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La parola di passo del Terzo Grado riveste un’importanza di grande portata per il significato di questo Grado di Maestro Massone e del percorso massonico in generale. In un certo qual modo essa muta la visione della strada percorsa nei primi due gradi, la completa, portando il tutto su un piano superiore e diverso. 

Cominciamo dall’inizio. al momento dell’Iniziazione al primo Grado veniamo spogliati dei metalli per entrare nel Tempio. La spiegazione che ci viene data è chiaramente riduttiva in sé ma col suo simbolismo adombra la vera essenza di quel gesto. I metalli rappresentano la materialità che dobbiamo abbandonare per essere degni di entrare nel mondo dello Spirito, nel Tempio. Non si tratta evidentemente solo di un ammonimento morale. Non si allude all’abbandono dell’avidità o al fatto che le ricchezze profane sono falsi valori. Si dice piuttosto che la materia è illusoria, che non è la Verità e che dobbiamo imparare a superarla, a lasciarla fuori del Tempio, per innalzarci alle realtà superiori.

I Metalli sono un simbolo forte, potente, che giunge alla Massoneria dall’Ermetismo. Sono proprio i Metalli infatti ad essere oggetto di studio e lavoro degli Alchimisti, la cui Opera mira a purificare ciò che è impuro per giungere alla trasmutazione finale che dal metallo vile produce l’Oro dei Filosofi. E non va confuso l’Oro (maiuscolo) ottenuto dall’Opera con l’oro (minuscolo) che si usa per collane, bracciali e anelli. Non si tratta infatti di una ricerca materiale e “chimica” ma bensì di un lavoro iniziatico e spirituale che mira ad ottenere la purezza assoluta, una purezza che nel mondo profano non può essere nemmeno immaginabile.

Ma questo è difficile da comprendere finchè si è Apprendisti. Si deve attendere il Grado di Maestro per avere quella visione completa che permette una vera riflessione su questo argomento. Con l’Elevazione si aprono nuove porte, si accendono nuove luci e si hanno finalmente gli strumenti adatti per comprendere la vera natura dei Metalli. 

Prima di proseguire mi sembra opportuno sfatare un mito. I Metalli non sono i vizi. Basti pensare che essi vengono abbandonati fuori dal Tempio mentre per i vizi ci si “ripropone di scavare oscure e profonde prigioni”. Come potremmo richiudere ciò che non abbiamo, ciò che abbiamo lasciato al di fuori? 

Il Secondo Grado non ci aiuta nella comprensione dei Metalli se non in modo estremamente indiretto. Il Compagno ha lo studio come suo primo dovere, deve conoscere le scienze e apprendere l’uso della ragione. Questi strumenti sono necessari alla comprensione della Via, ma il Compagno ancora non è consapevole di quale sarà l’uso che dovrà fare di queste conoscenze. Egli vive nel mondo della razionalità senza vedere che c’è qualcosa che va oltre, che anche questo stadio apparentemente elevato deve essere trasceso. Del resto che senso avrebbe una Via iniziatica se si fermasse ad una realizzazione razionale? Questa, infatti, è possibile anche nel mondo profano come spesso si vede. 

L’Elevazione a Maestro Massone conduce in un mondo nuovo, in una dimensione diversa e completa l’Iniziazione con il passaggio definitivo allo Spirito. Ricordiamo del resto il senso della parola Maestro. Essa significa “dominatore”, il Maestro è cioè colui che consoce l’Arte e l’assoggetta alla sua volontà. La funzione di “insegnante” è del tutto secondaria e derivata e, per altro, non necessaria. La vera Iniziazione è inoltre incomunicabile. Se ne trasmette il principio spirituale, la potenza, ma non la si può spiegare. La realizzazione di essa deve essere personale e avviene dentro l’Iniziato, nella sua più profonda intimità.

Il Rituale dell’Elevazione è ricco di significati e di simbologie estremamente forti. Non si tratta però di semplici cerimonie allegoriche. Si tratta di Riti in grado di produrre cambiamenti reali nel Fratello che li subisce. 

La Parola di Passo è la chiave di comprensione di questo Rituale. Essa è un nome proprio, il nome quindi di un’entità senziente che agisce secondo intelligenza (non solo razionale) e non più in maniera automatica e cieca. Ma vediamo chi è. Dice la Bibbia:

Lamech si prese due mogli: una si chiamava Ada, l’altra Zilla. Ada partorì Iabal, padre dei nomadi allevatori di bestiame. Suo fratello, di nome Iubal, fu il padre dei suonatori di cetra e di flauto. Zilla a sua volta partorì T.·., fabbro di attrezzi in bronzo e in ferro.

Ci troviamo di fronte dunque ad una contraddizione apparente: l’entità che permette il passo è il Signore dei Metalli, il primo fabbro. Devo dire che questo mi stupì non poco quando fui elevato al Grado di Maestro. Avevo abbandonato i Metalli con l’Iniziazione ed ora mi trovavo ad aver a che fare con l’archetipo stesso dei fabbri, di coloro che della lavorazione dei Metalli fanno la loro missione, la loro Via. 

Come si diceva però la contraddizione è solo apparente. Per conciliare le cose era necessario semplicemente cambiare punto di vista, approfondire l’argomento e rivalutare quanto fino a quel momento vissuto secondo la nuova ottica. Per prima cosa dovetti abbandonare l’identificazione dei Metalli coi vizi. Pensare che i Maestri dovessero per la loro Opera utilizzare i vizi della profanità mi sembrava semplicemente assurdo. Cosa rappresentavano quindi i Metalli abbandonati prima dell’Iniziazione? Trovai la risposta nella visione ermetica. 

Secondo la dottrina (mi si passi il termine) degli Alchimisti, i metalli che si trovano in natura sono impuri. Per poter ottenere la realizzazione spirituale essi lavorano la materia al fine di ottenerne la purificazione. In questo modo i metalli vili, imperfetti e impuri, divengono Oro dei Filosofi, materiale puro e perfetto per antonomasia. Non tutti però possono praticare la trasmutazione. Essa è realizzabile solo da colui che ha raggiunto alti livelli spirituali, che ha compiuto la realizzazione iniziatica anche dentro di sé. Il Maestro dovrebbe aver raggiunto simili risultati. Per questo T.·. gli apre le porte della Conoscenza vera, le porte di quel percorso di morte e rinascita che produce nello Spirito del nuovo Maestro la trasmutazione  necessaria al salto dal mondo dell’individualità (Corpo e Anima) al mondo del sovra-individuale (Spirito). Ecco perché il Maestro può recuperare i suoi Metalli e lavorarli opportunamente fino a farli brillare della nuova luce, la luce dell’Oro dei Filosofi. Apprendisti e Compagni lavorano sulla pietra, principio primordiale che essi devono riscoprire in sé per poter proseguire. Devono tornare ai primordi per ripartire su una via nuova e più elevata. Essi non usano attrezzi metallici. Dice la Bibbia riguardo la costruzione del Tempio di Salomone:

Per la costruzione della casa si servirono di pietre già preparate nella cava; così nella casa, durante la sua costruzione, non si udì mai rumore di martello, d’ascia o di altro strumento di ferro.

Il luogo sacro dove sta sorgendo il Tempio non deve sentire rumore di ferro. Il ferro, e i metalli in generale, sono impuri e non sono quindi degni del Tempio. Per tale ragione le pietre sono lavorate direttamente nella cava, luogo profano, dove anche l’impurità degli attrezzi di ferro può manifestarsi e rendersi utile per il lavoro. Ma il Lavoro che si svolge nel luogo sacro è di matrice spirituale e un attrezzo impuro non è adatto e sarebbe, anzi, un freno inibitore. Il Tempio, il suo “progetto”, discende dal sovra-umano. Il fatto che il suo Architetto, Hiram Abif, sia figlio di una vedova (proprio come Mosè) simboleggia proprio questo. Il “padre” dell’Architetto non è terreno ma risiede in quel mondo spirituale dei Principi. Come lui il Maestro, tramite il contatto con quel mondo, ha ormai acquisito un grado tale di purezza interiore da non essere più attaccabile dall’impurità della materia. Per questo egli può riappropriarsi dei Metalli e lavorare su di essi per eliminare le scorie e renderli strumenti adatti. E questa facoltà non può essere acquisita che tramite l’Elevazione, tramite quella morte e rinascita che, ben lungi dall’essere pura rappresentazione, è Rito vero e proprio che conduce l’Iniziato attraverso il mondo dello Spirito dal quale uscirà trasmutato. In tal senso il Maestro è perfetto ovvero completo e purificato. È chiaro però che l’individuo che è stato elevato al Grado deve rendersi cosciente di ciò per poter realizzare la pienezza della Maestria anche l’Elevazione essendo un’Iniziazione, ovvero una trasmissione di strumenti che non possono però prescindere dal Lavoro dell’Iniziato. Il Maestro quindi è un Iniziato completo e, purificando i propri Metalli e costruendo il Tempio interiore in modo cosciente e intelligente, lavora per divenire Adepto.

In conclusione cito, a maggior conferma di quanto detto, un altro elemento del Grado di Maestro. Per la prima volta infatti abbiamo il Segno di Soccorso, un gesto che serve, così viene detto, per chiedere l’intervento dei Figli della Vedova. Anche qui si tratta di una spiegazione simbolica. Non è certo stato pensato per chiedere aiuto in mezzo ad una strada! D’altro canto non avremmo molte probabilità di ricevere soccorso visto che il numero di Massoni non è tale da garantirne al presenza ovunque e sempre! Questo segno serve a chiedere l’intervento di quelle Potenze Spirituali superiori che presiedono alla Massoneria, quelle entità che chiamiamo Fratelli dell’Oriente Eterno. Ecco perché si alzano le m.·. i.·. verso il c.·., gesto inutile e addirittura pericoloso per chiedere soccorso in mezzo ad una rissa o in situazioni simili, ma assai utile in quelle situazioni in cui si lavora iniziaticamente. Le m.·.sono a.·. e r.·.in a.·. per mostrare ai Fratelli dell’Oriente Eterno la propria p.·., la propria M.·.. 

T.·., Signore dei Metalli e del Fuoco che li forgia, ci ha condotti attraverso il mondo dello Spirito e ci apre le sue porte all’occorrenza. Egli diviene così la chiave del Grado di Maestro, sia in senso filosofico, sia in senso iniziatico. Sta a noi dimostrarci degni e puri a sufficienza per raccogliere i frutti del lavoro.

Enrico Proserpio

Note di Redazione.

Enrico Proserpio. Nato a Lecco il 15 luglio 1976, fin da bambino si interessa alla spiritualità. Legge e studia testi sulle tradizioni occidentali (qabbalah, alchimia, ermetismo…) e, una volta adulto, chiede di essere iniziato alla Massoneria, cosa che avviene il 25 maggio 2004 nella Rispettabile Loggia Magistri Comacini all’Oriente di Como, all’Obbedienza della GLDI degli ALAM. 

Nel 2011 si mette in sonno, lasciando la GLDI degli ALAM. Resta in sonno per alcuni anni per entrare poi, nel 2015, nella Rispettabile Loggia Sirio, n° 16, all’Obbedienza della Gran Loggia Tradizionale d’Italia, Loggia di Rito Egizio.

Nell’estate del 2008 è associato al Martinismo e comincia a riavvicinarsi alla spiritualità cristiana, cosa che lo porterà, il 5 maggio 2013, a essere ordinato Diacono per le mani di Sua Eminenza Armando Theodoro Corino, attuale Metropolita per l’Italia del Patriarcato Ortodosso delle Nazioni. Il 21 maggio 2018 è ordinato Presbitero. 

Attualmente è a piè di lista della Rispettabile Loggia Michael, anch’essa all’Obbedienza della GLTI, di Rito Scozzese Rettificato, della quale è Maestro Venerabile. 

Ha pubblicato, nel 2007, un romanzo intitolato “Il Ramo d’Acacia” che narra la vicenda di un giovane Massone perseguitato dai fascisti a cavallo tra 1924 e 1925. Inoltre, ha partecipato a una raccolta di ventidue racconti ispirati agli arcani maggiori dei Tarocchi, da lui ideata, con le novelle “Il Carro” e “L’Appeso”. La raccolta, intitolata “Tarot, Ludus Hermeticus” fu pubblicata dalle “Edizioni XII”. 

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