Quei fatti del 1386 narrati in The Last Duel …

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Tra realtà e finzione Hollywoodiana, in “The Last Duel” si racconta quello che secondo alcuni fu l’ultimo duello giudiziario in Francia, duello imperniato sulla possibilità di credere al racconto di una donna. Quanto il regista Ridley Scott è stato lontano dalla realtà dei fatti?

Il Medioevo ha sempre il suo fascino, ed ogni storia raccontata in un film ci catapulta verso ambienti, tradizioni, luoghi, personaggi di cui magari ignoriamo l’esistenza. Chi ricorda il film “Braveheart“? Ammettiamolo, prima di quel film in pochi conoscevano la vera storia del patriota scozzese Sir William Wallace.

Da pochi giorni ho completato la visione su una piattaforma in streaming (Disney+) dell’ultimo film di Ridley Scott “The Last Duel”, film che vede tra gli sceneggiatori anche due degli attori del film, Matt Damon e Ben Affleck.

Il film si incentra su una denuncia pubblica di stupro da parte di una nobildonna, tal Marguerite de Carrouges, accusa mossa contro lo scudiero Jacques Le Gris, un feudatario del conte Pierre d’Alençon; Le Gris era, per così dire, il rivale politico del marito di Marguerite de Carrouges, tal Sir Jean de Carrouges; la denuncia porterà poi a quello che gli storici identificano come l’ultimo duello giudiziario. Sullo sfondo di alcune vicende, la dimora filosofale, la Cattedrale di Notre-Dame in piena costruzione.

Lo sappiamo, Hollywood ha il suo modo di raccontare fatti ed eventi storici; i tempi di un film talvolta non consentono di dipanare la storia come effettivamente si svolse. Lo stratagemma di regista ed autori è stato quello di raccontare la medesima storia, che porta al duello mortale, secondo i tre punti di vista dei tre protagonisti.

Nel film pertanto la storia viene narrata guardandola con gli occhi di Sir Jean de Carrouges, quelli di Jacques Le Gris ed infine con gli occhi della nobildonna stuprata, Marguerite de Thibouville, cognome da sposata “de Carrouges“.

Se i personaggi vengono dipinti, rispetto alla vera storia, in maniera abbastanza fedele, bisogna però segnalare che la posizione di Jacques Le Gris, accusato del fatto specifico dello stupro e la posizione che lo stesso tenne nel processo dinanzi a Carlo VI Re di Francia raccontano una storia molto, molto diversa.

Nel film Jacques Le Gris appare sì come uno scudiero amante di donne e della bella vita, braccio destro del Conte d’Alençon, ma la sua difesa viene fatta reggere dal comportamento lascivo della accusatrice Marguerite de Carrouges e quello che viene definito stupro altro non appare come un rapporto consenziente, desiderato dalla stessa accusatrice. Si mette nel film così in risalto un rapporto sessuale consenziente figlio anche di atteggiamenti della protagonista, poco consoni ad una nobildonna sposata.

Le cronache dell’epoca e nei secoli successivi invece ci raccontano una storia un po’ diversa. Quella che segue è la storia che portò alla morte il 29 dicembre 1386 Jacques Le Gris dopo che il parlamento e la causa intentanta dai de Carrouges non riuscirono a definire la veridicità o meno dello stupro. La storia che vi riporto qui è stata tratta dall’autore del libro “The Last Duel”, tal Eric Jager. Il film ha ispirato Ridley Scott e gli autori, ma come vedremo a breve, la realtà in alcuni punti è molto diversa.

In un gelido giorno di dicembre del 1386, in un vecchio convento di Parigi che oggi è un museo della scienza e della tecnologia, un tempio della ragione umana, una folla ansiosa di migliaia di persone si è radunata per guardare due cavalieri combattere un duello all’ultimo sangue con lancia e spada e pugnale. Una bella giovane nobildonna, tutta vestita di nero ed esposta agli sguardi della folla, attendeva con ansia l’esito. Il processo per combattimento avrebbe deciso se avesse detto la verità, e quindi se sarebbe vissuta o morta. Come oggi, l’aggressione sessuale e lo stupro spesso rimasero impuniti e persino non denunciati nel Medioevo; ma un’accusa pubblica di stupro, all’epoca reato capitale e spesso motivo di scandalose voci che mettono in pericolo l’onore delle persone coinvolte, potrebbe avere gravi conseguenze sia per l’accusatore che per l’imputato, soprattutto tra la nobiltà.

Marguerite de Carrouges, discendente di un’antica e ricca famiglia normanna, affermò che nel gennaio di quell’anno era stata aggredita e violentata nel castello di sua suocera da uno scudiero (di grado inferiore al cavalierato) di nome Jacques Le Gris, aiutato da uno dei suoi più stretti compagni, un certo Adam Louvel. Il padre di Marguerite, Robert de Thibouville, una volta aveva tradito il re di Francia, ed era facile, secondo i cronisti dell’epoca interrogarsi se questa “figlia del traditore” stesse davvero dicendo la verità.

Il marito di Marguerite, Sir Jean de Carrouges, un uomo che si racconta geloso e violento, la cui amicizia un tempo stretta con Le Gris si era inasprita negli ultimi anni tra rivalità di corte e una lunga disputa per i terreni di pregio presso il vicino villaggio Aunou-le-Faucon, era in viaggio al momento del presunto crimine. Quando tornò pochi giorni dopo e sentì la storia di sua moglie, accusò con rabbia Le Gris alla corte del Conte Pierre di Alençon, signore supremo di entrambi gli uomini. Le Gris era il favorito del conte e il suo braccio destro, militare ed amministrativo. Un uomo grande e potente, Le Gris era ben istruito e molto ricco ed aveva anche una reputazione di seduttore.

Il Conte, infuriato per l’accusa contro il suo favorito, dichiarò in udienza che Marguerite de Carrouges “deve averlo sognato” e respinse sommariamente le accuse del marito Sir Jean de Carrouges.

Carrouges, senza il quale sua moglie non poteva nemmeno intentare una causa, partì risolutamente a Parigi per chiedere giustizia al Re Carlo VI. Un decreto reale del 1306 basato su un antico decreto precedente consentiva il duello come ultima risorsa per i nobili coinvolti in casi capitali, ad esempio omicidio, tradimento e stupro, ma ormai i duelli giudiziari, nel 1386, erano estremamente rari. Quel luglio, nell’antico palazzo reale sull’Île de la Cité, il cavaliere sfidò formalmente lo scudiero, gettando il guanto di sfida, come testimoniato dal giovane Carlo VI, da molti altri reali e dai magistrati del Parlamento di Parigi, il tribunale supremo.

L’impugnazione non sfociò però direttamente in un duello, ma segnò l’avvio di un’istruttoria formale da parte del Parlamento, che avrebbe autorizzato il duello solo se non fosse riuscito a pronunciarsi sulla base degli elementi a disposizione. Nei mesi successivi furono assunti avvocati famosi, convocati testimoni e raccolte testimonianze. La stessa Marguerite de Carrouges – all’epoca delle indagini incinta, forse a causa dello stupro – andò a Parigi e testimoniò in modo molto dettagliato sul presunto attacco di Le Gris e del suo complice. 

“L’ho combattuto così disperatamente”, ha affermato, “che ha gridato a Louvel di tornare indietro e aiutarlo. Mi hanno immobilizzato e mi hanno messo un capucium [un cappuccio] sulla bocca per farmi tacere. Pensavo che sarei soffocata, e presto non avrei più potuto combatterli. Le Gris mi ha violentata”.

dalla dichiarazione di Marguerite de Carrouges

Le Gris replicò nelle udienze con un alibi dettagliato non solo per il giorno dello stupro in questione, ma per l’intera settimana, chiamando numerosi testimoni per stabilire dove si trovasse all’interno o nelle vicinanze di un’altra città a circa venticinque miglia di distanza. L’avvocato di Le Gris era il rispettatissimo Jean Le Coq, tenne appunti in latino che ancora oggi sopravvivono permettendoci di dare un’occhiata alle discussioni avvocato-cliente. Le Coq sembra aver nutrito qualche dubbio sulla veridicità del suo cliente, pur ammettendo che questo era il più spinoso dei casi “ha detto, ha detto”. Nonostante i molti giuramenti della signora, e quelli dello scudiero, Le Coq confidò al suo diario: “Nessuno sapeva davvero la verità sulla questione”.

Il Parlamento alla fine non riuscì a raggiungere un verdetto e a settembre ordinò ufficialmente un processo per combattimento, dove, in teoria, Dio avrebbe assicurato un risultato giusto. 

Se Carrouges avesse vinto il duello, la coppia sarebbe stata liberata, le loro affermazioni confermate; ma se il marito e campione di Marguerite avesse perso, “dimostrando” così che la sua accusa era falsa, anche lei sarebbe stata messa a morte. E non una morte qualunque. Secondo l’antica tradizione, sarebbe stata bruciata viva come falsa accusatrice.

Ormai il caso era diventato una cause célèbre. L’intera Corte Reale stava spettegolando sullo stupro, sul processo e sulla probabilità di un duello. Al di là della corte della controversia dei fatti. La notizia della scandalosa vicenda si diffuse in lungo e in largo attraverso mercanti, soldati, clero itinerante e altri che portarono le ultime notizie lungo le strade dissestate verso città e villaggi remoti.

Il combattimento giudiziario mortale, fissato per il 29 dicembre del 1386; prometteva di essere il momento clou della stagione nella capitale, poiché migliaia di parigini accorrevano per vederlo, ed il giovane re e la sua corte presero posto nelle colorate tribune allestite lungo il campo del monastero di Saint-Martin-des-Champs. Froissart, autore del conosciuto “Cronache”, il resoconto dell’Inghilterra e della Francia del XIV secolo, così ci racconta di Marguerite, che aveva da poco dato alla luce un figlio, mentre prega la Vergine attendendo con ansia il suo destino “Non so, perché non ho mai parlato con lei, se non si fosse spesso pentita di essere andata così lontano con la faccenda che lei e suo marito erano in così grave pericolo – e poi finalmente lì ad aspettare null’altro che l’esito”.

Dopo molte cerimonie preliminari decretate dalla tradizione (un’ispezione delle armi, una serie di giuramenti solenni, la necessaria nomina di Le Gris come cavaliere per equiparare i combattenti di grado, ecc.), il duello iniziò come una giostra a cavallo, con lance. I due combattenti “sedevano i loro cavalli molto graziosamente”, scrive Froissart, “perché entrambi erano abili nelle armi. E i signori di Francia si rallegrarono di vederlo, perché erano venuti a vedere i due uomini combattere». Oltre alla risoluzione di un caso legale in stallo, il duello ha anche fornito l’atteso sport sanguinario per la nobiltà.

Dopo essere smontati, Carrouges e Le Gris combatterono a piedi con le spade, “entrambi molto valorosamente”, ma Le Gris riuscì a entrare nelle difese di Carrouges e lo ferì alla coscia. “Tutti quelli che lo amavano erano molto spaventati”, aggiunge il cronista Froissart in quello che è l’equivalente narrativo di una ripresa cinematografica di reazione.

Jean Froissart

Sebbene rischiasse di morire dissanguato, Carrouges montò un audace contrattacco e “ha combattuto così forte” che è riuscito a gettare a terra il suo avversario. Altri resoconti forniscono dettagli più tecnici, suggerendo persino che Le Gris scivolò sul sangue del suo avversario. Froissart dice semplicemente che Carrouges “ha abbattuto” il suo avversario e, “ficcandogli la spada nel corpo, lo ha ucciso sul posto”.

Concluso il duello, prosegue Froissart, “il corpo di Jacques Le Gris fu consegnato al boia di Parigi, che lo trascinò a Montfaucon e lì lo appese”. Per mesi dopo, al grande patibolo di pietra sulla famigerata cima della collina fuori dalle porte settentrionali della città, questa macabra vista salutò ogni cittadino o viaggiatore di passaggio. La morale era chiara: Le Gris è salito nel mondo e poi improvvisamente è caduto, ha dominato ma alla fine è stato vinto, ha commesso un crimine in segreto ed è stato pubblicamente esposto. Alla fine la città espulse il contagio, e il corpo politico fu ripulito.

Il duello tra Carrouges e Le Gris si rivelerebbe secondo alcuni come l’ultimo duello giudiziario sancito dal Parlamento di Parigi. Nei sei secoli successivi alla fine della lite, tuttavia, la morale che ne doveva derivare cambiò notevolmente. Molti scettici, inclusi cronisti, storici, partigiani e persino romanzieri storici, hanno messo in dubbio il verdetto ufficiale. 

Alcuni fecero eco al decreto sprezzante del Conte Pierre, affermando che Marguerite de Carrouges inverntò tutto, forse per coprire una relazione con un altro uomo. Alcuni suggerirono che suo marito la costrinse a vendicarsi di Le Gris, il suo ex amico diventato rivale a corte. Ed alcuni, invocando la teoria più popolare, riconoscono lo stupro, ma affermando che Marguerite accusò erroneamente l’uomo sbagliato, un errore “onesto”, ma tragico che ha derubato Le Gris della sua vita, fortuna e buon nome.

La teoria dello scambio di identità deriva in definitiva da due fonti che hanno iniziato a circolare più di un decennio dopo il duello. La prima delle due è la Cronaca di Saint-Denis , una storia reale ufficiale del monaco Michel Pintoin scritta probabilmente intorno al 1400. Essa afferma che l’innocenza di Le Gris “fu poi riconosciuta da tutti, per un uomo condannato a morte dalla legge che confessò di aver commesso l’efferato stupro. Quando la signora Marguerite de Carrouges lo seppe e si rese conto che l’errore era colpa sua, si ritirò in un convento dopo la morte del marito (durante una spedizione delle Crociate il 25 settembre 1396), giurando castità perpetua”.

Un rapporto simile con una significativa differenza di dettagli appare nell’Histoire de Charles VI di Jean Juvénal des Ursins , scritto non prima del 1420 e forse più vicino al 1430. Nato nel 1388, due anni dopo il fatale duello, Juvénal, un vescovo, scrisse con un allontanamento ancora maggiore nel tempo e potrebbe essere stato influenzato dal racconto di Pintoin. Sostenne inoltre che Marguerite de Carrouges fosse stata ingannata sull’identità del suo aggressore, sebbene la presunta “verità” emerga in circostanze piuttosto diverse: “In seguito si scoprì che [Le Gris] non lo aveva realmente fatto, ma che era stato fatto da un altro , che morì di malattia nel suo letto e, al momento della morte, confessò davanti ad altri di aver commesso il fatto”.

Un motivo di scetticismo su questi due rapporti – a parte le loro fonti sacerdotali, notoriamente sospettose nei confronti delle donne – è che ognuno racconta una storia sostanzialmente diversa. Uno identifica il presunto criminale come un condannato in procinto di essere giustiziato, l’altro come un malato in punto di morte. E uno include il ritiro penitenziale della signora in un convento, mentre l’altro omette questo finale. Inoltre, nessuno dei due rapporti è mai stato corroborato in modo indipendente, sebbene l’esistenza di due di questi rapporti, nonostante i loro dettagli diversi, possa aver permesso a ciascuno di garantire l’altro nella mente di coloro che erano desiderosi di crederci.

Il precedente e più dettagliato resoconto della presunta confessione, nella cronaca di Pintoin, non solo differisce dall’altro, ma diverge anche nettamente dalla testimonianza ufficiale di Marguerite davanti al Parlamento in modi che rendono il suo scenario chiaramente impossibile. Secondo Pintoin, Marguerite e il suo assalitore cenarono insieme prima dell’attacco, e fu mentre lo mostrava nella sua stanza per la notte che lui l’aggredì. Questi dettagli sono del tutto in contrasto con la testimonianza in tribunale di Marguerite sulla visita diurna del suo aggressore, il cui tempismo (se non le sue specifiche accuse) è stato corroborato dalla partenza della suocera quella mattina e dal suo ritorno poche ore dopo lo stesso giorno. Nel suo alibi, lo stesso Le Gris ha citato la ristretta finestra di tempo a disposizione per la sua presunta visita, rigorosamente nelle ore diurne. E anche se l’aggressore, come sostiene Pintoin.

Secoli dopo la storia dell'”innocente” Le Gris falsamente accusato e costretto a difendersi in un barbaro e ingiusto processo per combattimento fu ulteriormente divulgata dai pensatori.

In Encyclopédie del Diderot e Histoire du Parlement de Paris di Voltaire fu usata la vicenda 1386 per denunciare la presunta ignoranza e crudeltà del Medioevo. All’inizio del diciannovesimo secolo, l’idea che tutto fosse stato un caso di errore di identità era saldamente stabilita, come esemplificato in una rivisitazione del 1824 dallo storico e politico normanno Louis Du Bois, che “spiega” il presunto errore giudiziario ipotizzando che il il vero stupratore “era uno scudiero che senza dubbio aveva qualche somiglianza con lo sfortunato Le Gris”.

La teoria dell’identità errata fu abbracciata anche all’estero, come lo storico americano Henry Charles Lea, che nel suo influente studio del 1866 sulla legge medievale, Superstition and Force , affermò come un dato di fatto che “Le Gris fu successivamente dimostrato innocente dalla confessione sul letto di morte del vero delinquente”. Lea ha persino accusato Froissart di aver omesso qualsiasi riferimento alla confessione.

Un secolo e più dopo che i narratori avevano reso popolare la teoria, essa si consolidò come un fatto concreto in autorevoli enciclopedie. In una voce sui duelli, il Grand Dictionnaire Universel (1866-1877), supervisionato dal rispettato editore Pierre Larousse, descrive l’affare del 1386 come “uno dei più notevoli” della storia, sostenendo che l’ampia credenza nella sua ingiustizia ha contribuito a porre fine rapidamente all’uso del processo per combattimento.

L’articolo offre una versione confusa e disseminata di errori in cui, “nel 1385”, Le Gris fu accusato di aver aggredito la signora “di notte”, con “il volto mascherato”, mentre aspettava il ritorno del marito dalla Terra Santa. Dopo il fatale duello, viene fuori la “verità”: “Qualche tempo dopo, un criminale in procinto di espiare gli altri suoi crimini confessò di essere colpevole dell’odioso atto di cui era stato accusato Le Gris. Questo crudele errore spinse il Parlamento a respingere sistematicamente tutti i ricorsi per il duello… Questa fu la fine del combattimento giudiziario”.

Una storia simile è raccontata dalla famosa undicesima edizione dell’Enciclopedia Britannica (1910–11), che fornisce anch’essa la data errata del 1385 e vede lo stupratore che attacca la donna di notte, sebbene qui “nelle vesti di suo marito” mentre lei attende il suo ritorno dalle Crociate, un gioco da letto non plausibile che ricorda la storia di Martin Guerre. Anche l’epilogo fa eco al Grande dictionnaire : “Non molto tempo dopo, un criminale arrestato per qualche altro reato confessò di essere l’autore dell’oltraggio. Nessuna istituzione potrebbe sopravvivere a lungo una confutazione così aperta, che è stata annullata dal Parlamento”.

Stemma di Jean Le Gris

La narrativa storica popolare ha favorito la teoria dello scambio di identità, sfruttandone l’effetto shock. Un esempio elaborato apparve nel 1829, solo pochi anni dopo la congettura di Du Bois che lo scudiero accusato fosse stato scambiato per un sosia, in L’historial du jongleur, una raccolta anonima di racconti “medievali”. La storia di quaranta pagine “Le jugement de Dieu” inizia con una folla di parigini eccitati e pettegoli che arrivano al campo di Saint-Martin per assistere al tanto atteso duello. Come ci si poteva aspettare, la micidiale prova per combattimento davanti all’enorme folla di spettatori si svolge con genuina dramma e suspense. Ma poi, pochi istanti dopo che Carrouges ha ucciso Le Gris sul campo di battaglia, un corriere polveroso arriva con la sorprendente notizia che un altro uomo ha confessato il crimine, una notizia che ora è troppo tardi per salvare l’innocente Le Gris. Ciò che contraddistingue questa versione, oltre alla sua lunghezza insolita, è la rapidità con cui l'”errore” giudiziario sul campo di battaglia viene rivelato dall’arrivo improvviso della “verità”.

A parte i resoconti dubbi, approssimativi e incoerenti nelle due cronache, nessuna prova esterna di questa leggenda nebulosa è mai stata offerta a sostegno del racconto spesso raccontato di una confessione dell’ultimo minuto da parte del “vero” colpevole. È strano che così tante autorità sembrino non essere state turbate dagli ovvi errori di fatto in questi rapporti, dalle loro reciproche incongruenze o dalla mancanza di prove a sostegno. Se ci sono ragioni per credere alla possibilità dell’innocenza di Jacques Le Gris, la dubbia storia di una confessione tardiva di un altro uomo di certo non è e non è mai stata una di queste.

Nonostante le affermazioni di oppositori e romanzieri, la testimonianza di Marguerite suggerisce che quasi certamente non si sbagliava sull’identità dei suoi aggressori. Quella testimonianza occupa quasi mille parole di latino nella sintesi ufficiale del caso del Parlamento, conservata oggi agli Archives Nationales, sulla riva destra, nel Marais, a pochi passi dall’antico priorato dove si svolse la battaglia in quel freddo inverno giorno.

Marguerite testimoniò ripetutamente sotto giuramento che un certo giorno del gennaio 1386, giovedì 18, fu attaccata dai due uomini, Le Gris e Louvel. Questo è successo, ha detto, nelle ore mattutine nel modesto castello di sua suocera vedova, Nicole de Carrouges, in una remota tenuta della Normandia conosciuta come Capomesnil, a circa dodici miglia a sud-ovest di Lisieux. Al momento dello stupro, il marito Jean de Carrouges era in trasferta a Parigi da cui sarebbe tornato pochi giorni dopo. Anche Nicole, alle cui cure Jean aveva lasciato la moglie, era assente per una parte della giornata in questione, essendo stata chiamata per affari legali nella vicina città abbaziale di Saint-Pierre. Marguerite de Carrouges affermò che Nicole aveva portato con sé quasi tutti i domestici, inclusa una domestica che Jean aveva espressamente incaricato di non lasciare mai il fianco di Marguerite,

Marguerite ha anche testimoniato che Adam Louvel è stato il primo ad arrivare al castello e che ha iniziato la sua visita esortandola a chiedere al marito di prolungare la durata di un prestito in sospeso per cento franchi d’oro. Louvel ha poi aggiunto un saluto da Jacques Le Gris, che ha detto “l’ammirava molto” ed era ansioso di parlare con lei. Marguerite rispose che non desiderava parlare con Le Gris e che Louvel avrebbe dovuto interrompere immediatamente le sue chiacchiere.

A questo punto lo stesso Le Gris entrò improvvisamente nel salone del castello (aulam, probabilmente riferito alla camera principale o “sala grande” dove venivano tipicamente ricevuti gli ospiti). Salutando Marguerite, dichiarò che era “la signora di tutto il paese”, che l’amava di più e che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei. Quando Marguerite disse a Le Gris che non doveva parlarle in questo modo, la prese per mano, la costrinse a sedersi accanto a lui su una panchina e le disse che sapeva tutto dei recenti problemi di denaro del marito, offrendo a pagala bene. Quando Marguerite rifiutò categoricamente la sua offerta, dicendo che non desiderava i suoi soldi, la violenza aumentò.

Margherite testimoniò che i due uomini la presero per le braccia e le gambe e la trascinarono su per una scala vicina, mentre lei si dibatteva e gridava aiuto. Costretta in una camera da letto al piano di sopra, cercò di scappare correndo attraverso una porta all’altra estremità della stanza, ma è stata bloccata da Le Gris. Lo scudiero quindi la gettò su un letto ma non riuscì a trattenerla senza l’aiuto di Louvel, che si precipitò di nuovo nella stanza su ordine di Le Gris per aiutare il suo amico a sottomettere ed infine violentare Marguerite. Lei continuò o a gridare aiuto, disse, finché non è stata messa a tacere dal cappuccio di Le Gris.

Come notato nel 1850 dallo storico normanno Alfred de Caix, uno dei pochi ad accreditare la sua storia, la testimonianza di Marguerite è straordinariamente “circostante e dettagliata”. Alcuni dettagli nel suo resoconto sollevano seri problemi per la teoria dell’identità errata. In particolare, Marguerite de Carrouges testimoniò di aver visto entrambi gli uomini alla luce del giorno, che Louvel ha specificamente menzionato Le Gris per nome prima che quest’ultimo apparisse poco dopo e che ha parlato a lungo con entrambi gli uomini prima che la attaccassero. 

L’affermazione di Marguerite secondo cui Louvel menzionò Le Gris per nome è particolarmente significativa, poiché è difficile inserire questo dettaglio in uno scenario plausibile in cui si sbagli sinceramente, come molti hanno affermato che fosse, sull’identità dei suoi assalitori, in particolare Le Gris.

In sua difesa, Le Gris affermò che Nicole non trovò nulla di strano al suo ritorno e non credette mai alle successive accuse di sua nuora. In tribunale, affermò anche di aver visto Marguerite solo due volte in tutta la sua vita: durante l’inchiesta ufficiale del Parlamento, e anche “non meno di due anni prima” a una riunione sociale a casa di un amico comune, Jean Crespin, dove Carrouges e Le Gris apparentemente misero da parte i loro recenti litigi e Carrouges ordinò a sua moglie di baciare Le Gris in segno di rinnovata amicizia.

Quindi la teoria dell’identità errata ha a suo favore la relativa non familiarità di Marguerite con l’aspetto fisico di Le Gris al momento del presunto stupro nel gennaio 1386, più di un anno dopo che Marguerite aveva incontrato e visto per la prima volta Le Gris da Crespin. Tuttavia, la teoria non può spiegare plausibilmente il fatto che Louvel abbia chiamato Le Gris durante una conversazione con Marguerite. La denominazione di Le Gris da parte di Louvel appena prima dell’arrivo dello stesso scudiero sembrerebbe collocare Le Gris indiscutibilmente lì, a meno che la storia di Marguerite non fosse una deliberata fabbricazione.

È anche significativo che il Parlamento di Parigi abbia trovato la storia di Marguerite abbastanza credibile da annullare l’esonero ufficiale di Le Gris da parte del conte Pierre ed autorizzare il raro duello giudiziario, il cui scopo ufficiale, per quanto dubbia possa sembrare oggi la procedura, era determinare la verità nei casi in cui la testimonianza dei testimoni e altre prove non erano sufficienti per raggiungere un verdetto. La storia di Marguerite doveva sembrare almeno plausibile ai magistrati che avevano ordinato il duello, cosa che il Parlamento non faceva da oltre trent’anni in un caso di stupro.

Se la teoria dell’identità errata è sbagliata, questo ci riporta sui corni acuti di un dilemma: Marguerite de Carrouges stava mentendo o stava dicendo la verità? L’opinione che Marguerite stesse mentendo – una congettura non supportata da alcuna prova, a parte il dubbio alibi di Le Gris – sostiene che sia stata lei stessa a inventare la storia dello stupro, forse per coprire un adulterio, o che le sia stato estorto dal marito opportunista in per vendicarsi del suo rivale. Quest’ultima spiegazione è proprio quella che Le Gris ha avanzato in sua difesa, ed è stata ripresa da almeno uno storico moderno di recente, nel 1992. Nel suo libro Tales of the Marriage Bed from Medieval France, Famiglietti afferma che Carrouges, dopo aver appreso che Marguerite era stata violentata, “ha deciso di volgere lo stupro a suo vantaggio” e “ha costretto sua moglie ad accettare di accusare Jacques di essere stato l’uomo che l’ha violentata”. In questa prospettiva, Marguerite ha accusato l’uomo sbagliato non per un errore onesto ma per aver conosciuto la collusione (o la paurosa condiscendenza) con suo marito. E la sua testimonianza in tribunale si riduce a nient’altro che il “copione” del marito – come lo chiama Famiglietti – per aver distrutto l’odiato rivale.

L’unico neo è un altro aspetto della testimonianza di Marguerite a cui non è stata data la dovuta attenzione, vale a dire l’inclusione di Adam Louvel nelle accuse penali. Data l’assenza di testimoni a suo favore, le accuse di Marguerite contro Louvel erano un’aggiunta gratuita e rischiosa alla sua testimonianza nella sua storia dell’aggressione e dello stupro era davvero una menzogna deliberata. Più la sua storia era complicata, più era vulnerabile alla sfida; incluso Adam Louvel nelle accuse ha semplicemente aggiunto al suo onere della prova. Solo l’alibi di Le Gris sopravvive negli atti del tribunale, ma se Louvel avesse avuto testimoni separati che lo collocarono altrove al momento del crimine, la loro testimonianza avrebbe scagionato anche Le Gris, proprio come l’alibi di Le Gris avrebbe aiutato a scagionare Louvel. Due alibi separati sono più difficili da smentire di uno. E due sospetti sono più difficili da condannare di uno, a meno che non possano essere rivolti l’uno contro l’altro. Eppure, secondo quanto riferito, Adam Louvel non ha confessato nulla, nemmeno sotto tortura. Ma se la storia di Marguerite è vera e Le Gris era colpevole come accusato, perché il signorotto ha aumentato il rischio di essere scoperto portando in primo luogo un complice?

Questo caso intricato e ancora controverso lascia molte domande allettanti, non ultima tra tutte perché Jacques Le Gris lo abbia fatto, se davvero lo ha fatto. E se il Parlamento di Parigi non è riuscito a stabilire nemmeno i fatti di base, ci sono poche possibilità che scopriamo motivi nascosti dopo tutti questi secoli. Ma i dubbi che accolgono la storia scandalosa di Marguerite, il rifiuto iniziale delle sue richieste in tribunale e l’ombra gettata sulla sua reputazione dai successivi resoconti della cronaca non sono così diversi dallo scetticismo e dal pregiudizio affrontati dalle vittime più recenti di aggressioni sessuali. Proprio come si dice che Le Gris abbia messo a tacere Marguerite con il suo cappuccio, una legione di chierici, storici e partigiani è riuscita a attutire e soffocare la sua storia con voci vaghe e rapporti incoerenti che hanno avvolto la questione quasi fino ai giorni nostri.

Eppure il caso rivela il modo in cui lo scandalo, in quanto cugino della parola calunnia (entrambe derivano dall’antico francese ecandle), risiede in ultima analisi nella parola parlata o scritta, sia nei pettegolezzi dei vicini che nel sentito dire del cronista. Gli scandali storici, proprio come quelli contemporanei che riempiono i nostri tabloid, i siti di notizie e i feed di Facebook ormai onnipresenti, si basano su un senso di certezza ampiamente condiviso su “ciò che è realmente accaduto”, un sentimento che spesso smentisce la verità sfuggente. Mentre alcuni toccati dallo scandalo possono resuscitare le loro vite e la loro reputazione, altri non lo faranno mai: ciò che è accaduto, o si dice sia accaduto, può seguirli anche attraverso le pagine della storia.

Ai nostri lettori, il compito di farsi un’idea di come si svolsero i fatti e di chi, tra i tre protagonisti, ne esce peggio rispetto alla vera storia.

Wusermatra

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