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Niente è dimenticato, nessuno è dimenticato.

“Quando un uomo, una volta morto, la parola è entrata nel fuoco, il respiro nell’aria, l’occhio nel sole, la mente nella luna, l’orecchio nel cielo, il corpo nella terra, l’ātman nello spazio etereo, i peli nelle erbe, i capelli negli alberi, il sangue e lo sperma nelle acque, dove si trova quest’uomo?” – “Prendimi la mano, amico Ārthabhāga, noi soli possiamo sapere queste cose, non dobbiamo parlarne pubblicamente”. E lasciarono l’assemblea parlando tra loro. E parlavano del karma, e mentre lodavano, il karma lodavano: si diventa buoni (si genera merito) con le azioni (karman) buone, si diventa cattivi (si genera il male) con le azioni cattive.(Upanishad)

La legge del karma è la legge fondamentale dell’universo, che lega l’effetto alla causa nel mondo fisico, mentale e spirituale.(Elena Blavatsky)

Semina un pensiero e raccoglierai un’azione, semina un’azione e raccoglierai un’abitudine, semina un’abitudine e raccoglierai un carattere, semina un carattere e raccoglierai un destino: quest’è la legge del Karma, una catena racchiusa che non finisce mai il suo percorso in questo spazio-tempo.  

Oggi “il Karma” è diventata una parola molto famosa e va alla moda  “pseudo-spirituale” senza un vero significato autentico. Spesso il Karma viene considerato come una punizione, la legge del cosiddetto “bumerang” che un giorno torna indietro bussando nelle vostre finestre. 

Bisogna capire che il Karma non è una punizione o una ricompensa, ma una naturale conseguenza delle scelte di vita fatte consapevolmente o inconsapevolmente. Non esiste “qualcuno” che vi vuole punire tranne Voi stessi.   L’esistenza è uguale per tutti ma ognuno di noi la interpreta diversamente. L’esistenza è il respiro divino, il cammino eterno attraverso quale il Creatore sviluppa sé stesso, e ognuno di noi è la parte di questo processo. Qualunque sofferenza o piacere che l’anima potrebbero sperimentare nella vita attuale è causato dalle scelte che ha fatto in passato. Tutti i limiti vi create da soli e la fonte delle vostre sofferenze siete voi stessi, però l’anima eterna ha tutte le forze per cambiare e modificare la stessa realtà. 

ORIENTALI’S KARMA.

Karma, Kamma, Kàrman (in sanscrito कर्म) – l’azione, il motivo e la conseguenza. E’ uno dei significati centrali della filosofie e religione orientali, una legge universale secondo la quale tutte le azioni (sia buoni, sia cattivi) di un essere determinano il suo destino. La catena che provoca il motivo e porta le conseguenze viene chiamata la ruota di Samsàra (Samsàra è la vortice delle vite/morti nei mondi materiali incatenati con la legge di Karma). I frutti o i risultati del Karma si chiamano Karma-Phala. La legge del Karma lega le vite precedenti e le vite future della Jiva (anima). Secondo la filosofia induista l’anima sta affondando nell’oceano pieno di Samsàra e desidera raggiungere lo stato della liberazione totale Moksa e distruggere la rete del Karma, liberandosi dalle sofferenze e dai limiti materiali.  Jiva che ha raggiunto lo stato di Moksa viene chiamato Jivamukta, cioè diventa santo e la sua vita non provoca alcun tipo di Karma (ne positivo, ne negativo) perché la sua anima si è liberata dalla catena. 

I tipi del Karma.

Secondo la tradizione antica induista ci sono tre tipi del Karma: 

  • Sanchita – il Karma maturo; 
  • Prarabdha – il Karma nascosto;
  • Kriyamana – il Karma che si crea ora e qui.

Man mano tutto il Kriyamana Karma diventa il Sanchita Karma. Il Sanchita Karma porta le conseguenze che non si può cambiare più perché la scelta è stata fatta nelle incarnazioni precedenti e bisogna soltanto raccogliere la frutta matura. Ogni incarnazione prende un po’ di Karma maturo (accumulato) dalle vite precedenti. Il Prarabdha Karma avviene quando ci saranno le circostanze giuste e il tempo giusto perché questo tipo di Karma riunisce in se le diverse incomprensioni e controindicazioni della mente umana. Il Kriyamana Karma si crea “ora e qui” con azioni, pensieri e emozioni della persona e man mano costruisce il futuro. Jiva (anima) non riesce a raggiungere il Moksa (lo stato della liberazione totale) finché non consuma tutto il Karma accumulato. 

Gli insegnamenti di BUDDHA.

Secondo gli insegnamenti di Buddha non tutte le azioni provocano il Karma, ma solo le azioni consapevoli cioè fatti con l’intenzione. Buddha ha fatto la classificazione che il Karma può essere relativo secondo le vite precedenti e secondo i diversi fattori che spesso non vengono considerati:

  1. Le azioni negative portano i risultati negativi.
  2. Le azioni negative portano i risultati positivi.
  3. Le azioni positivi portano i risultati positivi.
  4. Le azioni positivi portano i risultati negativi.   

Buddha diceva anche che il complicato meccanismo del Karma può comprendere e vedere solo l’essere umano illuminato.

Il compimento (Samskhāra) dell’atto (Karman) nel Buddhismo è visto in stretta relazione con l’intenzione (Cetana), che ne determina le qualità morali. Un gesto compiuto o un pensiero elaborato (Prayatna) senza intenzione non produce effetti Karmici, né negativi né positivi.

Il buddhismo Theravāda classifica in diversi modi il Kamma. Una di queste modalità prende in considerazione il risultato che produce l’azione. E così si hanno le seguenti classi di Kamma.

  1. Atti oscuri con risultati oscuri. Questi sono atti che sono dannosi, che violano uno o più precetti. Conducono ad una nuova esistenza di intenso dolore.
  2. Brillanti, o puri, con esiti brillanti. Una tale azione è innocua. In questa categoria è inclusa l’astensione dal prendere la vita, dal furto ecc. quando ciò è compiuto con l’intenzione di ottenere una rinascita favorevole. È detto che l’astensione dal male in tali circostanze conduca veramente ad una rinascita in uno stato di autentica benedizione.
  3. Sia oscuri che brillanti con esiti misti. Tali atti sono quelli che sono allo stesso tempo dannosi e benefici. Hanno esito in stati di esistenza che, come l’esistenza umana, conoscono sia il piacere che il dolore. Una caratteristica significativa di ciascuna di queste prime tre categorie è che muovono da un proposito. Ossia, sono compiute con l’intento di ottenere un godimento sensuale in questa vita, oppure una specifica rinascita.
  4. La quarta categoria di atti è chiamata “né oscuri né brillanti, con nessun tale esito”. Atti di questa categoria finale conducono al consumo del Kamma passato. Questa categoria di atti implica la rinuncia agli atti che conducono alla rinascita, che sia dolorosa o piacevole. Una tale azione, contrariamente a quelle delle prime tre categorie, è priva di sé. Per cui, dal punto di vista buddhista, è la sola da doversi perseguire. 

OCCIDENTALI’S KARMA.

In Occidente il concetto di Karma si diffuse nel corso del XIX secolo, divulgato dalla Società Teosofica (la fondatrice di essa fu Elena Blavatsky), ed è al centro anche di molte dottrine New Age. Ecco alcuni spiegazioni dei concetti orientali tradotti da Elena Blavatsky:

Karma è un’azione.  Esistere e creare sono un’unica cosa: tutto l’Universo è un’azione continua gestita dalla legge di Giustizia Universale. Ogni azione dell’Universo rappresenta il risultato della causa precedente e contemporaneamente rappresenta il motivo dell’azione prossima. E cosi nasce la catena racchiusa e continua dei motivi e delle conseguenze che determinano l’esistenza dell’Universo.

Nella vita di un essere umano il Karma è l’unione di tutte le sue azioni partendo dalla prima incarnazione. Nella vita umana non esistono gli alti e i bassi perché tutto ha un motivo, la partenza che determina la conseguenza futura. Un essere umano non può gestire la sua vita finché non realizza  che tutto ciò che sta succedendo nella sua realtà ha creato lui stesso. La mancanza della consapevolezza e l’ignoranza umana davanti alle leggi spirituali complicano la realtà e la vita diventa come una sfinge misteriosa e imprevedibile. 

Però la filosofia antica dice che tutti gli esseri umani sono i padroni dei loro destini. L’essere umano gestisce il suo destino in tre modi: mentale, psichico e fisico e tutte queste sfere sono interconnesse tra di loro: ogni pensiero negativo, ogni emozione e ogni sensazione negativa porta le conseguenze in futuro! 

LE LEGGI UNIVERSALI DEL KARMA UMANO.

Parlando del Karma si può dire soltanto che una vita piena di desideri, delle voglie e della venalità accende questo motore eterno della causa-conseguenza. Ovvero questa legge è molto limitata e gestisce solo le azioni che portano il profitto consapevole.  Gli attaccamenti materiali e mentali  sono i pulsanti della legge.  Appena il “sé” si libera dai vari attaccamenti terrestri l’individuo automaticamente fuoriesce dalla legge del Karma. 

La scienza del Karma umano è una delle più complicate perché unisce in se le diverse interconnessioni: la patria, la famiglia, gli antenati, le abitudini e la mentalità. Per capire meglio le caratteristiche del Karma umano che costruiscono il destino bisogna sottolineare le seguenti: 

  1. Il pensiero. Questa forza costruisce il carattere della persona. I pensieri fanno vedere com’è fatta la persona. Gli stessi pensieri che si ripetono lungo le vite determinano il carattere e le capacità della persona.
  2. La voglia e l’intenzione. Queste forze come i due poli riunendosi aiutano a raggiungere gli obbiettivi. 
  3. Le azioni. Le azioni buone o le azioni negative ritornano sempre al punto di partenza. E’ la legge del bumerang. 

 L’essere umano diventerà un vero Creatore del suo destino appena raggiunge la consapevolezza totale di queste 3 leggi.

È SEMPLICEMENTE L’ESPERIENZA.

Il Karma è l’esperienza cioè l’informazione che viene salvata su una sorta di Hard Disk che viene chiamato il corpo Causale (Karmico). Il corpo karmico è legato al Vishuddha Chakra, il chakra che si trova al livello della gola che gestisce e fa la sintesi dei vari tipi dell’informazione. L’esperienza (informazione) può essere fissa o flessibile. Sin dalla prima incarnazione l’essere umano accumula le esperienze che con ogni vita nuova si incastrano più profondamente nei corpi sottili come i programmi mentali, i modelli di comportamento negativi etc. Dato che l’essere umano non vive da solo sul pianeta ma è circondato dagli altri esseri allora ogni vita diventa come un nodo molto intrecciato come una rete. L’esperienza negativa fissa dalle vite precedenti diventa un programma tipo: “del comportarsi solo in una maniera” e l’individuo non riesce a capire perché vive sempre le stesse situazioni,  incontra le stesse persone e si comporta nella stessa maniera. Se l’esperienza è flessibile allora il Karma può essere anche positivo perché non esiste una dura fissazione e l’individuo ha la scelta: “Posso fare così oppure posso fare diversamente”.

Però se tutta l’esistenza è un gigantesco computer e i comportamenti umani o modi di pensare sono i programmi installati da noi stessi allora siamo in grado di riscrivere, modificare o cancellare questi programmi!

ESSERE CREATORE DEL PROPRIO KARMA.

Per diventare i Creatori del proprio Karma bisogna diventare consapevoli a 360 gradi. Ecco le regole principali:

  1. Non essere dipendenti dell’umore, delle emozioni e delle sensazioni.
  2. Non pensare male di niente e di nessuno.
  3. Non augurare del male a nessuno.
  4. Non giudicare niente e nessuno.
  5. Non cercare il profitto. 
  6. Non essere venali e avari. 
  7. Avere gli ideali spirituali.
  8. Liberarsi dagli attaccamenti. 
  9. Vivere ora e qui. 
  10. Distinguere i desideri sani dai desideri dell’Ego
  11. Rafforzare lo spirito con le pratiche spirituali perché soltanto lo spirito calmo e il cuore puro aprono le porte della verità assoluta e divina.

Ali Laertha

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