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cavalleria templare
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Non sappiamo molto sui Templari. Abbiamo qualche esemplare della Regola Antica, dei Retrais e degli Egards in latino, antico francese e catalano, qualche nota d’inventario, i cosiddetti cartolari di e tra molte commende d’occidente, specie francesi. Non lasciarono memorie scritte, ne interviste, ne memoriali; nessuna corrispondenza, nemmeno una confessione spontanea.

Gli archivi erano a Cipro e furono dati alle fiamme dai Turchi quando occuparono l’isola. Tutto ciò che sappiamo a parte ciò fu scritto o dedotto dagli atri, a partire da quasi un secolo dopo la loro apparizione a Gerusalemme.

Il complesso di ciò che si è scritto può essere valutato secondo alcuni criteri di massima:

  • ciò che è storicamente certo o che si può ragionevolmente dedurre da fatti concreti o da documenti storicamente certi
  • ciò che è logicamente possibile che sia avvenuto
  • ciò che emotivamente o irragionevolmente attribuiamo alla esperienza templare.

Le fonti coeve non esistono, quelle successive alla comparsa dei Templari sono piuttosto limitate (qualcuna islamica) e non tutte favorevoli. La pubblicitistica templare comunque ha sempre avuto grande fortuna, anche sa ad ondate, da Charles-Luois Cadet de Gassicourt a Sir Walter Scott ed, infine, da più di un decennio a questa parte, a partire da Hancock fino a Dan Brown.

Diciamocela tutta, il “prodotto Templare” si è sempre venduto bene ed il suo mercato di consumo e false iniziazioni cavalleresche sembrano pressochè inesauribili.

Hanno concorso alla fortuna del “prodotto Templare” la Chiesa, la Massoneria, Walter Scott, i Rosacruciani, i vagheggiamenti di Jörg Lanz von Liebenfels che pose le premesse al delirio ariano nazista ed, infine, nei nostri tempi, Hancock e Dan Brown, con i loro libri. Sui Templari dunque si è scritto di tutto ed il contrario di tutto e, a parte la produzione libraria, ampio spazio alla fantasia si è dato al cinema, che non è stato da meno della letteratura. Se poi si guarda alla produzione dei siti Web si resta sconcertati dalla moltitudine delle espressioni Neotemplari esistenti (più o meno sedicenti come quelle che si rifanno con una scusa di legittimità al 1804).

La domanda che è legittimo porsi è: perché tanto interesse? In fondo meriterebbero di più i Cavalieri di Malta che esistono ancora oggi secondo una tradizione ininterrotta, od i loro cugini i Cavalieri Teutonici che se non altro hanno dato vita alla Prussia ed al suo Impero.

Confluiscono su questa domanda risposte molto varie, quasi tutte dovute a taluni misteri templari, veri o supposti che siano, ed alle interpretazioni più o meno fantasiose che ne vengono date. Là dove maggiormente si è sbrigliata la fantasia dei narratori, tali possono chiamarsi più che storici o scrittori; si sono create infatti addirittura delle pseudo verità, filoni sottostanti che si sono alimentati e tuttora si alimentano di saggi, studi, ricerche, interpretazioni e deduzioni spesso del tutto gratuite.

Indubbiamente, di misteri che ruotano intorno ai Cavalieri Templari ce ne sono parecchi; ma occorre intendersi: non c’è mistero quanto mancanza di informazioni. Riempire questi vuoti sarebbe compito dello storico piuttosto che del narratore, ma non sempre ciò è possibile.

Alcuni di questi misteri sono dovuti semplicemente a difficoltà di interpretazione od a sterili polemiche tra diversi Autori. Ad esempio, che i primi Cavalieri fossero nove, o sette o undici o cinquanta, in fondo è del tutto irrilevante. Che il primo Maestro sia stato Hughes des Paynes, come ritengo, od Ugo od Ugone dei Pagani, è solo una questione di folklore pseudo nazionalistico (tra l’altro all’epoca questo signore sarebbe stato bizantino o normanno, non di certo italiano come taluni sostengono). Che la lista degli antichi Maestri non sia univoca e che vi siano profonde divergenze di date, di nomi, di personaggi (Andrè de Montbard) è, in fondo, anch’essa un mistero.

Personalmente ho esaminato su questo tema svariati autori diversi e pochissimi dicono le stesse cose od indicano le stesse date. Altri invece sono punti interrogativi di qualche interesse; vediamoli insieme in questo articolo diviso in più parti.

I Templari erano al corrente del colpo di mano di Filippo IV?

Alcuni sostengono che non è possibile che, inseriti com’erano ai più alti livelli dell’amministrazione del Regno, non fosse trapelata una qualche informazione. Su questa ipotesi, s’intreccia una non molto credibile intelligenza superiore (il supposto Priorato di Sion?) che avrebbe sacrificato l’Ordine e Jacques de Molay per garantire la sopravvivenza di una parte di Ordine segreto e così via, custode di ineffabili quanto inesplicabili conoscenze e segreti. In realtà il colpo di mano di Filippo IV fu sollecitato efficace e ben servito dai suoi Scabini e dai consiglieri della Corona. Non è questo l’unico caso di efficienza organizzativa nella storia. Un esempio più vicino ai nostri tempi può essere quello del colpo di mano di Hitler, con lo sterminio delle S.A. e la morte di Rhöm. Le S.A. erano altrettanto ben inserite nell’apparato del Reich ed in modo altrettanto efficace vennero eliminate.

Dove è finita la flotta templare, ancorata al porta de La Rochelle?

Secondo alcuni autori, c’erano un certo numero di imbarcazioni Templari, di stazza diversa, che la notte precedente il colpo di mano prese il largo da La Rochelle; sostengono, alcuni, con i tesori del Tempio che qualche giorno prima una carovana avrebbe portato da Parigi a La Rochelle. Ciò farebbe supporre che i Templari fossero preventivamente informati di quel che doveva accadere; ma allora perché l’intera Èlite Templare rimase ad attendere gli Scabini del Re?!? Nessuno sa quante navi vi fossero alla rada né perché siano scomparse la notte precedente.

Nessun naufragio è stato registrato in quel periodo, nessun approdo è stato confermato nei vari porti della costa atlantica, anche se alcuni autori sostengono che la flotta avrebbe attraccato in Scozia, anzi no, in Portogallo, anzi addirittura nelle Americhe pre-colombiane. Solo un autore, D. Childress con il libro “La Flotta perduta dei Templari” ha creduto di poter alimentare un altro filone di ricerche pseudo-templari sostenendo che questa flotta avrebbe in seguito guerreggiato contro le navi del Papa dando vita alla pirateria, peraltro tradizionale in tutte le acque da millenni. Una tesi fondata sul fatto che i pirati hanno usato la stessa bandiera attribuita alla flotta templare, nera con un teschio bianco.

I Templari sono andati effettivamente in America?

Questo è sempre stato un tema affascinante. Che l’America non sia stata visitata per la prima volta da Colombo è un fatto piuttosto certo. Così come è altrettanto certo che i Vichinghi sbarcarono sulle coste della Groenlandia del Labrador e, forse, si addentrarono nell’attuale Canada del Nord. Nel Vinland, per quasi due secoli, c’è stata addirittura una Diocesi vescovile direttamente dipendente dalla Chiesa di Roma.

Che esistessero territori, ma freddi ed inospitali, al di là dell’Atlantico ero piuttosto noto agli specilisti di allora. Che lo sapessero i Templari è forse probabile ma che andassero e venissero regolarmente dalle Americhe e che, infine, vi abbiano trovato rifugio è piuttosto improbabile. Un autore francese, il De Mahieu (I Templari in America) anni fa scrisse un libro molto suggestivo ma storicamente improponibile in materia. I Templari non solo sarebbero stati frequentatori delle Americhe ma, addirittura, ne avrebbero impiantato un impero monastico, sfruttando le miniere d’argento della Bolivia che avrebbero alimentato le loro ricchezze. Questa tesi, qualche anno fa venne ripresa da un autore spagnolo, Josè Hurtado Garcia. Circa questa tesi, c’è comunque un’osservazione incontrovertibile. Quando Colombo sbarcò in America, i nativi non conoscevano l’uso della ruota o meglio, esistevano delle piccolissime ruote per i giocattoli dei bambini. E’ impensabile che i Templari, insediati in America come sfruttatori di risorse minerarie non abbiano introdotto l’uso della ruota (e quindi dei carri) e che questi strumenti di utilità non siano restati fino all’epoca di Colombo, un secolo dopo.

Dov’è finito il tesoro dei Templari?

Una domanda che da secoli affanna tutti, ricercatori, archeologici, studiosi, speculatori, narratori; bisognerebbe prima appurare se questo favoloso tesoro sia realmente esistito ed in che cosa consistesse. In realtà della deduzioni che si possono trarre, nessuno sa di cosa si tratterebbe, anche se tutti danno per scontato che sia esistito ed esista tutt’oggi. Una fonte vicina ai Rex Deus anni fa a Croydon mi comunicò di aver appreso che il tesoro -qualsiasi cosa esso sia- esiste ed è in “continuo spostamento”; l’ultimo “registrato” è avvenuto tra la fine degli anni ’80 ed i primi anni ’90 del secolo scorso.

Taluni ritengono che il tesoro dei Templari consista in oro ed argenti, in monete ed in arredi preziosi; altri, meno venali, si riferiscono ad un presunto patrimonio di conoscenze segrete, tecnico-scientifiche… in alcuni casi conoscenze esoteriche-misteriosofiche.

C’è da chiedersi se il tesoro, in senso fisico, esisteva (e quindi esista) davvero. L’Ordine era, per così dire, una multinazionale in armi (anche se un po’ in crisi dopo le vicende in Palestina), ma ancora molto forte. La ricchezza dell’Ordine, su questo non ci sono dubbi, consisteva certamente in un enorme patrimonio immobiliare costituito dagli innumerevoli donativi ricevuti nel corso dei secoli e dalle acquisizioni fatte. Delle Commende, articolate su tutto il territorio occidentale europeo, al momento dello scioglimento dell’Ordine se ne contavano ben 9000 solamente in Francia, tra sedi, magioni e strutture templari minori. Queste Commende erano in genere distanti di una giornata a cavallo l’una dall’altra; avevano il compito di “alimentare il fronte”, ma avevano anche ampie risorse proprie, in beni, terreni e danaro.

Il patrimonio immobiliare era disperso dovunque e dopo la dissoluzione decretata da Papa Clemente V se ne approvvigionarono prima i Principi e segnatamente il Re di Francia, e successivamente l’allora Ordine degli Ospitalieri, oggi conosciuti come Cavalieri di Malta. Oro argento e danaro però non furono mai trovati. A quei tempi, come ora la liquidità era piuttosto limitata ed i prestiti resi al Regno di Francia in particolare avevano probabilmente prosciugato la liquidità dei Templari.

Quanto invece al presunto tesoro di conoscenze di cui si favoleggia da sempre con tanta superficialità, è tutto da dimostrare. L’idea che nelle cosìdette “Stalle di Salomone” i Templari, scavando, abbiano trovato l’Arca dell’Alleanza dai poteri ultraterreni, piuttosto che i segreti dell’arte Gotica, piuttosto che le prove tangibili della discendenza terrena di Gesù Cristo ad oggi appartiene tutto alla fanta-storia di più o meno informati narratori dei giorni nostri.

Fine Prima Parte

Wusermatra – Comitato di Redazione

One thought on “Templari: misteri e menzogne – prima parte.”

  1. Ottimo…fa piacere leggere una realtà storica che- per mancanza di documentazione- rimarrà sempre parziale e non sogni romantici che si vorrebbe fossero “storia”. Come sempre la “storia” viene scritta dai vincitori e in questo caso, a qualcuno (…) è convenuto alimentare le gesta leggendarie ed una presunta superiorità morale. Rimane l’attesa su Bernardo da Chiaravalle e simili…a proposito: Templari di sesso femminile non POTEVANO esistere. Credo…no, sono certo.

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