Leggi prima: L’Arco Reale nella Massoneria Anglosassone e le corrispondenze con la Tradizione Unica e Perenne.

SECONDA PARTE

Questa seconda parte non è pensata come tentativo di dimostrare che la Sublimazione “Anglosassone” al Grado dell’Arco Reale debba un passato della sua leggenda all’Antico Egitto, ma per sottolineare alcune coincidenze notevoli e sollevare qualche domande ad alcuni esperti ed appassionati di questo affascinante rito di perfezionamento.

Ho avuto modo ultimamente di sfogliare una vecchia traduzione del Libro Egiziano dei Morti a cura di Sir. E. Wallis Budge; la mia attenzione è stata catturata da queste parole:

“Questo capitolo è stato trovato nella città di Khemennu su un blocco di ferro del sud, che era stato intarsiato (con lettere) di vero lapislazzuli, sotto i piedi del dio durante il regno di Sua Maestà, il Re del Nord e Sud, Men-Kau-Ra, “trionfante, dal figlio reale Heru-ta-ta-f” lo trovò mentre stava viaggiando per ispezionare i templi. Un Kekht (?) Era con lui che era diligente nel fargli capire (?), E lo portò al re come un oggetto meraviglioso quando vide che era una cosa di grande mistero, che non ha mai (prima) stato visto o guardato.”.

Ogni Iniziato all’Arco reale riconoscerà immediatamente questa descrizione circa il ritrovamento di scritti preziosi e misteriosi, così ho iniziato a rileggere il libro tradotto con più attentamente.

Il Libro dei Morti, il cui titolo originale del testo è, traslitterato, ru nu peret em heru, è traducibile come Libro per uscire al giorno oppure Libro per emergere dalla luce) è una raccolta di testi magici, inni religiosi e rituali, in cui erano contenute le credenze degli Antichi Egizi, le loro speranze di una vita futura ed e i mezzi per raggiungerlo. I capitoli del libro sono stati trovati su papiri, sulle pareti del templi e dipinti su bare, nei geroglifici e sono di un’antichità così remota che la loro origine e la paternità erano sconosciute anche agli stessi egiziani, che addirittura li attribuirono a Thoth, il Dio che ha caratterizzava per gli Antichi Egizi l”Intelligenza Divina.

Sono stati raccolti e tradotti circa 150 capitoli, ma è il Capitolo N° 64 che interessa di più relativamente all’argomento di questo articolo. Il titolo di questo capitolo è “Il capitolo della conoscenza dei capitoli di venire avanti di giorno in un singolo libro“, anche tradotto come “Formula per uscire al giorno riassunta in una sola Formula” e gli egiziani pare che lo considerassero come il più importante capitolo di tutto il libro, essendo l’essenza di tutto ciò che è contenuto in tutti i capitoli. Infatti, se il defunto conosceva questo capitolo e le formule in esso contenute, “una grande e divina protezione”, era sicuro della vita eterna. Questo allora potrebbe essere “il Capitolo”, o “Libro della Legge Divina”, come potremmo chiamarlo, che fu “trovato” in circostanze così particolari come riportato nel Grado dell’Arco Reale.

I capitoli nel Libro dei Morti sono scritti in questo modo. Innanzitutto, come titolo, trovate una vignetta o un’immagine per illustrare il Capitolo, il testo del capitolo stesso ed infine una rubrica, o spiegazione del capitolo.

La vignetta del Capitolo N° 64 mostra il defunto adorando il disco del Sole, che brilla su un albero. Il capitolo stesso inizia con le parole “Io sono ieri, oggi e domani” e segue i titoli dell’Essere Divino, con i quali la persona morta si identifica.

Esistono diverse versioni di questo capitolo, ed è nelle rubriche che viene data la spiegazione della loro scoperta. Quella citata proviene dal Papiro di Nu, la copia più antica oggi nota per esistere su papiro, ma in un’altra versione nello stesso Papiro il reperto è così descritto:

“Questo capitolo è stato trovato nelle fondamenta del Santuario di Hennuby il capo massone durante il regno di Sua Maestà, il Re del nord e del Sud, Sempte-Hesep-ti, trionfante, che lo portò via come un misterioso oggetto che non era mai stato (prima) visto o visto.”.

La Rubrica del Papiro di Mesem-reter dice che era stato:

“scoperto nelle fondamenta del Santuario della Divina Hennu” da parte del Capo Muratore al tempo del Re del Nord e del Sud, trionfante Hemte (o Hesepti).”.

Si cita nel Libro dei Morti il Capitolo N° 30, di solito recitato come complemento del Capitolo N° 64:

“trovato nella città di Khmennu sotto i piedi di (la statua di) questo dio. (Era inscritto) su una lastra di ferro del sud, nella scrittura del dio stesso, al tempo della maestà del re del nord e del sud, Men-Kau-Ra, trionfante, dal figlio reale Heru-ta-ta-ta-f, che lo scoprì mentre era in viaggio per ispezionare i templi e le loro proprietà.”.

Il Capitolo N° 130 ha per vignetta un’immagine del defunto in piedi tra due barche del sole. Questo capitolo ha lo scopo di far vivere la sua anima per sempre. Nella rubrica è indicato:

“(Questo capitolo) fu trovato nella grande sala (?) Del Tempio sotto il regno di Sua Maestà Sempte (Hesepti), trionfante, e fu trovato nella caverna della montagna che Horus fece per suo padre Osiride Un-nefer , trionfante.”

Da tutti questi estratti, come abbiamo letto, sappiamo che esisteva una Tradizione secondo cui qualcosa che massonicamente chiamiamo il “VLS” contenente i nomi e i titoli della Divinità, fu scoperto sotto un tempio, inciso su un blocco di ferro, in caratteri misteriosi, che il cercatore, che fosse il capomastro o il figlio reale (un viaggiatore o un soggiorno che visitava e ispezionava il tempio), non era in grado di leggere senza l’assistenza di uno scriba istruito e che era venerato e apprezzato come il rituale per assicurare la vita eterna; inoltre, per quello che abbiamo letto, ciò che era inciso su questo blocco di ferro era anche ciò che permise ad Osiride, il dio re, che subì la morte e le mutilazioni per mano dei suoi nemici, di essere elevato alla vita eterna. Da segnalare anche l’importanza data al Sole, i cui raggi furono usati per illuminare gli scritti.

Ora, la domanda è questa: si può dire che i codificatori di questo grado di sublimazione dell’Arco Reale abbiano adattato questa storia, quando si sa che il grado fu istituito da qualche parte intorno al 1750, mentre gli antichi geroglifici egizi non furono decifrati fino al 1850, cento anni dopo, e che fin dai tempi dell’Antica Roma i significati erano andati perduti?

Le coincidenze delle due storie sono notevoli, il filo rosso che collega il Grado dell’Arco Reale al Libro dei Morti può essere sottile, ma sono sicuro che esiste. E Voi cosa ne pensate? Commentate l’articolo.

Wusermatra

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