegnare agli uomini. Egli è il “dio del principio e della fine”, il “dio dell’entrata e dell’uscita”. A Roma, JEHANUS o JANUS, Giano, è il “dio supremo, creatore dalle acque, che genera lo spirito della luce”. È il “maestro del tempo e dell’eternità”. 

Statua di Giano Bifronte presso il Vaticano

Padroni del tempo, anche noi Massoni che nel Tempio affermiamo senza battere ciglio che è “mezzogiorno pieno” qualunque sia l’ora profana. JANUS, Giano, è quello che apre le porte. JANA, la porta in latino. Maestro del tempo, JANUS apre la porta dell’anno. E quindi Gennaio. JANUS ha in mano la chiave della porta del paradiso, della spiritualità. È il maestro del passaggio da uno stato all’altro. La sua effigie è una testa con due facce schiena contro schiena. Janus, Giano, controlla così il prima e il dopo. A Roma veniva festeggiato guarda caso al Solstizio d’Inverno. Proprio come Mitra prima della nascita di Gesù prende il suo posto. Il grido del gallo echeggia nel silenzio, annunciando la Luce. 

Giovanni battezza. Introduce il profano nel Cammino Iniziatico. Dall’orizzontalità nasce la verticalità, l’asse mundi. Dal Profano nasce il Sacro. Il divino rinasce nell’uomo. L’altro Giovanni, l’evangelista, segna la tappa finale del cammino iniziatico. Per mezzo di essa l’uomo si eleva al divino. L’emblema di Giovanni Evangelista si fonde con quello di Gesù, di Zeus e quello dell’iniziato: questo emblema è l’aquila che rinasce dalle sue ceneri per elevarsi molto in alto alla spiritualità.

Nella Libera Muratoria è spesso rappresentata un’aquila con due teste. Due teste, come Giano a due teste o anche come Giovanni e Giovanni. bipolarità. Gli scritti attribuiti a Giovanni Evangelista ricordano all’uomo la sua origine divina ed il suo destino. Lo invitano a tornare alla sua perfezione originaria. Così, l’Uomo, attraverso l’Iniziazione, può rinascere nella ricerca spirituale e quindi accedere alla Luce della Conoscenza. Non siamo lontani dal seguire questa logica.

Troviamo in antichi scritti “La Luce si è fatta uomo perché l’uomo possa diventare Luce”.

I due Giovanni e Gesù si erano già opposti al Sinedrio del Tempio di Gerusalemme, a questi dottori della Legge, Legge fondata sulla Parola e sul Libro sacro. I tre sicuramente pensarono di aver sentito, non la Parola, ma parole svuotate del loro significato, parole pronunciate da questi adoratori, non del libro ma dall’inchiostro. Il messaggio del Tre Jeho era simbolicamente “andate come uomini liberi verso la Luce.

Se siete arrivati in fondo a questo articolo, converrete con me che una “Loggia di San Giovanni” simboleggia tutte le logge iniziatiche, quelle dove si riceve la Luce. Da Giovanni Battista, orizzontalità e da Giovanni Evangelista, verticalità, possiamo dedurre la croce dove Gesù è la sua terza dimensione, il centro all’incrocio dei due assi della croce. Il centro, il punto di origine sarebbe la Luce principale. Questi due Giovanni, questi gemelli, questi due fari, questi testimoni, non segnano gli estremi del viaggio iniziatico. Testimoniano la Luce.

Evocare questi due Giovanni, questi due JEHO senza evocare a loro volta il terzo uomo, il terzo JEHO, non ha significato. Insieme formano un delta, un triangolo di Luce. Giovanni Evangelista simboleggia che il sole non è morto e la Luna ne è testimone; Lei che appunto, nell’oscurità, riflette la Luce del Sole. 

Gerusalemme Celeste, Arazzo dell’Apocalisse, Castello di Angers, Francia

Il Maestro delle Cerimonie, il Pontefice tra Cielo e terra, nella sua maestosa ed iniziatica danza nel Tempio, ci indica la strada. La prima candela è accesa. Giovanni Battista. “Devo diminuire affinché cresca” Oscillando ciclicamente in un perpetuo presente, il 3° JEHO fa luce sull’opera massonica. 

Quanto all’Iniziato in cerca, costituito a sua volta massone dal Maestro di Loggia, ha finalmente in mano gli strumenti per trovare il suo posto sulla “Tavola della Loggia”, che è il Viaggio verso la Gerusalemme Celeste.

Wusermatra

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