Giorgio de Chirico e quei Simboli… .

Giorgio De Chirico – Enigma di un pomeriggio d’autunno
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Tra l’esoterismo e l’arte, tanti sono i legami, i punti di contatto. Molti sono gli artisti che hanno lasciato dei segni, dei simboli, nelle loro opere; siano state sculture, dipinti, oggetti, ritroviamo la volontà dell’artista-esoterista (consentite a quest’umile autore questo parallelismo), di lasciare segni all’interlocutore-spettatore attento delle sue opere, che nella sua generazione (ed in quelle future) avrebbe saputo interpretarli. Tra questi Artisti va annoverato certamente Giorgio de Chirico.

Molti autori, molti curiosi attenti, spesso parlano di simbologie nascoste nelle opere cinematografiche; la quinta arte spesso è usata per velare certi messaggi, autori e sceneggiatori qualche volta usano appunto film e cortometraggi per inserire simboli, concetti esoterici.

Il grande Metafisico Giorgio de Chirico no, ha usato alcuni suoi dipinti per diffondere una certa cultura esoterica dichiarando all’interlocutore-spettatore i suoi messaggi, certamente la sua cultura, forse le sue indicazioni per seguire una o forse più Vie Iniziatiche.

Giorgio de Chirico

Fu lo stesso de Chirico infatti a dichiarare:

“il pittore, come un alchimista nel suo laboratorio, cercava la materia meravigliosa…
Era possibile che un pittore compisse un lavoro da alchimista, diventasse una specie di mago”.

Giorgio de Chirico e l’esoterismo nelle sue opere sono stati ampiamente raccontati. L’Opera Omnia in tal senso è La Metafisica schiarita del Prof. Maurizio Calvesi.

In questo breve articolo parleremo di alcuni simboli che allargano certe vedute, forse perché bisogna far parte di taluni Vie Iniziatiche Trasmutatorie per apprenderne tutto il significato e poter in parte condividerle.

La prima volta che parlai di questo argomento fu in una Tornata di Loggia Massonica Egizia di tanti tanti anni fa, dove spesso, in qualità Maestro Venerabile, cercavo costantemente ai giovani Iniziati tra le Colonne di diffondere quei simboli esoterici nascosti qua e là in alcune opere. Beh forse, il sottoscritto era meno comunicativo nel trasmettere e forse gli uditori “troppo apprendisti” per carpirne il reale valore di quella condivisione simbolica.

Non si può parlare di alcuni simboli esoterici dell’artista de Chirico senza prima “fotografarlo” come personaggio, come cultura formante.

Giorgio de Chirico nasce il 10 luglio 1888 a Volos, capitale della Tessaglia (Grecia). Fu spinto dal padre, in ingegnere delle ferrovie, ad esplorare le sue doti artistiche, la sua passione per l’arte. Prese lezioni di disegno dal pittore greco Mavrudis. In tutta la sua “adolescenza artistica” de Chirico fu attratto e immerso nella cultura ellenica, ma più in generale in tutta la cultura artistica mediterranea, fin dalle basi monumentali dell’Antico Egitto (di cui ritroviamo un chiaro simbolo, ma ne parliamo più avanti). Fu attratto da grandi pensatori del ‘900, i suoi grandi ispiratori si racconta che furono Weininger, Schopenhauer, Boecklin, Nietzsche. Nella pittura de Chirico trova nella metafisica la sua arma di divulgazione.

Giorgio de Chirico // Le caserme dei marinai

L’Artista, è doveroso ricordarlo, si trasferì a Roma negli anni 20. In quella città, governata fino al 1913 dall’allora Gran Maestro della Massoneria Italiana Ernesto Nathan; una città in quegli anni dove esoterismo e cultura correvano spesso insieme, dove nel 1927 venne “svelato” il Gruppo di Ur, fondato da Evola e di cui fecero parte, ad esempio, il Reghini ed il Colazza (l’allievo di Steiner).

C’è tanto di sgrossatura della pietra, dell’uomo, come si suol dire in Massoneria, quando, parlando all’artista suo contemporaneo afferma che deve:

“…creare sensazioni sconosciute in passato; spogliare l’arte dal comune e dall’accettato… sopprimere completamente l’uomo quale guida o come mezzo per esprimere dei simboli, delle sensazioni, dei pensieri, liberare la pittura una volta per tutte dall’antropomorfismo… vedere ogni cosa, anche l’uomo, nella sua qualità di cosa.”.

Beh de Chirico di certo ha operato per spogliare il superfluo; ma già dai primi anni, dalle prime opere del periodo di Monaco e Parigi, celate con sapienza, allusioni e analogie, fa largo uso della simbologia alchemica. Nelle sue opere spesso si vedono simboli come un Tempio, una Scacchiera, il Gallo, il Sole nero, il Mercurio.

Giorgio de Chirico // “Sole sul cavalletto”

C’è un’Opera di Giorgio de Chirico su cui il sottoscritto vuole soffermarsi, un’Opera che non verrà rivelata nel suo insieme (il lettore se vuole dovrà scovare da se quale sia l’opera) ed i cui elementi saranno solo narrati, che è un chiaro messaggio, un invito al Risveglio, che l’artista fa all’interlocutore-spettatore usando simboli alchemici e simboli massonici, anche prendendo spunto dalla cultura egizio-ellenica.

Ed in questa opera, lui, Giorgio de Chirico, guarda la scena da lontano, ci guarda da lontano, frappone il suo messaggio tra noi e lui, che resta lì sullo sfondo.

L’opera è divisa in due piani, piano materiale e piano spirituale; a collegare tra loro questi due piani troviamo Tre Colonne, Saggezza, Forza e Bellezza, la Scala di Giacobbe e la Scala dei Gradi di un Percorso Rituale.

L’Uomo si trova nel Piano Materiale, immerso in un brodo primordiale – ci accorgiamo che è “un’acqua antica” perché è simbolicamente tracciata come gli antichi egizi tracciavano geroglificamente l’acqua -, ma da cui è invitato ad uscire. L’Uomo immerso, è in realtà sdoppiato, una parte dell’Uomo resta immobile nell’acqua, disinteressato a passare dal Piano Materiale a quello Spirituale. L’altra parte dell’Uomo invece è intenta al risveglio ed è girata verso de Chirico sullo sfondo, quasi ad indicare in quella figura il de Chirico Maestro che gli ha indicato una Via.

In questa parte dell’Uomo, lo stesso si è avvicinato alla Scala di Giacobbe, è tra le Tre Colonne ed è pronto a salire i gradini di una Piramide Rituale, per passare dal Materiale allo Spirituale.

Prima però, non dimentica l’altra parte di Sè (e per chi si trova nella stessa situazione) e pertanto abbandona non a caso, in quel brodo primordiale, uno strumento, forse Lo Strumento. Prima di addentrarsi nel Sentiero che lo porterà dal Materiale allo Spirituale, lascia dietro di Sè infatti una sfera dai tre colori dell’Opera Alchemica, una sfera che è composta dal Nigredo, dall’Albedo e dal Rubedo; ricorda all’altro Sè che ha usato l’Alchimia, per Elevarsi, per trasmutarsi. E lasciando lì lo strumento, fa ciò che ogni Maestro fa, o dovrebbe fare, Trasmette la Conoscenza, indirizzando verso una Via.

Avrebbe potuto portare con se quella sfera, tenendo per se gelosamente i suoi segreti; invece l’abbandona lì, per l’altro Sè, per le generazioni a venire.

Buona ricerca.

Wusermatra

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