catari

Alla fine del Xll secolo, la Francia dei conti di Tolosa, ovvero l’Occitania, rappresentava una sintesi illuminata tra la civiltà latina e quella celtica, una sinergia nella quale si potevano sviluppare i germogli di un altro tipo di cultura che avrebbe potuto occupare l’Europa occidentale, se non fosse stata stroncata sul nascere, sistematicamente e coscientemente repressa dal potere della chiesa di Roma, dalla vigliaccheria del Re capetingio e dai nobili del nord.

Nel Sud francese le città erano prospere, culturalmente avanzate e Tolosa era la terza città d’Europa, dopo Roma e Venezia, con importanti scambi economico-culturali con gli Arabi ed altre popolazioni del bacino del Mediterraneo. In questa situazione fu normale l’apertura a fedi e credenze religiose che si distinguessero dal lassismo e dalla vergognosa simonia praticata dal clero di Roma. Questo frutto prese forma nel dualismo gnostico, maturazione ed evoluzione squisitamente occidentale del Mazdeismo Persiano, imperniato sul Dio di Luce (AHURA MAZDA) ed il Dio della creazione AHRIMAN.

Solo tra il 1152 e il 1156 appare la parola “Cataro” e precisamente nei “Sermones contra Catharos” di Ecberto di Schonau. Scrive: Catari, id est puri (I Catari, cioè i puri). 

Dei Catari in Italia vi sono due scritti eresiologici: l’Anonimo “De heresi Catharorum” (Sull’eresia dei Catari) scritto verso il 1210 e il “Tractatus de hereticis” (Trattato sugli eretici) di Anselmo di Alessandria, scritto verso il 1270.

Il più grande problema di tutte le religioni monoteistiche e di stampo dualistico era ed è la comprensione di come possa un Dio buono commettere il male, o quantomeno permettere che esista, in lui o accanto a lui.

Una spiegazione, seppur confusa, la ritroviamo nella Genesi, il cui mito molto significativo è evocato come l’Albero del Bene e del Male. E’ scritto che Adamo ed Eva, dopo aver mangiato il frutto dell’albero, si vergognarono della propria nudità, cioè della propria condizione, ritrovandola insopportabile. Risvegliati dal sogno dorato si accorsero di essere imperfetti in un universo perfetto. A loro non rimase che la fuga, l’esilio. La figura della spada fiammeggiante risulta essere solo la piena coscienza della loro indegnità la cui valutazione la si ha solo rapportandola ad un altro valore sicuramente superiore. Adamo ed Eva erano riusciti a “valutare”, ma per “valutare” occorreva “avere coscienza”: ciò vuol dire che non erano riusciti a “valutare” fin dall’inizio.

Se al principio erano stati incapaci di valutare è perché non “avevano coscienza” del sé, scoprendo l’infelicità, la sofferenza, la morte.

Ma paradossalmente scoprendo il male riscoprirono il bene, il ricordo della loro situazione primigenia, un modello per cui lottare, una speranza.

Ma allora, cos’è il male e perché un Essere Supremo ne tollera l’esistenza?

E’ certo che mettere come principio un bene assoluto porta immediatamente ad ammettere anche il principio contrario. Il problema grande è quello di sapere quale dei due principi è superiore all’altro. A meno che, non siano due principi uguali.

Si arriva tuttavia ad un momento in cui è difficile spiegare l’accadimento quotidiano. E’ martellante la questione di come un Dio perfetto possa tollerare l’imperfetto. Come possa un Dio buono, anche indirettamente, accettare il male, la carestia, la sofferenza.

Rispondersi che non può intervenire perché rispetta il libero arbitrio è come affermare che non è onnipotente. Allora si è tentati di fare il distinguo tra bene apparente e bene reale, rassicurandoci nel dire che Dio, non poteva creare un mondo perfetto altrimenti gli esseri umani, sarebbero a loro  volta degli dei, e Dio non sarebbe più unico.

E’ un concetto Hegeliano l’idea che un Dio assoluto equivalga a nulla perché non sa di esistere, per cui ha bisogno del “diverso” del “differente”, ma logicamente non “ differente” in senso di superiorità perché allora Dio non sarebbe più onnipotente e perfetto, ma “differente” in senso dell’inferiorità  e l’inferiorità è mancanza, imperfezione.

Stabiliamo da ciò l’identificazione tra l’imperfezione ed il male.

Ma essendo il male, come il bene, concetti astratti, abbiamo bisogno di identificare il male col diavolo ( dal greco Dàimon- essere appartenente alla divinità) e nella fattispecie Satana o qualsiasi altro nome vi si voglia dare, importante è però l’identificazione del “contro” o “dell’avversario” alle proprie finalità.

Il mondo materiale diventa così un campo di battaglia in cui gli uomini possono scegliere con cui schierarsi.

Ci si ripresenta il problema del libero arbitrio.

L’uomo può effettivamente scegliere, è libero solo in apparenza o la scelta gli è imposta come un destino cieco. Pelagio afferma che: “ se l’uomo è completamente libero può effettivamente scegliere”

E se l’uomo non fosse completamente libero, sarebbe responsabile delle proprie scelte? Possiamo sicuramente affermare che essere costretti a fare il male non è il male.

L’esempio lo ritroviamo nel vecchio testamento, dove un Dio crudele e dispotico conduce il suo popolo  alla conquista della terra promessa, massacrando tutti coloro che ostacolano il cammino, o con lui non sono d’accordo, arrivando a sterminare innocenti anche tra il suo stesso popolo solo per   umane mancanze.

Ma per il popolo ebraico tutto ciò non era male perché dovevano conformarsi al volere Divino. Erano evidentemente gli “altri” ad essere l’incarnazione del male ed ostacolo di una escatologia dettata dal loro Dio. Questo tipo di giustificazione lo ritroviamo ripetutamente nella storia, per avvallare genocidi e massacri vergognosi tra i quali ritroviamo il più abominevole, dove armate cattoliche andarono in Linguadoca a massacrare fratelli cristiani solo per impossessarsi delle altrui ricchezze e per il disprezzo della cultura e della libertà. E’ importante far notare che i beni confiscati ai Catari o presunti tali andavano per i 2/3 alla chiesa, il restante 1/3 nelle casse della città.

Per i Catari il libero arbitrio non esisteva, facevano intervenire un’altra posizione, quella delle reincarnazioni necessarie per purificarsi dalla materia per salire così verso la Sorgente o l’Emanazione Prima.

Costui si sarebbe reincarnato in un corpo più favorevole alla sua ascesi spirituale: solo i criminali si sarebbero reincarnati in animali. E’ da ciò che i Catari non mangiavano carne, uova, o alimenti che derivassero da animali, per non immettere in se’ eventualmente elementi derivanti da reincarnazioni impure.

Si nutrivano di vegetali, frutta e soprattutto pesci, tant’è che le maggiori concentrazioni  di comunità Catare le ritroviamo a ridosso di fiumi o laghi. Voglio ricordare le tre circoscrizioni lombarde principali, gerarchicamente indipendenti:

  • Chiesa di Concorezzo ( Ordo Bulgarie, dualismo mitigato)
  • Chiesa di Desenzano ( Ordo Drugunthiae, dualismo assoluto)
  • Chiesa di Bagnolo S. Vito o Bagnolo Cremasco ( Ordo Sclaveniae, dualismo mitigato)

I Catari non avevano chiese propriamente dette, ogni casa poteva essere una chiesa, in essa non vi erano paramenti di nessun genere, i muri erano bianchi a calce, qualche banco, un tavolo con una tovaglia bianca sulla quale era appoggiato il Vangelo. Vi erano molti ceri accesi, perché rappresentavano le fiamme dello Spirito santo disceso sugli apostoli nella Pentecoste.

La cerimonia principale era il Consolamentum. In essa vi era il battesimo, cresima, sacerdozio ed estrema unzione e questo sacramento veniva dato con l’imposizione delle mani. Presso i Catari gli ordini si suddividevano in quattro gradi:  il primo si chiamava Vescovo, il secondo Figlio Maggiore, il terzo Figlio Minore, il quarto Diacono e poi vi erano i credenti. 

Alla morte del Vescovo il Figlio Minore ordinava Vescovo il Figlio Maggiore, il quale ordinava il Figlio Minore in Figlio Maggiore.

Riconoscevano il valore del Nuovo Testamento, ma il libro più onorato era il Vangelo di Giovanni (del resto mai ritrovato in veste originale), come pure una Apocalisse, di stampo orientale, intitolata “la visione di Isaia”.

Ritenevano che i figli di Dio fossero due, Satanael e Gesù, il primo col governo del cielo e del potere della creazione, il secondo del governo e del potere dello spirito.

Per i Catari quello che l’Antico Testamento maledice, è il bell’Astro del Mattino, mentre quello che rivela il Nuovo Testamento, nell’Apocalisse di Giovanni, è un re o angelo delle tenebre e dell’abisso, che porta il nome di Apollyon. Apollyon, l’angelo dell’abisso e principe di questo mondo, è l’Apollo luminoso (propriamente “Apollo” è Apollòn cioè volto splendente, mentre l’Apocalisse porta Apollyon che deriva dal verbo apòllymi, rovinare, distruggere).

Sia il Vecchio che il Nuovo Testamento portano nomi differenti di divinità che possono passare per una sola, ma i Catari nella loro teogonia ne prediligono solo quella più simile al Sole, il più grande tra i portatori di luce, e che Apollo stesso si fondeva con il “Bell’Astro del Mattino” : il Sole.

L’altro astro a cui rivolgevano le loro preghiere era la Luna, dispensatrice della rugiada e della luce riflessa dal Sole illuminando le notti, e con il Sole, ma più rapidamente percorre lo zodiaco.

Dell’essoterismo ed exoterismo Cataro nelle leggende e/o tradizione mi riservo di poterne parlare in lavoro di ricerca che svilupperò in futuro.

Roberto Visigalli

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